Sap BO contro Nav: i numeri

Sap BO contro Nav: i numeri

Sap BO contro Nav: i numeri

D&P: analisi di mercato

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Per prima cosa mi scuso con i puristi se nell’analisi continuerò ad indicare come “Nav” l’ERP che oggi viene promosso come “Business Central” e che è molto più completo ed articolato delle versioni precedentemente note come Nav e, prima ancora, come Navision. Però che in questo modo spero sia più facile anche per i non esperti cogliere il senso del confronto tra due soluzioni gestionali tra le più diffuse ed interessanti in Italia.

La “battaglia” per occupare mercato
La storia dei due prodotti è quasi quella di due “gemelli diversi”.
Microsoft ha acquisito Navision in Danimarca per presidiare la fascia medio bassa degli ERP, segmento nel quale all’epoca non disponeva di soluzioni proprietarie e nemmeno, a dirla tutta, di esperienze dirette dato che si era inizialmente focalizzata su soluzioni dipartimentali.
SAP è corsa immediatamente ai ripari comperando da una società Israeliana quello che sarebbe stato ribrandizzato come Sap Business One. Siamo, se ricordo bene, nel 2002 e l’obiettivo era di presidiare la fascia di mercato che stava sotto SAP R3, la dicitura adottata al tempo per quella che era al top delle soluzioni internazionali.

Arriviamo ad oggi
Di anni ne sono passati parecchi dai primi esordi in Italia. I due produttori ci hanno investito moltissimo lungo due direttrici simmetriche: da una parte le tecnologie e la copertura applicativa, dall’altra le reti di Partner coinvolti per assicurare un supporto locale valido lungo tutta la penisola. Questi partner, come contributo ulteriore, hanno travasato le loro competenze specifiche sulle due versioni “general”, realizzando numerosi e validi “verticali” che anche oggi sono molto apprezzati.

Gli elementi dell’indagine
Per quanto riguarda i dati analitici da cui siamo partiti, come sempre provengono dagli archivi della Delaini & Partners che consideriamo rappresentativi. Il campione scelto raggruppa 905 aziende nazionali e pertanto i risultati li riteniamo statisticamente attendibili.

Grazie per l’attenzione.

Alberto Delaini
Email: alberto@delainipartners.it 
Cell.: +39 348.2624906.

 

Partiamo dalla situazione sul territorio
L’Italia è grande (anzi lunga) ed ogni territorio ha le sue caratteristiche. Vediamo la penetrazione dei due ERP su base regionale calcolata rispetto al 100% di quella nazionale di ciascuno.

Qualche riflessione, tenendo comunque presente la diversa densità di aziende totali nelle diverse aree, che cala da Nord a Sud:
– nelle Regioni del Nord Sap BO ha una presenza relativa più ampia (82,09%) rispetto a Nav (80,29%)
– anche nel Centro la situazione si ripete, con distacchi percentuali simili che vedono Sap BO al 15,20% e Nav al 13,14%
– il rapporto si rovescia decisamente nel Sud dove Nav ha un “peso” specifico del 6,57% contro il 2,71% di Sap BO che evidentemente non è ancora riuscito ad imporsi anche lì.

I settori merceologici
Passando ad analizzare la presenza dei due ERP nei diversi settori macroeconomici, il quadro che ci risulta è questo:

Il nostro data base è fortemente sbilanciato verso le aziende manifatturiere e questo spiega in parte la loro preponderanza nel campione D&P. Comunque è lapalissiano che Sap BO punta maggiormente al segmento della Produzione mentre Nav è più forte nel Commercio e soprattutto nei Servizi.

Un’occhiata ai micro settori
Uno zoom più mirato mostra meglio quali siano i micro settori merceologici nei quali ciascun ERP ha ottenuto i migliori risultati.
Cominciamo con la Produzione:

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Come si vede, Sap BO e Nav si “marcano stretto” per quello che riguarda le prime posizioni, che rappresentano settori tra i più popolati nel nostro paese.

Se passiamo alle aziende di Distribuzione troviamo delle sorprese: Sap BO e Nav si sono lanciati su obiettivi merceologicamente diversi, quasi per evitare di sovrapporsi. In realtà sono convinto che questa “anomalia” sia da ascrivere principalmente alle differenti competenze merceologiche dei Partner che i due produttori si sono scelti.

