Intelligenza artificiale e comunicazione

Intelligenza artificiale e comunicazione

Intelligenza Artificiale e comunicazione

quattro domande a Federico Morgantini

Fondatore e CEO di Morghy Digital SB e Direttore di DigiTech-News

 

 

Claudio Leonardi, CEO di 4Securitas S.r.l.

Da sempre la comunicazione rappresenta il momento di contatto tra qualsiasi azienda e il mondo esterno, all’interno del quale si trovano i potenziali fornitori. Anzi, molto spesso costituisce l’ingrediente determinante per il successo. Quali sono le tipologie di contributi che la vostra struttura propone?

Morghy Digital si posiziona a metà strada tra un’agenzia di comunicazione e una vera e propria casa editrice. La nostra ambizione è modernizzare il modo di fare content marketing, cioè di promuoversi attraverso contenuti di qualità. Il nostro obiettivo è aiutare i nostri clienti a produrre contenuti che siano non solo di alta qualità, ma anche efficaci. In primo luogo, diffondiamo questi contenuti attraverso la nostra testata giornalistica, DigiTech.News. Successivamente, supportiamo i clienti nell’utilizzo di questi contenuti sui loro canali social, amplificando così la portata del messaggio. In fine, per i clienti che lo richiedono, gestiamo campagne digitali per diffondere i contenuti anche su canali di terzi.
Dove ci distinguiamo rispetto ad altre aziende è nell’esperienza del nostro team e nella capacità di sfruttare al massimo, già dal 2022, gli strumenti di intelligenza artificiale applicati alla produzione di contenuti. Grazie a queste tecnologie, siamo in grado di creare grandi volumi di contenuti, ad esempio per magazine aziendali, in tempi ridotti e con costi estremamente competitivi.

La comunicazione ha in sé, tra gli altri, due “ingredienti” base: la forma con le modalità attraverso cui viene veicolata ed i contenuti. Mentre il primo aspetto, oggi più che mai, dipende in gran parte dalle esperienze tecnologiche, il secondo implica che il partner scelto abbia competenze decisamente robuste sui temi trattati. Senza queste non è sufficiente la capacità di intervistare i responsabili per farsi raccontare le criticità dei processi che seguono e le modalità con cui le superano per conseguire un vantaggio competitivo sulla concorrenza. Quali sono le aree o le tematiche in cui ritenete di avere le maggiori competenze?

Ci proponiamo principalmente nei settori del digitale e della tecnologia, come sottolinea anche il nome della nostra testata giornalistica: DigiTech.News.
Il nostro team è altamente competente su queste tematiche. In particolare, il sottoscritto, oltre ad essere un ingegnere meccanico, opera nel mondo del digitale dal 1997, anno in cui ho fondato una delle prime web agency in Italia. Ho sempre lavorato nell’editoria elettronica e, negli ultimi anni, sono stato socio di Forbes Italia, seguendo tutti gli argomenti legati al digitale e alla tecnologia. Per Forbes, inoltre, ho condotto una trasmissione televisiva su Sky per oltre quattro anni.
Il nostro team include anche redattori che hanno già scritto per altre realtà editoriali focalizzate su tematiche simili. Questo background ci rende qualificati per collaborare con aziende che operano in questi settori del digitale, della tecnologia, della meccanica, della meccatronica e della robotica.

Il mercato oggi va affrontato su una scala geografica estremamente ampia, considerando che il mondo è sempre più intercomunicante e strettamente connesso. Ma ogni area ha la sua mentalità e le sue peculiarità da tener presenti per realizzare messaggi di successo. Quali sono i mercati che avete affrontato e sui quali potete offrire esperienze di prima mano?

La nostra audience principale è sicuramente quella italiana e ci distinguiamo anche per la capacità di aiutare società internazionali a promuoversi in Italia.
Però oggi, grazie proprio all’intelligenza artificiale, la barriera linguistica è quasi inesistente. Per questo motivo, ci proponiamo anche ad aziende internazionali e italiane che desiderano espandersi a livello globale. Possiamo operare con tutte le principali lingue come l’inglese, lo spagnolo e il cinese.
Il mercato cinese è un ambito che conosco personalmente, avendo vissuto per molti anni a Shanghai e Hong Kong, dove ho supportato aziende italiane nella loro promozione e nel loro ingresso in questi mercati.

