IBM Power 11 – NEW IBM Power Virtual Server

IBM Power 11 – NEW IBM Power Virtual Server

IBM Power 11 – NEW IBM Power Virtual Server

arriva la prossima generazione di hybrid cloud per i workload Power

FLESSIBILITA’ AFFIDABILE CON RISULTATI PIU’ RAPIDI!

IBM® Power Virtual Server è una famiglia di server virtuali IBM Power multi-tenant configurabili con accesso ai servizi IBM® Cloud, web, DevOps e IBM Db2 che ti aiutano ad espandere il tuo percorso ibrido nel cloud. Mantieni la sicurezza e le prestazioni elevate di IBM Power modernizzando al contempo al tuo ritmo e al tuo livello di prezzo, sia on-premise che off-premise.

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Promuovi la trasformazione digitale e avvia subito la convalida di Power11 con sviluppo e test su IBM Power Virtual Server.

Ottimizza il data center
Migliora le operazioni della tua infrastruttura con il posizionamento dei workload on-premise o su cloud privato o pubblico.

Accelera l’adozione di RISE with SAP
Segui il percorso più rapido e meno invasivo per trasformare il tuo business con IBM Power Virtual Server.

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Trai vantaggio dall’hybrid cloud con un’esperienza coerente e la connettività alla tua infrastruttura Power, migliora il processo decisionale e crea applicazioni cognitive integrando l’AI con IBM Watsonx®.

 

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Risorse Digitali utili
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-> IBM Power11 alza il livello dell’IT aziendale
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Giochi proibiti

Giochi proibiti

Giochi proibiti

 

L’editoriale di Breaking News!

Alberto Delaini - Delaini & Partners

 

Lasciamo stare la mia età. Io cerco di ignorarla, anche se me la sbatte in faccia lo specchio ogni volta che mi rado.
Il vantaggio è che posso spaziare tra ricordi lontani, dissepolti dall’era in cui ero un bambino o poco più. In mezzo a questi stacca il quadro delle fumose osterie di paese, in cui gli uomini – di donne nessuna, tranne l’ostessa o qualche cameriera – si rifugiavano per qualche mezzora di relax. Io, al massimo, potevo sbirciare dal di fuori.

La Legge
In mezzo ai tavoli, traballanti e illuminati in modo approssimativo, in orari (sabato sera) o in giornate prefissati (domenica pomeriggio, dopo le funzioni in chiesa), nei paesi ci trovavi uomini di mezza età e anche oltre, in periodi in cui a sessant’anni eri un vecchio decrepito.
Sulle pareti, immancabili, due cartelli. Il primo, pochissimo ascoltato, proclamava: “la persona civile non bestemmia”. Il secondo, dal tono inquisitorio ma ugualmente ignorato, minacciava: “Sono proibiti i giochi d’azzardo”. Seguiva un elenco che crocifiggeva le deprecate – e quasi depravate – abitudini della morra e del tresette, passatempi in cui il massimo del rischio era di offrire ai vincitori un quarto di vino se non addirittura mezzo litro.

Giochi su scala planetaria
Ma i giochi più pericolosi – purtroppo non proibiti perché non si saprebbe come farlo – oggi si sviluppano su una scala più ampia e minacciosa. Sono quelli delle politiche aggressive di troppi Leader, convinti che un bel Risiko condito da droni, carri armati, missili e sottomarini nucleari sia più stimolante … a patto di essere (o considerarsi) molto più forti dell’avversario che si attacca.
Etica, giustizia, diritto, trattati, ONU e compagnia bella sono relegati in cantina a fronte dell’obiettivo di pochissimi individui, solitamente focalizzato sulla vittoria nel prossimo round elettorale. Perché la droga del potere non teme rivali.
E la gente? E gli elettori? E le coscienze? Mah, forse si sono presi un lungo, direi lunghissimo, periodo sabbatico.

Comunque sia, Buona Pasqua a ciascuno di voi!

C’era una volta. Breve storia degli Erp.

C’era una volta. Breve storia degli Erp.

C’era una volta. Breve storia degli ERP.