Concludiamo con il settore dei Servizi.
Qui Sap BO che, come abbiamo già detto, è meno presente nel macro segmento, si è focalizzato su poche aree tanto è vero che, nel campione esaminato, ne contiamo solo sette.
Nav invece presenta una diversificazione molto più ampia, ben oltre i dieci segmenti che abbiamo deciso di presentare.

“Verticali” e altri collegamenti
Frugando qua e là tra i dati, ogni tanto capita di imbattersi in situazioni che colpiscono. Una di queste ci sembra una curiosità degna di essere citata.
I Partner, sia di Sap BO che di Nav, hanno tutti una lunga storia dietro le spalle. Sostanzialmente tutti provengono da esperienze precedenti nelle quali hanno installato nelle aziende altri ERP, a volte anche realizzati da loro stessi. Una conseguenza naturale è che alcuni abbiano deciso di investire, travasando il loro know-how su settori merceologici in applicativi “verticali” di loro realizzazione, collegati ad altri moduli di uno dei due ERP citati. In altri casi hanno disegnato funzionalità per far convivere Sap BO o, rispettivamente, Nav con altri ERP preesistenti.
Vediamo che cosa è successo. Naturalmente di Sap BO o di Nav è stata mantenuta in tutti i casi la componente che si rivolge alle funzionalità amministrative.

Il fatto degno di nota ci sembra che, mentre Sap BO ha puntato decisamente sulle soluzioni verticali (85,51%), Nav ha fatto l’esatto contrario, “sposando” la parte amministrativa di ERP preesistenti (78,57%).

In questa situazione abbiamo preferito fornirvi, anziché le percentuali, i numeri della casistica che abbiamo rilevato. Riteniamo siano molto interessanti.

A qualcuno piace straniero

A qualcuno piace straniero

A qualcuno piace straniero: gli ERP internazionali

D&P: analisi di mercato

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Lo scenario economico, in cui i confini nazionali non rappresentano più una barriera (dazi permettendo …) per i commerci, ha portato aziende italiane di tutte le dimensioni a dotarsi di supporti informatici – meglio caratterizzarli come ERP – per gestire i processi in lingue differenti ma soprattutto con localizzazioni che sposino le normative locali.
I principali ERP prodotti in Italia si sono quindi dotati di strumenti adeguati a soddisfare queste esigenze ma, parallelamente, dall’estero sono arrivati nel nostro Paese software che un po’ alla volta si sono inseriti a buon diritto tra le soluzioni leader. Se diciamo “un po’ alla volta” è perché le peculiarità amministrative vigenti da noi hanno costituito agli inizi un muro non facilissimo da superare, però questo problema è per tutti ormai alle spalle.

Il senso di questa analisi
Abbiamo voluto verificare attraverso elementi statistici questo fenomeno sia perché il numero di ERP provenienti dall’estero è significativo (se ne contano almeno una ventina, a volte anche più di uno per singolo fornitore), sia perché la loro diffusione è notevole. Quindi qualche elemento numerico può aiutare tutti a capire ed a valutare.
Ribadiamo che i dati della Delaini & Partners su cui ci basiamo non hanno assolutamente la pretesa di rappresentare tutto l’installato di questa tipologia, però il campione scelto, che raggruppa 2.345 aziende nazionali, è certamente significativo.

Grazie.

Alberto Delaini
Email: alberto@delainipartners.it 
Cell.: +39 348.2624906.

 

Un’occhiata alla geografia
Abbiamo (arbitrariamente!) diviso l’Italia in quattro zone per evidenziare dove percentualmente si trova una maggiore densità di ERP di provenienza straniera. Naturalmente i numeri sono influenzati dalla diversa presenza di aziende, però il quadro qualcosa può dire.

Dov’è che il fenomeno è in crescita?
Come abbiamo visto, gli ERP di matrice straniera son presenti sostanzialmente dappertutto però, in termini geografici, il fenomeno si sta evolvendo con dinamiche che abbiamo voluto raffrontare.
Abbiamo quindi preso la “fotografia” di quattro anni fa (eravamo nel 2021) e l’abbiamo confrontata con quella di oggi per vedere dove la penetrazione percentuale di queste soluzioni sta aumentando e dove no.
I dati li ritrovate di seguito.