Per concludere, dato che in queste pagine parliamo essenzialmente di informatica, qual è la tipologia o la dimensione tipica o comunque le caratteristiche del vostro cliente che chiede aiuto per comunicazioni in ambito IT? Che cosa gli preme maggiormente di ricevere da voi e come articolate la collaborazione?

Nel contesto attuale, caratterizzato dalla comunicazione rapida, dai social media e da un giornalismo sempre più veloce, ci consideriamo partner ideali per aziende di qualsiasi dimensione. Il nostro team, composto da sei professionisti, è in grado di garantire la stessa qualità dei contenuti sia per un cliente piccolo che per uno grande.
Attualmente lavoriamo sia con clienti B2B che B2C. In particolare, collaboriamo con piattaforme digitali che aspirano ad attirare traffico qualificato. Per quanto riguarda il target, ci concentriamo su decision maker, come IT manager e piccoli imprenditori, ovvero figure chiave nel processo di acquisto di servizi informatici e tecnologici.

Federico Morgantini

Mobile: +39 335 5462072
morgantini@morghy.com
www.morghy.com

Aiuto, mi sono perso la software house!

Aiuto, mi sono perso la software house!

Finchè c’è va tutto bene

cosa succede se la tua software house ti pianta in asso

 

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Una software house, quella che si occupa del sistema informativo da cui tutto sommato dipende buona parte dell’efficienza della tua azienda, è un po’ come la salute. Se ce l’hai non ci fai neppure caso, la ritieni un elemento scontato, neanche fosse un diritto. Ma quando ti capita un acciacco, magari piccolo, ecco che ti accorgi della sua esistenza, della sua importanza e della sua criticità. E può accadere che un brivido di preoccupazione inizi a scorrerti lungo la schiena.

Scusate l’irriverenza
Scusate l’irriverenza del paragone, fatto con il massimo rispetto per tutti quelli che la salute non se la ritrovano al top, ma mi è sembrato abbastanza rappresentativo. Il sistema informativo costituisce l’asse portante di qualsiasi processo aziendale, altrettanto indispensabile quanto i macchinari in produzione, le scelte nelle strategie commerciali, la qualità e l’impegno nei collaboratori, l’immagine della società sul mercato.
Dalla fine degli anni ’70, quando quello che oggi viene chiamato ERP (con tutti gli annessi e connessi) ha iniziato ad entrare nelle consuetudini operative e decisionali di qualsiasi impresa, nessuno ne può fare a meno, nemmeno per un tempo limitato. Per questo le aziende si sono costantemente date da fare per selezionarlo, affinarlo, adeguarlo alle proprie strategie, sfruttarne al massimo le formidabili potenzialità. Non sempre e non tutte ci sono riuscite, ma questo è un altro discorso.
Rimane comunque indubbio che nemmeno le aziende più grandi si possono permettere uno staff IT che per numero e qualità assicuri la piena e completa autonomia, per cui è fisiologico che si appoggino ad una software house cercando supporti efficienti, efficaci e tempestivi. Il rapporto, più che tra cliente e fornitore, diventa quello tra partner e la fiducia ne costituisce il cardine, come sottolineano un sacco di slogan che troviamo in giro per i siti web del settore.