 

le soluzioni applicative hanno cinquant’anni

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Oggi si chiamano ERP, Enterprise Resources Planning, e nessuno si sognerebbe di farne a meno, né le grandi multinazionali né le aziende piccole o piccolissime. Contengono tutto, ogni dato, ogni transazione, ogni informazione indispensabile o semplicemente utile per la gestione quotidiana dell’impresa. Farne a meno e ritornare alle sterminate sequenze di faldoni cartacei che riempivano pareti e intere stanze sarebbe impensabile in un’epoca di digitalizzazione e di transazioni istantanee on line.
Ma c’è stato un tempo – una cinquantina d’anni fa e anche meno – in cui gli ordini si compilavano a mano, le conferme venivano restituite per posta e per controllare l’accredito di un bonifico bancario serviva una decina di giorni. Inutile aggiungere che la verifica si faceva unicamente recandosi allo sportello della propria banca.

Poi sono nati gli ERP
Le prime applicazioni gestionali sono nate negli anni ’70 e, come naturale nell’epoca, sono state realizzate per funzionare su Mainframe, i grandi elaboratori del periodo. Grandi in senso dimensionale e grandi in termini di costo, per cui il loro utilizzo era circoscritto a Banche, Assicurazioni, mega aziende e giù di lì. Si focalizzavano sull’area amministrativo-contabile, quella che era soggetta ad adempimenti formali che prevedevano la trasposizione dei medesimi dati (si pensi al ciclo ordine-bolla-fattura) che, se fatto a mano, ampliava sforzi, tempi e – perché non citarli – possibilità di errori nella trascrizione.
SAP, parlo della società, è nata nel 1972 in Germania da cinque programmatori usciti da IBM. Ma era un fenomeno circoscritto ai pochi ambienti che se lo potevano permettere e, in termini di contenuti applicativi, come le poche soluzioni dell’epoca non meritava affatto il titolo di ERP, dato che copriva solo una piccolissima parte dei processi aziendali.

Esplosione dell’informatica e ruolo dell’Italia
Nei primi anni ’70 ha avuto inizio una rivoluzione che ha rapidamente accelerato fino a coinvolgere la maggior parte delle attività e delle imprese. La scintilla è stata la disponibilità di elaboratori “economici”: naturalmente economici in senso molto elastico, dato che la serie dei Sistemi/3 IBM, capofila della rivoluzione e inizialmente con input a schede perforate, costava comunque centinaia di milioni di Lire. Lire di allora, adesso sarebbero un capitale!
Ma quel decennio ha visto fiorire ed evolvere una serie di computer sempre più piccoli, sempre più economici e sempre più diversificati. Il merito è da ripartire tra numerosi produttori nati ed esplosi nel periodo, alcuni dei quali provenienti dal settore delle elettrocontabili. Hewlett-Packard, Siemens, Nixdorf, Digital, Data General e, assolutamente non ultima, Olivetti hanno ampliato le possibilità di scelta per i precursori che sceglievano … il futuro. Come potete verificare – ed è un po’ triste – molti dei marchi che ho citato come esempio oggi non esistono più o fanno tutt’altro. Altra considerazione che oggi sembra stonata: tra i protagonisti mancavano del tutto i giapponesi!

Gli ERP “precucinati”
Però agli inizi esisteva, in aggiunta al costo ed alla scarsezza di personale qualificato, un problema dannatamente ostico: le soluzioni applicative, fino alla prima metà degli anni ’70, venivano scritte su commessa in base alle esigenze della singola azienda, con tempi (e costi) decisamente pesanti.
Finchè l’Italia, strano a dirsi prima in assoluto al mondo, ha aperto nuove vie. Il problema era di vendere ed installare in tempi rapidi un numero enorme (per i tempi: in provincia di Brescia, per dire, i calcolatori erano meno di una decina) di sistemi. IBM Italia, dopo un’epica battaglia con la casa madre di Armonk che non ci credeva per niente, si è assunta l’onore e l’onere di sviluppare quello che possiamo sicuramente definire come l’antenato degli ERP. Le ADM, Applicazioni Dirette al Mercato, vennero sviluppate rapidamente e in maniera quasi artigianale, con poche persone che peraltro avevano le idee chiare unite ad una fervida immaginazione (zero modelli a cui ispirarsi), con l’aggiunta di molto senso pratico. Ho conosciuto la struttura che ha sviluppate i moduli contabili e nella quale sono stato cooptato appena assunto, sia pure in qualità di “ragazzo di bottega”: erano quattro persone in tutto, però ce l’hanno fatta.