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L’immagine (espressa in percentuale, non in termini assoluti nei quali la crescita c’è dappertutto) evidenzia alcuni spunti di riflessione:
– forte la crescita del Veneto (+3,72% ) soprattutto a fronte della regressione nazionale della Lombardia (-4,29%)
– tra le Regioni a minore densità di aziende, ci sono da rilevare ad esempio la crescita della Puglia (+0,54%), dell’Abruzzo (+0,45%) e del Lazio (+0,36%)
– in flessione altre Regioni fortemente industrializzate come Emilia Romagna (-1,18%) o Piemonte (-0,54%)

Macro settore merceologico
Anche la suddivisione tra aziende di produzione, commerciali e servizi può darci qualche indicazione. Interessante è pure un confronto tra la situazione percentuale del 2021 e quella di oggi.
Ecco il quadro.

Emerge che la Produzione, segmento al quale molti ERP stranieri avevano dato la priorità, rimane comunque al primo posto ma proporzionalmente aumentano in maniera significativa le installazioni e le soluzioni “verticali” per il Commercio ed i Servizi.

La presenza dei vari ERP
La curiosità dominante rimane sempre quella di conoscere quali sono gli ERP stranieri protagonisti di questa “invasione” e qual è la loro effettiva presenza.
Premettiamo per chiarezza che i dati che abbiamo raccolto non sono quelli completi del mercato italiano dove, per fare un esempio, i soli SAP Business One e Microsoft raccolgono parecchie migliaia di installazioni ciascuno. Noi contribuiamo per quello che possiamo ed è evidente che gli ERP che sono arrivati in Italia per primi hanno maggiori probabilità di essere stati rilevati e di figurare nelle posizioni top delle nostre parziali classifiche.
Una nota sull’installato Microsoft: per quanto possibile e basandoci sui dati delle prime installazioni nella stessa azienda, visto che poi con le release successive le soluzioni si sono fuse in una soltanto, abbiamo tenuto separati i numeri relativi a Navision (chiamatelo Nav o Dynamics o Business Central secondo vostri i gusti) da quelli di Axapta, originariamente più mirati al mondo manifatturiero.
Una seconda premessa riguarda l’installato dei vari ERP distribuiti da Infor che sono moltissimi (da M3 che era Movex a LN che era Baan a Infor Visual o Infor Mapics e così via. Li abbiamo raggruppati sotto un solo contatore per evitare eccessive dispersioni ma anche per sottolineare il grosso lavoro fatto in Italia da questa società.
E ora passiamo ai numeri.

Le considerazioni sono troppe per digerirle in una sola volta, per cui riprenderemo e completeremo l’analisi nel prossimo numero di giugno.
In questo parleremo in particolare di:
– dimensioni di fatturato e dipendenti delle aziende che hanno scelto ERP di provenienza estera
– micro settori merceologici in cui gli ERP stranieri hanno verticalizzazioni qualificate e un maggiore installato
– quali sono le scelte delle imprese con capogruppo straniera che operano in Italia.

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As/400: dove sono, cosa fanno

As/400: panoramica su un successo che continua

D&P: analisi di mercato

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Un sistema che non smette di deprimere … chi lo dà per morto
Chiamiamolo As/400 come fanno quelli che lo apprezzano da decenni oppure IBM i, tanto è lo stesso: il sistema IBM pare proprio continui a mantenere alto il gradimento che le aziende italiane gli tributano.
Approfittiamo dell’abbondanza dei dati forniti da Delaini & Partners per cercare di farne un “ritratto quantitativo” con qualche elemento di curiosità statistica. Quali sono le aziende che lo preferiscono? Dove sono ubicate? A quali segmenti merceologici appartengono? Sono più numerose quelle piccole o quelle grandi?
Nell’analisi di seguito riportata faremo pochi commenti, solo il minimo indispensabile. Le valutazioni le deleghiamo ciascuno di voi.
Grazie.

Alberto Delaini
Email: alberto@delainipartners.it 
Cell.: +39 348.2624906.