Tutto bene fino a che …
Le cose funzionano fino a quando la software house risulta affidabile. Ma quando andasse in crisi di dimensioni o competenze? E quando dovesse chiudere?
Recentemente come Delaini & Partners abbiamo realizzato un’indagine sullo stato delle società informatiche nazionali e i dati che ne escono non sono pienamente rassicuranti. Rimandando per i dettagli all’analisi pubblicata su questo numero, si possono citare alla rinfusa alcuni aspetti:
– sono veramente troppe le società informatiche che hanno chiuso i battenti; in buona parte si tratta di realtà piccole o piccolissime, ma qua e là troviamo anche nomi eccellenti
– quando una software house viene acquisita da un’altra, situazione oggi ricorrente, non è detto che le soluzioni applicative precedentemente assistite vengano supportate ancora per molto con la medesima attenzione
– un numero impressionante di realtà si è ridotto dimensionalmente di parecchio, anche di un ordine di grandezza; una concausa è l’età dei titolari, che ad un certo punto decidono di “mollare”, un’altra la scarsa propensione ad investire come servirebbe (o l’impossibilità a farlo) che le rende non più competitive
– qualche ERP è finito male per la mancanza di strategie del produttore o, in altri casi, per il deteriorarsi dei rapporti con la rete di distributori, a volte trattata senza troppi riguardi
– l’ingresso dei Fondi nelle grandi software house ha non di rado forzato strategie (meglio dire tattiche!) di breve respiro, tese unicamente a far ingrassare gli utili immediati senza pensare agli effetti nel medio-lungo periodo.
Si potrebbe continuare a lungo ma possiamo fermarci qua. Quasi tutti gli operatori informatici e un buon numero di aziende clienti hanno sperimentato questi contesti.

Mio padre diceva
Mio padre, quando era ben avanti negli anni ma manteneva lo humor di stile inglese che ben si intonava con la sua figura alta e magra, diceva: “Se dopo i cinquant’anni alla mattina non senti il minimo dolorino … significa che sei morto”.
Se vogliamo portare la similitudine sul terreno delle software house – per pura coincidenza iniziate a sbocciare una cinquantina d’anni fa – è chiaro che i clienti devono cercare di percepire per tempo cali di rendimento nell’assistenza o nell’evoluzione delle soluzioni. Se l’ERP utilizzato ha gode del supporto di rete di distributori, il problema si limiterà a sceglierne un altro, anche se le cose non sono poi così facili ed indolori per effetto di personalizzazioni & Co. Ma se è anche il software quello che è andato in crisi, i tempi di selezione, conversione e attivazione non sono sempre banali. E il costo dell’intervento solo in minima parte è determinato da hardware, licenze e supporti. Perché le inefficienze non sono facili da contabilizzare ma alla fine presentano sempre un conto salato.

Il Re è nudo

Il Re è nudo

Il Re è nudo

… e il paradigma OSO

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In ogni organizzazione, la verità e la responsabilità sono pilastri fondamentali, ma spesso vengono compromessi da dinamiche di potere, paura e interesse. La celebre fiaba “I Vestiti Nuovi dell’Imperatore” di Hans Christian Andersen offre un esempio potente, attuale e universale di come queste dinamiche si sviluppino e come, attraverso il coraggio di pochi, sia possibile spezzare l’incantesimo.

La Storia: Tra Illusione e Realtà
Tre furfanti promettono al re vestiti magici, visibili solo a chi è legittimo e saggio. Nessuno osa contraddirli per paura di rivelare la propria presunta inadeguatezza: non i servitori, non i governatori e nemmeno il re stesso. La bugia si diffonde, fino a quando un semplice stalliere, che “non aveva nulla da perdere”, grida la verità: «Il re è nudo!».

Questa fiaba è una metafora perfetta per molte realtà aziendali moderne, dove il coraggio di dire la verità scarseggia e le illusioni si trasformano in trappole sistemiche. Ma come si applica questo racconto al paradigma OSO (Olistico, Sistemico, Omeopatico)?

1. L’Approccio Olistico: Vedere la Realità nella Sua Interezza
L’olismo ci insegna a considerare l’organizzazione come un tutto interconnesso, dove ogni individuo contribuisce al funzionamento del sistema. Nella fiaba, il re, i servitori e i governatori sono parte di una catena in cui la paura e gli interessi personali prevalgono sul bene comune.
Soluzione OSO: Serve una visione chiara e coraggiosa, capace di guardare oltre le apparenze e riportare la realtà al centro della leadership. Ogni membro dell’organizzazione deve sentirsi parte di un sistema autentico, dove la verità è il primo passo verso il miglioramento.