Cloni, verticali e Co
Detto che nei primi dodici mesi queste ADM sono state installate in diverse centinaia di aziende di tutti i settori, non so se il parametro dia oggi compiutamente il senso dell’impresa. Ma l’eccezionalità del momento sta soprattutto nel fatto che non solo la concorrenza ma anche le software house, che iniziavano a nascere come funghi, si sono slanciate nell’agone realizzando ERP o anche Verticali che si innestavano sul telaio base degli ERP, per loro natura con caratteristiche “general” buone per tutti i contesti. D’altronde c’era spazio di mercato in abbondanza e le aziende badavano poco agli investimenti perché, pur con l’informatica primordiale del tempo. la crescita di efficienza era esponenziale ma, soprattutto, facilmente verificabile. Il successo delle soluzioni applicative “pacchettizzate” è stato favorito anche dalla fuoriuscita, sotto sotto incentivata dai Produttori, di personale che era stato formato nelle principali società informatiche. D’altronde la richiesta era tale che nessuna di loro era in grado di soddisfarla con le proprie forze. Per citare un numero, IBM Italia è passata dal ’75 al ’78 da 8.000 a 12.000 dipendenti.

Evoluzione continua
Così tra gli anni ’80 e i ’90 sono nati molti degli ERP che hanno fatto la storia dell’informatica, alcuni dei quali disponibili anche oggi sia pure in versione molto evoluta, sia come tecnologia che come copertura applicativa.
Poi si è passati al successo di moduli complementari all’ERP storico (Crm, Documentale, Sfa e via dicendo), alle funzionalità on line, alle App. Ma qui siamo ormai all’ attualità che tutti conoscono.

Intelligenza Artificiale e modernizzazione su IBM i

Intelligenza Artificiale e modernizzazione su IBM i

Intelligenza Artificiale e modernizzazione su IBM i:

nuovo valore al patrimonio applicativo aziendale

 

Da decenni IBM i rappresenta il cuore di applicazioni mission-critical per migliaia di aziende: sistemi amministrativi, finanziari, logistici ed ERP che continuano a distinguersi per stabilità, sicurezza e affidabilità.

Oggi la vera sfida non è mettere in discussione questo patrimonio, ma farlo evolvere, mantenendo solide le applicazioni core e, allo stesso tempo, aprendole alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Riscrivere il legacy da zero non è realistico: comporta rischi elevati, costi significativi e un impatto diretto sulla continuità del business. La strada più sostenibile è una modernizzazione applicativa graduale, che preservi la logica di business esistente e ne aumenti il valore nel tempo.

In questo contesto si inserisce IBM BOB, un AI-first Development Assistant di IBM, attualmente in fase di sviluppo, che porta l’intelligenza artificiale generativa nell’ecosistema IBM i con un obiettivo molto concreto: comprendere, trasformare e valorizzare il software esistente, rendendolo pronto per il futuro.

Nel percorso di modernizzazione applicativa, IBM BOB accompagna le aziende lungo una sequenza logica e coerente, che parte dalla comprensione del legacy e arriva alla creazione di nuovo valore. Il primo passo è rendere il patrimonio applicativo IBM i realmente leggibile e governabile. Attraverso funzionalità di analisi e spiegazione del codice, IBM BOB consente di comprendere programmi RPG, strutture dati e relazioni applicative spesso poco documentate.

Una volta acquisita questa conoscenza, diventa possibile intervenire in modo sicuro ed evolutivo. IBM BOB supporta la trasformazione tecnica del codice e dei dati, accompagnando la modernizzazione verso standard più attuali, come l’adozione dell’RPG ILE in formato libero e l’utilizzo di SQL per l’accesso ai dati, preservando al contempo la logica di business esistente. Questo approccio consente di migliorare la sostenibilità delle applicazioni senza ricorrere a riscritture radicali.