 

Cominciamo dalla geografia
L’As/400, a partire dagli inizi (1988!) si è distribuito uniformemente su tutto il territorio nazionale. Uniformemente, si intende, in relazione dalla differente densità di imprese presenti nelle varie Regioni. I motivi? Direi che sono principalmente tre:
– l’azione di IBM che è stata sempre presente in tutte le diverse aree del Paese
– la politica che ha fatto di farsi supportare da una numerosa e qualificata schiera di Partner
– la disponibilità, in aggiunta dalle soluzioni proposte da IBM stessa, di tantissimi altri ERP sia di tipo “general” che “verticale” realizzati dagli stessi Partner.
Quindi l’equazione hardware valido + soluzioni complete + supporto locale qualificato ha portato a numeri molto importanti. Ci limitiamo a segnalare quelli su cui si basa l’analisi: un campione di 9.965 aziende.

Partiamo dai numeri suddivisi per Regione e per Macro Area.

Macro settori merceologici
Quanto detto a proposito delle moltissime soluzioni “verticali” disponibili su As/400 viene evidenziato da questa immagine che rappresenta come ci sia una interessante distribuzione tra le aziende manifatturiere, commerciali e di servizi.

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Micro settori
Più significativi ancora sono i dati che emergono da uno zoom sui micro settori. Per brevità evitiamo di presentare tutta la serie di numeri ma ci limitiamo ai primi 6 di ogni singola classifica.
Precisiamo comunque che le nostre segmentazioni prevedono:
– 25 categorie differenti per le imprese manifatturiere
– 26 per quelle commerciali
– 20 per quelle che erogano servizi.
Ecco le classifiche.

Come potete rilevare, sono presenti molti dei settori merceologici in cui l’Italia eccelle. Precisiamo che le diciture “manifatturiero generico” e “servizi generici”, così come “commercio ingrosso” identificano un’ampia varietà di segmenti diversificati ma poco significativi dal punto di vista numerico.

Dimensioni di fatturato
Se vogliamo verificare le dimensioni delle imprese con As/400 in funzione del fatturato, troviamo che esiste una grande dispersione, da quelle piccolissime a quelle molto grandi.
La maggiore densità si riscontra nella fascia tra i 5 ed i 50 milioni di Euro, che d’altra parte è molto rappresentata nel nostro Paese.

In funzione dei dipendenti
Ogni settore e sotto settore merceologico presenta comunque un assorbimento differente in termini di numero di addetti. Per questo presentiamo anche le percentuali di As/400 che abbiamo analizzato da questo punto di vista.
In questo caso le presenze più numerose le vediamo tra i 10 ed i 250 addetti.

Ci auguriamo di avervi offerto qualche spunto di riflessione utile. Nel caso vi servano dettagli o approfondimenti  contattatemi all’indirizzo email alberto@delainipartners.it. Vedrò di riuscire e soddisfare le vostre curiosità.

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Software House che cambiano: i gruppi che contano

Le Software House cambiano – 2^ parte

D&P: analisi di mercato

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Come cambiano le Software House
Nella prima parte dell’indagine, pubblicata nel mese scorso e che potete trovare qui, abbiamo cercato di dare una panoramica condita da elementi statistici sull’evoluzione delle società che in Italia si occupano di software. Proseguiamo nel documento puntando l’attenzione su due aspetti chiave: le loro competenze e le loro strutture. Per le prime facciamo un raffronto tra i dati relativi a fine 2024 e quelli a fine 2019, prima della “tempesta” Covid che ha stravolto molte situazioni. Per le seconde analizziamo l’organizzazione che le software house si sono date, guardando alle filiali che hanno aperto ma anche alla consistenza dei Gruppi che negli ultimi anni si sono formati o consolidati. Non trascuriamo nemmeno di verificare la presenza di realtà con capogruppo estera,

Alberto Delaini
Email: alberto@delainipartners.it 
Cell.: +39 348.2624906.