2. L’Approccio Sistemico: Identificare le Dinamiche di Potere e Paura
Nel racconto, la paura e l’interesse si propagano come un virus: dal re ai governatori, dai servitori al popolo. Questo è un esempio lampante di un problema sistemico. Quando la struttura organizzativa premia il silenzio e la sottomissione, la verità viene soffocata.
Soluzione OSO: Un approccio sistemico permette di individuare i nodi critici del sistema, correggendo le dinamiche tossiche e creando un ambiente in cui il coraggio e la responsabilità siano incentivati. La verità deve essere sistematicamente protetta, premiata e valorizzata.

3. L’Approccio Omeopatico: Il Coraggio di Una Sola Persona
La soluzione nella fiaba arriva da uno stalliere, una figura marginale ma libera. Il suo gesto omeopatico è piccolo, ma capace di smascherare l’intera illusione. Una singola verità pronunciata con coraggio può cambiare il destino di un’organizzazione.
Soluzione OSO: Il paradigma omeopatico agisce su piccole dosi di verità, ripetute con costanza. Anche un solo collaboratore che si assume la responsabilità di dire ciò che vede può avviare un cambiamento radicale. L’organizzazione deve quindi promuovere e proteggere queste figure coraggiose, trasformandole in esempi positivi.

Conclusione: Spezzare l’Incantesimo con il Paradigma OSO
La favola di Andersen ci insegna che un sistema basato sulla paura e sull’interesse è destinato a crollare. Nel paradigma OSO, invece, la verità e la responsabilità diventano le chiavi per costruire organizzazioni sane, autentiche e resilienti.
• Olistico: Guardare l’organizzazione nella sua interezza.
• Sistemico: Correggere le dinamiche che generano paura e silenzio.
• Omeopatico: Valorizzare il coraggio di chi ha il coraggio di dire la verità.
Per uscire dall’incantesimo del “re nudo” serve una leadership consapevole, capace di ascoltare chi non ha nulla da perdere e, soprattutto, di dare valore alla verità.
Perché ricordiamolo: a volte, la massa critica è fatta di una sola persona.

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Posso chiederti e se vuoi rispondimi:
«Quali sono i “vestiti invisibili” nella tua organizzazione?
Hai il coraggio di dire la verità?
Scopri come applicare il paradigma OSO nella tua realtà aziendale.»

Natale, forma e sostanza

Natale, forma e sostanza

Natale, forma e sostanza

 

L’editoriale di Breaking News!

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Ci stiamo avvicinando al nuovo anno e ancora prima al Natale, da sempre simbolo di pace e riconciliazione anche al di fuori del significato cristiano.
Certo, se badiamo esclusivamente ai Media, non è che si vedano tanti segnali di serenità, di pace, di amicizia e di solidarietà. Però qualcosa non mi convince e questo scenario allucinato io lo percepisco con un sottofondo dagli accenti fasulli o, come minimo, stonati. Non penso di essere un “negazionista” a tutto campo, convinto che non esistano guerre assurde oltre che disumane, povertà indotta da strategie di avidità sfrenata e diffusa soprattutto nei contesti più ricchi, ingiustizie lapalissiane che nessuno sembra interessato ad estirpare. Però non credo – salvo diagnosi di Alzheimer che non ho per il momento ricevuto – che il mio strutturale ottimismo mi proietti in un mondo che non esiste, dove tutto va bene.

Eppure …
Tornano alla mente i racconti dei miei genitori, un’adolescenza ed una giovinezza vissute nel famoso “Ventennio”. Allora nel mondo italico era tutto perfetto: i treni arrivavano spaccando il minuto, la cronaca nera era ridotta a fatterelli rari e di poco conto, salvo quando non ci si imbatteva in uno scoop capace di calamitare l’attenzione della nazione neanche fosse una telenovela.
Ma anche le notizie peggiori venivano ammantate di una tragicità, come dire, lontana dalla gente. Sembravano una specie di favola e non ci si accorgeva che erano mirate a sviare l’attenzione dai problemi reali in quell’epoca: salari da fame, analfabetismo, necessità di emigrare magari solo da nord a sud che era sempre uno sradicarsi da abitudini ed affetti.