Accanto alla trasformazione tecnica, IBM BOB interviene anche sulla qualità interna del software. Migliorare la struttura del codice, renderlo più modulare, leggibile e manutenibile è fondamentale per assicurare continuità nel tempo. Attraverso attività di refactoring, le applicazioni possono evolvere mantenendo invariato il comportamento funzionale, ma diventando più semplici da gestire e più accessibili anche a sviluppatori meno esperti del mondo IBM i.

IBM BOB guarda infine oltre la manutenzione, abilitando concretamente la generazione di nuovo valore. L’intelligenza artificiale supporta gli sviluppatori nella creazione di documentazione, test automatici e nuovo codice, accelerando i cicli di sviluppo e favorendo l’adozione di pratiche moderne di DevOps, anche in contesti applicativi storicamente legacy.

Grazie a questo approccio, le aziende possono mantenere stabili e sicure le applicazioni core IBM i, riducendo il rischio operativo, e allo stesso tempo evolversi per utilizzare tecnologie moderne come AI, nuovi linguaggi e pratiche di sviluppo più attuali. IBM BOB diventa così un acceleratore di modernizzazione.
IBM BOB è stato annunciato il 20 febbraio e sarà disponibile sul mercato a partire dal 24 marzo 2026. Clienti, partner, ISV e sviluppatori possono tuttavia accedere a una preview per effettuare test, sperimentare casi d’uso reali e contribuire attivamente all’evoluzione del prodotto.

In conclusione, modernizzare le applicazioni IBM i non significa scegliere tra legacy e innovazione, ma costruire un ponte tra la solidità del passato e le esigenze del futuro. IBM BOB può rappresentare un valido supporto in questo percorso, consentendo di valorizzare uno degli asset più strategici delle aziende: il loro patrimonio applicativo.

Giochi proibiti

Medaglia di che

Medaglia di che

 

L’editoriale di Breaking News!

Alberto Delaini - Delaini & Partners

 

Meno male che in questo periodo di notizie ferali che ci bombardano da tante (troppe) aree del mondo si è intravvista una piccola fiaccola di speranza, un evento a cui ciascuno di noi si è potuto aggrappare per qualche attimo di relax: le Olimpiadi.
Sono troppi lustri da quando ho smesso, veramente a malincuore, di credere all’idea di una tregua olimpica tipo quella che, ogni quadriennio (stiamo peraltro parlando di circa 2.500 anni fa), faceva interrompere le guerre tra Atene, Sparta, Tebe e compagnia bella. Le armi cedevano – provvisoriamente – il posto a competizioni incruente, anche se non meno agonistiche. Oggi non è il caso di contare su simili idilliaci scenari.

Medaglia di che cosa
Il Presidente Mattarella, che Dio lo conservi, ha introdotto una consuetudine nuova e civilissima. Anziché limitarsi ad invitare al Quirinale gli atleti che si sono fregiati delle preziose medaglie olimpiche – oro, argento e bronzo, un po’ come l’oro, incenso e mirra dei Re Magi – ha spesso deciso ”sua sponte” di estendere la partecipazione a chi porta sulle spalle il pesante giogo della cosiddetta “medaglia di legno”, il quarto posto che lascia in chi l’ha raggiunto la sensazione di aver fallito, di essere stato defraudato dei suoi sforzi, soprattutto di essere arrivato ad una spanna dal successo ma …
Io che di sport … di retroguardia sono un vero esperto, anche se so di averci impegnato in gioventù ogni stilla di energia e di entusiasmo, a cerimonia di chiusura conclusa nella mia Verona qualche riflessione me la voglio concedere.