 

Le competenze tecnologiche si evolvono
Negli anni la domanda di prodotti e servizi è cambiata e, di conseguenza, le software house hanno dovuto adeguare i propri skill per evitare di perdere competitività. Spesso hanno dirottato le competenze dei collaboratori su piattaforme differenti ma anche su prodotti differenti. E qui non mi riferisco tanto alla sostituzione di un ERP (o un documentale o un CRM) con un altro, quanto all’esigenza di affrontare tematiche che in precedenza non suscitavano l’interesse delle aziende.
Vediamo qualche numero prima di commentarlo.

Due premesse prima che qualche lettore storca il naso:
– Microsoft non è citata per il semplice fatto che oggi rappresenta il prerequisito per qualsiasi competenza informatica e la sua percentuale sarebbe stata del 100% tondo tondo
– ci siamo permessi di inserire (più o meno a sproposito) la Privacy e la Security, che sembrerebbero fuori posto ma che viceversa, per molti operatori IT, rappresentano una fetta consistente e talora predominante del volume d’affari.

Entrando nel merito dei numeri, i primi commenti che ci sembrano meritevoli sono:
– As/400 (o IBMi) perde qualche punto ma non crolla, considerando che le aziende che continuano ad utilizzarlo ci investono con continuità e che la sua presenza in Italia (grossomodo oggi ne risultano installati 10.000) rimane ragguardevole, soprattutto guardando alle dimensioni dei clienti
– Unix e Linux rimangono sostanzialmente stabili, forse perché non sono poi così ampie le offerte applicative che si basano su di loro, mentre spesso i software li prevedono come piattaforma alternativa ad altre e non esclusiva
– il mondo Open Source arriva quasi a quadruplicare il numero degli operatori IT che si sono fatti una competenza specifica, merito anche di qualche valida soluzione applicativa che gira unicamente in questo contesto
– le competenze sulle App in cinque anni sono cresciute del 50% e siamo convinti che la crescita sia anche superiore solo che, essendo in molti casi utilizzate come “add on” a soluzioni più ampie, non sempre il loro utilizzo viene enfatizzato e citato

L’universo di Privacy e Security
Un caso da trattare a parte e più diffusamente ci sembra quello relativo a Privacy e Security, due contesti che vanno spesso a braccetto pur con le significative differenze.
Rappresentano un mercato abbastanza nuovo ed in forte espansione, più di quanto non attesti la crescita di oltre il 250% che abbiamo rilevato. Lo diciamo perché le nostre indagini evidenziano numerosi casi di software house che dal mercato del Gestionale si sono spostate quasi completamente a questa nuovo segmento di offerta. Dai loro siti è addirittura scomparso qualsiasi accenno a ERP e dintorni.
La Privacy è stata portata a traino dalle disposizioni sul GDPR, mentre la tematica della Security è balzata prepotentemente alla ribalta per le azioni di hacker spesso riprese con enfasi dai Media, Certamente l’apertura dei Sistemi Informativi alle realtà esterne (clienti, fornitori, partner) ha aperto più di un varco tecnologico ai malintenzionati e quindi moltissimi stanno correndo ai ripari. Magari in maniera disordinata e non completamente efficace.

L’evoluzione non è soltanto tecnico-applicativa
I cambiamenti non finiscono qui. Una seconda linea d’azione che abbiamo rilevato è quella dell’allargamento dimensionale e geografico. L’apertura di nuove sedi, per le software house in salute, è una delle vie scelte perché consente di seguire i propri clienti più da vicino ma anche di “colonizzare” zone geografiche differenti e promettenti.
Vediamo qualche numero.

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C’è chi apre filiali …
Partiamo dalla situazione attuale di fine 2024. In più della metà dei casi troviamo una sola filiale che si aggiunge alla sede centrale e questo può essere dettato anche da fattori abbastanza casuali. Quando le sedi diventano tre o più (un significativo 37% nella fascia da tre a cinque) invece è probabile che questa dispersione sia dettata da una vera e propria strategia, magari provocata dalla fusione di più realtà in un’unica ragione sociale.
Decisamente più intriganti i contesti in cui le sedi aumentano ancora e quel 10% abbondante che si posiziona tra le sei e le dieci è decisamente significativo, visto che si tratta di più di 60 realtà diverse.
Si arriva infine alla fascia Top, ancora più ramificata sul territorio (c’è chi arriva addirittura ad una trentina di filiali) che comprende un numero limitato di casi, tra cui figura anche chi, dopo aver acquistato altre società, ha deciso di portarle tutte sotto un’unica ragione sociale.
Passiamo poi al confronto con il 2019. Le software house con filiali allora erano 509, mentre oggi sono salite a 597, quasi un 20% in più. Quindi il fenomeno si sta allargando.
Gli scostamenti più forti li vediamo nelle prime due fasce; quella di 2 sedi che cresce e quella tra 3 e 5, che cala.

