Finchè c’è va tutto bene

cosa succede se la tua software house ti pianta in asso

 

Una software house, quella che si occupa del sistema informativo da cui tutto sommato dipende buona parte dell’efficienza della tua azienda, è un po’ come la salute. Se ce l’hai non ci fai neppure caso, la ritieni un elemento scontato, neanche fosse un diritto. Ma quando ti capita un acciacco, magari piccolo, ecco che ti accorgi della sua esistenza, della sua importanza e della sua criticità. E può accadere che un brivido di preoccupazione inizi a scorrerti lungo la schiena.

Scusate l’irriverenza
Scusate l’irriverenza del paragone, fatto con il massimo rispetto per tutti quelli che la salute non se la ritrovano al top, ma mi è sembrato abbastanza rappresentativo. Il sistema informativo costituisce l’asse portante di qualsiasi processo aziendale, altrettanto indispensabile quanto i macchinari in produzione, le scelte nelle strategie commerciali, la qualità e l’impegno nei collaboratori, l’immagine della società sul mercato.
Dalla fine degli anni ’70, quando quello che oggi viene chiamato ERP (con tutti gli annessi e connessi) ha iniziato ad entrare nelle consuetudini operative e decisionali di qualsiasi impresa, nessuno ne può fare a meno, nemmeno per un tempo limitato. Per questo le aziende si sono costantemente date da fare per selezionarlo, affinarlo, adeguarlo alle proprie strategie, sfruttarne al massimo le formidabili potenzialità. Non sempre e non tutte ci sono riuscite, ma questo è un altro discorso.
Rimane comunque indubbio che nemmeno le aziende più grandi si possono permettere uno staff IT che per numero e qualità assicuri la piena e completa autonomia, per cui è fisiologico che si appoggino ad una software house cercando supporti efficienti, efficaci e tempestivi. Il rapporto, più che tra cliente e fornitore, diventa quello tra partner e la fiducia ne costituisce il cardine, come sottolineano un sacco di slogan che troviamo in giro per i siti web del settore.

Tutto bene fino a che …
Le cose funzionano fino a quando la software house risulta affidabile. Ma quando andasse in crisi di dimensioni o competenze? E quando dovesse chiudere?
Recentemente come Delaini & Partners abbiamo realizzato un’indagine sullo stato delle società informatiche nazionali e i dati che ne escono non sono pienamente rassicuranti. Rimandando per i dettagli all’analisi pubblicata su questo numero, si possono citare alla rinfusa alcuni aspetti:
– sono veramente troppe le società informatiche che hanno chiuso i battenti; in buona parte si tratta di realtà piccole o piccolissime, ma qua e là troviamo anche nomi eccellenti
– quando una software house viene acquisita da un’altra, situazione oggi ricorrente, non è detto che le soluzioni applicative precedentemente assistite vengano supportate ancora per molto con la medesima attenzione
– un numero impressionante di realtà si è ridotto dimensionalmente di parecchio, anche di un ordine di grandezza; una concausa è l’età dei titolari, che ad un certo punto decidono di “mollare”, un’altra la scarsa propensione ad investire come servirebbe (o l’impossibilità a farlo) che le rende non più competitive
– qualche ERP è finito male per la mancanza di strategie del produttore o, in altri casi, per il deteriorarsi dei rapporti con la rete di distributori, a volte trattata senza troppi riguardi
– l’ingresso dei Fondi nelle grandi software house ha non di rado forzato strategie (meglio dire tattiche!) di breve respiro, tese unicamente a far ingrassare gli utili immediati senza pensare agli effetti nel medio-lungo periodo.
Si potrebbe continuare a lungo ma possiamo fermarci qua. Quasi tutti gli operatori informatici e un buon numero di aziende clienti hanno sperimentato questi contesti.

Mio padre diceva
Mio padre, quando era ben avanti negli anni ma manteneva lo humor di stile inglese che ben si intonava con la sua figura alta e magra, diceva: “Se dopo i cinquant’anni alla mattina non senti il minimo dolorino … significa che sei morto”.
Se vogliamo portare la similitudine sul terreno delle software house – per pura coincidenza iniziate a sbocciare una cinquantina d’anni fa – è chiaro che i clienti devono cercare di percepire per tempo cali di rendimento nell’assistenza o nell’evoluzione delle soluzioni. Se l’ERP utilizzato ha gode del supporto di rete di distributori, il problema si limiterà a sceglierne un altro, anche se le cose non sono poi così facili ed indolori per effetto di personalizzazioni & Co. Ma se è anche il software quello che è andato in crisi, i tempi di selezione, conversione e attivazione non sono sempre banali. E il costo dell’intervento solo in minima parte è determinato da hardware, licenze e supporti. Perché le inefficienze non sono facili da contabilizzare ma alla fine presentano sempre un conto salato.