Mitridate
Oggi viviamo “connessi”. Veniamo informati in tempo reale di ogni sciagura, di ogni omicidio, di ogni disgrazia sul lavoro, di ogni dichiarazione demenziale di un leader di cui sappiamo poco o nulla, di ogni atto di violenza commesso nelle aree più remote dell’orbe terracqueo. Un elettroshock senza interruzioni, una specie di lavaggio del cervello magari non casuale. Le disgrazie degli altri, vicine o lontane, vogliono distrarci dai problemi della vita vera, anestetizzano i nostri cervelli e la nostra coscienza. Qualcuno ricorda Mitridate, re del Ponto nel I° secolo A.C., che per paura di essere avvelenato aveva iniziato ad assumere sostanze tossiche. Cominciava da pochissimo e poi andava avanti con dosi crescenti fino a diventarne talmente immune tanto che, sconfitto dai Romani, per morire dovette chiedere ai suoi di pugnalarlo. Ecco, non vorrei che tutte queste notizie allucinate e terribili riescano a “mitridaticizzarci”, ad allontanarci dalla realtà e dai problemi veri.

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L’altra faccia del pianeta
Probabilmente mi sbaglio, probabilmente è impossibile che i mezzi di informazione siano sincronizzati per queste operazioni di “distrazione di massa”. Ma in fondo mi importa in modo relativo. Io cerco di guardarmi attorno e scopro regolarmente iniziative stupende che viaggiano nell’anonimato. I ragazzi del 118 che una notte alla settimana vegliano per intervenire dove avviene un incidente stradale o, più semplicemente, per portare un anziano in ospedale alla dialisi, ma la mattina dopo si presentano puntuali al lavoro. Un gruppo di gente di tutte le età e di tutte le condizioni sociali che ha pensato di realizzare lo scavo di pozzi nei villaggi sperduti del centro Africa e ne ha costruiti diverse decine, magari finanziandosi con originali strenne natalizie fatte di tessuti coloratissimi provenienti dalla Tanzania e cuciti la sera dopo cena da gruppi di signore di buona volontà. I pensionati che si sono dedicati alla protezione civile, pronti a correre immediatamente dove serve, perfettamente inquadrati in squadre dotate di mezzi, logistica e organizzazione.
Mi fermo qui. È tutta gente che conosco di persona, tutti volti a cui so ricollegare un nome. E, fino a che nel mondo ci saranno individui di questa pasta, la TV, Internet e giornali possono raccontare quello che gli pare. Nella partita doppia della vita preferisco indirizzare la mia personale attenzione alla sezione delle “attività”.
Prima di scordarlo, buon Natale a tutti.

Dedicato a tutti quelli che credono che il futuro possa essere migliore del presente e si muovono per realizzare questo sogno.

 

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Alberto Delaini

Sicurezza e salute sul lavoro: come fa Holcim?

Sicurezza e salute sul lavoro: come fa Holcim?

SDS accessibili a tutto il personale

 

Every SWS e il progetto Holcim

Alberto Delaini - Delaini & Partners

​Sfida
Nel settore edilizio, la gestione delle Schede Dati di Sicurezza (SDS) rappresenta un aspetto critico, fondamentale per garantire la sicurezza sul lavoro e la conformità normativa. Per Holcim, leader globale nella produzione di materiali da costruzione, mantenere un archivio SDS aggiornato e accessibile in ogni stabilimento era diventato complesso e dispendioso in termini di tempo. La soluzione ideale doveva essere efficiente e integrata, minimizzando l’impatto sulle operazioni quotidiane dei responsabili.

Soluzione
In partnership con Every SWS, Holcim ha implementato SDS-FullService, un sistema in cloud scalabile che consente la gestione centralizzata e aggiornata delle SDS per tutte le sedi produttive. Questa soluzione avanzata ha trasformato l’archiviazione delle informazioni in un processo agile e trasparente, aiutando a garantire una distribuzione sicura e tempestiva dei dati necessari a tutti i livelli aziendali.