McGrath, chi era costui?
Più che alle incredibili medaglie di tutti i colori che la squadra italiana ci ha portato, più che alla resurrezione della Brignone arricchita da due medaglie d’oro, vorrei fermarmi un attimo su una specie di anti eroe, Atle Lie McGrath. In testa dopo la prima manche di slalom speciale, sostenuto dal vento a favore di un diluvio di medaglie che la sua Norvegia stava mietendo, è partito a razzo dal cancelletto della seconda. Troppo entusiasmo? Troppa adrenalina? Troppa fiducia? Non lo so, però ha inforcato ed è uscito di gara. Come ha reagito? Nessuno ha riferito che abbia imprecato o bestemmiato come avviene a calciatori famosi né spaccato racchette come fanno i ricchi tennisti. Ha girato le spalle alla pista Stelvio di Bormio, al pubblico e alla gara e si è inoltrato nel bosco, spalle basse e testa china, affondando i passi nella immacolata distesa di neve fresca. Per rimanere un po’ da solo con il suo magone.

Coraggio McGrath: non ti avevo mai sentito nominare (del resto non sono un esperto) ma ti terrò sempre nel cuore. E forse non sono il solo.

Nel frattempo, in quell’Ucraina che non è poi tanto lontana da noi, inizia il quinto anno di guerra mentre ad Assisi i pellegrini possono sfilare davanti alle spoglie di San Francesco, ad 800 anni dalla sua morte, ma solo dopo aver superato controlli e metal detector. Le contraddizioni del nostro tribolato mondo non finiscono mai.

Intelligenza Artificiale: per fare cosa?

Intelligenza Artificiale: per fare cosa?

Intelligenza Artificiale: per fare che cosa?

Quattro domande per Ezio Bertellino

CEO di HBT SA

L’Intelligenza Artificiale non è una soluzione tecnologica quanto uno strumento, tecnologico naturalmente, che consente di raggiungere risultati che altrimenti sarebbe difficile o impossibile centrare. E farlo in tempi ristrettissimi e con impegno limitato.
Detto questo – una banalità, tanto lo sanno tutti – inizia il difficile: come utilizzare lo strumento e per quali obiettivi. Considerando che le potenzialità ed i campi di intervento sono praticamente illimitati, forse è il caso di cominciare da utilizzi specifici che possano calare questo strumento “onnipresente” in singole aree aziendali, per incrementare la produttività e l’efficienza. Abbiamo pensato di interpellare Ezio Bertellino, un personaggio che con l’informatica e l’analisi dei dati ha una lunghissima consuetudine.

 

Tu vieni dal mondo della Business Intelligence e, ancora prima, da quello degli ERP, per cui conosci le esigenze che le aziende hanno per operare e per decidere. Ci puoi spiegare quali sono state le sollecitazioni del mercato o dei tuoi clienti che ti hanno messo sulle tracce dell’AI e che ti hanno “costretto” ad investirci in modo sistematico?

Lavorando per anni nel mondo della Business Intelligence, e ancora prima degli ERP, ci siamo confrontati molto spesso con una frustrazione ricorrente da parte dei clienti. La domanda era quasi sempre la stessa: “Se ho bisogno di un report diverso, devo imparare a usare il vostro strumento oppure devo chiedere a voi di svilupparlo?” Non posso essere semplicemente autonomo.
Il punto è che molte di queste esigenze non sono strutturali, ma puntuali e contingenti: servono per rispondere a una domanda oggi, non tra tre settimane. In quei casi, il costo e il tempo dello sviluppo tradizionale non sono realmente giustificabili.
La nostra risposta, onestamente, era sempre corretta dal punto di vista tecnico – o il cliente investe tempo per imparare lo strumento, oppure commissiona lo sviluppo – ma era evidente che non risolveva fino in fondo il problema. Il cliente voleva autonomia, velocità e semplicità, non un nuovo progetto IT.
È proprio da questa insoddisfazione, più che da una moda tecnologica, che è nato il nostro interesse per l’Intelligenza Artificiale: la possibilità di abbattere la distanza tra il bisogno informativo e la risposta, permettendo alle persone di interrogare i dati con il proprio linguaggio e ottenere valore immediato, senza mediazioni tecniche.

Quali sono le caratteristiche più significative di Iris AI, la soluzione che proponi? E quali sono i miglioramenti che porta all’azienda che l’adotta?