“Grazie alla collaborazione con Every SWS, la gestione delle SDS è diventata semplice, consentendoci di ottimizzare i processi, liberarci da attività ripetitive e proteggerci da potenziali rischi.”
Riccardo Bianchi, Plant Manager e Datore di Lavoro

Holcim: innovazione e sostenibilità nel settore edilizio
Holcim è un leader globale nella fornitura di soluzioni sostenibili e innovative per il settore dell’edilizia. Con l’obiettivo di costruire progresso per le persone e il pianeta, i suoi dipendenti sono impegnati nella missione di decarbonizzare il settore dell’edilizia, migliorando al contempo gli standard di vita delle persone. L’azienda consente ai propri clienti di costruire meglio utilizzando meno materiale grazie anche all’ampia gamma di soluzioni a basse emissioni di carbonio che applicano i principi dell’economia circolare quali ad esempio ECOPact a ECOPlanet. Con i suoi sistemi innovativi, Holcim rende gli edifici più sostenibili, promuovendo l’efficienza energetica e gli adeguamenti dal punto di vista ecologico. Con la sostenibilità al centro della sua strategia, il gruppo Holcim sta realizzando l’obiettivo zero emissioni nette con target convalidati dall’iniziativa Science Based Targets (SBTi).
La filiale italiana Holcim Italia SpA conta più di 300 dipendenti in due cementerie, un centro di macinazione a Merone (CO) e uno stabilimento di produzione a ciclo completo a Ternate (VA), oltre che in cave di aggregati, impianti di calcestruzzo e terminal di importazione.

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Esigenza: integrare e semplificare la gestione delle SDS
Con oltre 600 SDS distribuite nei diversi siti produttivi e sotto la supervisione di vari responsabili, Holcim necessitava di una soluzione centralizzata e facilmente gestibile. Gli obiettivi principali erano:
– riorganizzare e aggiornare un archivio unico, assicurando l’accesso controllato a tutte le SDS
– evitare differenze tra le versioni delle SDS per il medesimo prodotto distribuito in più stabilimenti
– ridurre al minimo l’impatto operativo sulla routine dei responsabili di stabilimento

Perché Holcim ha scelto SDS-FullService: i vantaggi di una soluzione avanzata
Dopo un’attenta valutazione delle soluzioni disponibili, Holcim ha scelto SDS-FullService di Every Software Solutions per semplificare e migliorare la gestione delle SDS, ottimizzando l’intero processo di archiviazione e distribuzione delle informazioni sulla sicurezza.
Alla base di SDS-FullService c’è una soluzione cloud che garantisce scalabilità, sicurezza e rapidità di implementazione. Il sistema offre un raccoglitore centralizzato che gestisce le SDS ricevute dai fornitori, estrae e indicizza automaticamente i contenuti principali, e costruisce un archivio digitale delle sostanze e delle miscele, agevolando l’accesso e la ricerca. Inoltre, il sistema include processi configurabili per la gestione del ciclo approvativo.
Uno dei punti di forza di SDS-FullService è la gamma di servizi continuativi offerti, che includono la ricerca costante di aggiornamenti presso i fornitori, l’inserimento automatico delle nuove versioni e l’archiviazione delle SDS obsolete. Questo approccio continuativo consente a Holcim di mantenere il proprio archivio SDS sempre aggiornato, senza gravare sulle risorse interne.
Inoltre, il Visualizzatore SDS facilita la distribuzione delle SDS a tutti i lavoratori, grazie a un’interfaccia intuitiva e all’integrazione con i sistemi aziendali di autenticazione degli utenti, che consente un accesso immediato.
Questi elementi hanno fatto di SDS-FullService la scelta ideale per Holcim, che può ora gestire le SDS in modo agile, permettendo ai responsabili di concentrarsi su attività strategiche a maggiore valore aggiunto.

Risultati e benefici: un processo ottimizzato per ogni livello dell’azienda
Grazie all’implementazione di SDS-FullService, Holcim ha ottenuto una evoluzione significativa nella gestione delle SDS, ottimizzando i processi a tutti i livelli aziendali. La soluzione centralizzata ha semplificato l’accesso ad essenziali informazioni di prodotto, riducendo notevolmente i tempi di ricerca e gestione. Ora, ogni documento SDS è aggiornato, facilmente ricercabile e immediatamente disponibile con un solo clic, eliminando duplicazioni e versioni obsolete e garantendo che le informazioni critiche siano accessibili ovunque, da chiunque sia autorizzato e in ogni momento.
L’adozione di un workflow approvativo integrato ha portato maggiore trasparenza e controllo in ogni fase del processo. Dopo la ricezione delle nuove SDS, il sistema esegue un processo di digitalizzazione automatica che include l’estrazione e l’indicizzazione dei dati principali, rendendoli immediatamente consultabili e facilitando l’accesso alle informazioni. Ogni passo del workflow — dalla digitalizzazione alla validazione e approvazione finale — viene supportato da notifiche automatiche e alert in tempo reale. Questo sistema assicura che ogni responsabile HSE e RSPP sia sempre informato e possa prendere decisioni rapide e consapevoli, migliorando la sicurezza operativa.
Tra i principali vantaggi ottenuti, la comparazione delle SDS consente una verifica immediata e precisa delle differenze tra le versioni, semplificando l’approvazione di nuovi prodotti e aggiornamenti.
Il Visualizzatore SDS, infine, ha velocizzato la distribuzione delle schede di sicurezza, rendendola intuitiva e accessibile per tutti i lavoratori. Integrato con i sistemi aziendali di autenticazione degli utenti (SSO), permette ai dipendenti di accedere facilmente alle SDS, risparmiando tempo e riducendo la necessità di formazione tecnica. La presentazione immediata dei contenuti principali consente agli operatori di individuare velocemente le informazioni di loro interesse.
Nel complesso, questa gestione centralizzata e strutturata non solo ha ridotto il carico operativo legato alle SDS, ma ha anche migliorato la sicurezza e la conformità normativa dell’azienda, permettendo a Holcim di continuare la propria missione di crescita sostenibile e sicura.

Ogni successo è una crescita continua
La flessibilità di SDS-FullService ha permesso a Holcim di integrare rapidamente nuovi siti produttivi, garantendo una gestione fluida e senza interruzioni, anche durante le fasi di espansione.
Inoltre, nel corso degli anni, Holcim ha continuato ad aggiornare e migliorare i suoi processi interni adottando progressivamente le nuove funzionalità rilasciate da Every SWS. Questo approccio ha permesso un costante miglioramento dei processi approvativi e distributivi, ottimizzando l’efficacia della gestione a tutti i livelli aziendali.
Attualmente, l’archivio SDS di Holcim comprende circa 1.000 SDS, emesse da circa 200 produttori e coinvolge una decina di utenti con ruoli attivi nel ciclo di approvazione, oltre alla messa a disposizione delle SDS a tutto il personale.

“Every SWS si è distinta per la capacità d’ascolto, la disponibilità al dialogo con le figure tecniche e non tecniche, e la rapidità con cui abbiamo potuto integrare la soluzione.”
Marco Bestetti, Environmental Coordinator e RSPP

Holcim continua a rafforzare il proprio impegno verso la sicurezza e l’efficienza operativa, avendo trovato in Every SWS un partner affidabile e proattivo, capace di rispondere con flessibilità e rapidità alle esigenze di una realtà in costante evoluzione.

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Every Software Solutions

info@everysws.com – www.every-sws.com

Il Re è nudo

Curare la miopia del futuro

Curare la miopia del futuro

con il paradigma OSO (olistico, sistemico, omeopatico)

 

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Assenza di protagonismo
Uno dei principali ostacoli alla Pianificazione Strategica a lungo termine è la mancanza di protagonismo dei collaboratori, una condizione che può essere sintetizzata come una “miopia di futuro”. Questa cecità, che blocca creatività e spirito d’iniziativa, è spesso il risultato di approcci gestionali poco lungimiranti. Attraverso il paradigma OSO (olistico, sistemico, omeopatico), è possibile ripensare e curare questa dinamica, restituendo energia creativa alle organizzazioni.