Le caratteristiche più significative di Iris AI risiedono nella sua capacità di trasformare il modo in cui un’azienda accede e sfrutta le informazioni.
Oggi i processi decisionali sono spesso rallentati da barriere tecniche: report da costruire, query da scrivere, strumenti da imparare. Iris AI nasce proprio per abbattere queste barriere grazie a tre elementi chiave:
🔹 Conversational Analytics – gli utenti non devono più conoscere linguaggi tecnici o strumenti specifici: basta porre una domanda in linguaggio naturale, e Iris AI interpreta il contesto, estrae i dati, li organizza e fornisce una risposta coerente.
🔹 Accesso diretto ai dati aziendali – Iris AI si collega in modo sicuro alle sorgenti dati esistenti (database, data warehouse, BI, ERP, CRM), senza silo informativi, permettendo analisi in tempo reale.
Sono già disponibili connessioni per le più utilizzate soluzioni di mercato.
🔹 Generazione di contenuti intelligenti – non solo numeri, ma spiegazioni, insight, summary e visualizzazioni che aiutano a comprendere il perché dei dati, non solo il cosa.
Time to start estremamente ridotto.
Iris AI è progettata per essere operativa in poche ore. Non richiede progetti iniziali complessi né fasi di setup lunghe: l’onboarding è rapido e la formazione è minima, perché l’interazione avviene in linguaggio naturale. In pratica basta imparare come porre le domande giuste.
Anche l’integrazione con sistemi esistenti è molto veloce: l’interfacciamento con un software non ancora censito può essere realizzato nell’arco di una singola giornata di lavoro, permettendo di passare rapidamente dal primo test al valore concreto per il cliente.

E i benefici concreti per chi la adotta?

I miglioramenti principali che Iris AI porta in azienda sono tre:
Velocità decisionale – Gli utenti ottengono risposte in tempo reale alle loro domande, riducendo i tempi di preparazione e revisione di report e analisi. Le decisioni non restano più appese alla disponibilità dell’IT o del team dati.
Democratizzazione dei dati – La conoscenza non è più appannaggio di pochi specialisti. Iris AI abilita manager, operation, marketing, vendite e chiunque abbia bisogno di informazioni operative senza doversi trasformare in analista tecnico.
Insight più ricchi e contestualizzati – Non si tratta solo di numeri ma di spiegazioni: perché il fatturato è calato in una determinata area? Qual è il cliente con margine più elevato negli ultimi 6 mesi? Iris AI genera anche narrazioni e insight che aiutano a interpretare i risultati, non semplicemente a mostrarli.

In sintesi : Iris AI non è solo uno strumento di interrogazione dati: è un cambio di paradigma.
Passiamo da strumenti che richiedono competenze tecniche e procedure rigide a un sistema che consente a qualunque utente (abilitato) di ottenere il valore informativo di cui ha bisogno, quando ne ha bisogno, con immediatezza e autonomia.

Da quanto riferisci, mi sembra che lo strumento potrebbe essere estremamente utile e produttivo anche per le società informatiche, magari come “attrezzo” con cui far fare un grande salto di qualità alle soluzioni di cui dispongono. Avete in programma o magari avete già avviato iniziative di partnership? Come formate e come supportate i nuovi partner?

Sì, la nostra strategia di vendita è fortemente basata su una rete di partner: software house e system integrator che vogliono aumentare il valore delle proprie soluzioni senza dover sviluppare internamente componenti di Intelligenza Artificiale.
Iris AI rappresenta per loro un acceleratore di business: consente di arricchire l’offerta con funzionalità AI avanzate, riducendo tempi e costi di sviluppo e aumentando il valore percepito dal cliente finale. In molti casi questo si traduce in nuove opportunità commerciali, ticket medi più alti e maggiore marginalità.
Offriamo anche una versione white label, che permette al partner di proporre la soluzione come parte integrante della propria piattaforma, mantenendo il controllo del brand e della relazione commerciale.
A supporto dei partner forniamo formazione mirata e affiancamento iniziale, con l’obiettivo di renderli rapidamente autonomi e profittevoli, senza appesantire la loro struttura operativa.