Olistico: una visione integrata della persona
L’approccio olistico parte dalla comprensione che i collaboratori non sono “risorse” da sfruttare, ma persone con desideri, capacità creative e una dimensione interiore che influenza il loro agire. La pedagogia del controllo, che “infantilizza” i lavoratori e li tratta come strumenti da utilizzare temporaneamente, reprime il potenziale umano.

Per superare questa miopia è necessario:
1. promuovere il protagonismo: Coinvolgere attivamente i collaboratori nella definizione degli obiettivi strategici, riconoscendo il loro valore unico.
2. coltivare la creatività: Fornire spazi e opportunità per sviluppare idee, immaginare il futuro e sperimentare soluzioni innovative.
3. investire sulla dimensione spirituale: Introdurre pratiche di silenzio, meditazione o mindfulness per favorire la connessione con il sé e stimolare l’immaginazione.
In sintesi, l’approccio olistico richiama la necessità di considerare il lavoratore come un essere completo, unendo la dimensione pratica a quella emozionale e spirituale.

Sistemico: ridisegnare le dinamiche relazionali
La “miopia del futuro” non è solo un problema individuale, ma una conseguenza del sistema organizzativo. Un approccio sistemico invita a osservare come le strutture di potere, le gerarchie rigide e la comunicazione inefficace contribuiscano a spegnere la motivazione.

Azioni sistemiche per curare la miopia del futuro:
1. favorire il dialogo orizzontale: Creare ambienti dove ogni collaboratore abbia voce e possa partecipare al processo decisionale.
2. promuovere una cultura della fiducia: Abbandonare pratiche di controllo e manipolazione a favore di una leadership autentica e inclusiva.
3. integrare ogni livello dell’organizzazione: Assicurarsi che gli obiettivi strategici siano compresi e condivisi da tutti, evitando disconnessioni tra vertici e base.
L’approccio sistemico ci ricorda che ogni collaboratore agisce in relazione al contesto. Per rimettere “a fuoco” il futuro, è necessario costruire una rete di relazioni basata su rispetto, collaborazione e reciprocità.

Omeopatico: piccoli interventi, grandi cambiamenti
L’aspetto omeopatico del paradigma OSO suggerisce che il cambiamento può partire da interventi mirati e graduali, capaci di riequilibrare il sistema e generare effetti positivi a cascata. La pratica quotidiana di esercizi di mindfulness o momenti di riflessione è un esempio di come piccole azioni possano avere un impatto profondo.

Interventi omeopatici per trasformare la cultura aziendale:
1. introdurre rituali di consapevolezza: Una pausa di 30 minuti al giorno dedicata a riflettere, meditare o immaginare nuovi scenari può risvegliare energie creative sopite.
2. educare invece di addestrare: Sostituire l’approccio formativo basato sul controllo con uno che sviluppi autonomia e spirito critico.
3. valorizzare il desiderio: Stimolare la passione e il senso di scopo personale, ridando valore alla dimensione del “perché” nell’agire.
L’approccio omeopatico insegna che la trasformazione non avviene attraverso rivoluzioni radicali, ma grazie a piccoli cambiamenti quotidiani che rimodellano il sistema nel tempo.

Conclusione: verso un futuro a fuoco
La miopia del futuro è un sintomo di repressioni sistemiche che oscurano immaginazione e creatività. Il paradigma OSO offre una cura che integra visione olistica, approccio sistemico e interventi omeopatici per restituire energia e spirito d’iniziativa alle persone e alle organizzazioni.
Come nell’antica pratica greca dell’enthymesis (entrare nel cuore), esercitarsi nell’immaginare, meditare e desiderare è il primo passo per progettare un futuro migliore. Solo attraverso il riconoscimento delle potenzialità umane e un’azione consapevole e integrata è possibile costruire una pianificazione strategica.