… e chi fa campagna acquisti
Una modalità – a volte alternativa, a volte complementare – per crescere è quella delle acquisizioni. Il problema non è solo economico: considerando la terribile scarsità di personale IT qualificato e il contributo scarso (in senso numerico, sia chiaro!) che scuole ed università riescono a dare, chi vuole crescere di fatturato ha matematicamente bisogno di persone. Del resto si tratta di società di servizi. La maniera più rapida per portare a bordo un gruppo ma anche un gruppetto di professionisti già rodati è quella di comperare un’altra realtà. Questa è la molla per una scelta, molla che si affianca a volte all’altra di allargare le competenze applicative.

Per iniziare, una considerazione sulla consistenza del fenomeno oggi, con 245 casi, e quelle del 2019 che di casi ne elencavano 235. Quindi la casistica non si è allargata troppo, Per capire meglio il contesto, abbiamo fatto una segmentazione molto stretta che ci aiutasse a cogliere il fenomeno.
L’85% si ferma alle tre controllate, un numero non trascurabile che individua la percezione che molti imprenditori informatici pensano come questa sia la via migliore per la crescita. Anche se la loro capacità finanziaria non è particolarmente elevata.
Come nel caso delle filiali, il rapporto percentuale verificato oggi non si discosta troppo da quello di cinque anni prima. L’unica discontinuità la vediamo nella fascia tra le 11 e le 20 controllate (che è un numero grosso!) dove vediamo un raddoppio.

Come ci considerano gli investitori stranieri
Concludiamo, più per soddisfare una curiosità che per altro, guardando a chi dall’estero ha pensato di investire nel contesto IT in Italia. Lo facciamo brevemente perché la casistica è articolata e si potrebbe suddividere in due segmenti profondamente diversi:
– chi ha aperto una filiale nel nostro Paese
– chi invece ha acquistato una realtà preesistente e già operativa.
Ci manca il raffronto con il 2019, perché nel nostro data base – sempre in espansione e in approfondimento lungo nuove direttrici – in quel periodo non gestivamo questo tipo di informazioni.
Il prospetto, suddiviso per Paese di chi ha fatto campagna acquisti da noi è quelli che segue ed è relativo a 143 società.

I numeri parlano di una presenza massiccia degli Stati Uniti e forse il 52% rilevato è persino superiore alla percezione che di solito abbiamo del fenomeno.
All’interno dell’Europa, Germania, Francia e Gran Bretagna sono saldamente ai primi posti, anche se ben staccati tra loro. Una considerazione diversa crediamo vada fatta per la Svizzera, troppo vicina ai nostri confini per non pensare che alcune realtà di matrice nazionale abbiano preferito posizionare la propria sede oltreconfine, magari in Canton Ticino. A seguire troviamo un po’ di tutto, con numeri di peso limitato e spesso irrilevanti.

Buona consultazione: per dettagli o approfondimenti  contattatemi all’indirizzo email alberto@delainipartners.it. Vedrò di riuscire e soddisfare le vostre curiosità.

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Gli Operatori IT cambiano. In fretta.

Le Software House cambiano. In fretta. – 1^ parte

D&P: analisi di mercato

Alberto Delaini - Delaini & Partners

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L’economia sta cambiando – raramente in meglio – e le società informatiche che hanno come obiettivo quello di aiutarle a rendere più snelli ed efficienti i processi si adeguano, magari di malavoglia.
L’oggetto delle richieste dei clienti si modifica in maniera radicale passando dalla domanda incentrata sugli ERP o sulle soluzioni “Verticali” (ma è passato almeno un decennio da questo picco) a quella di soluzioni dipartimentali e, più di recente, di Security o di App. Alla base, comunque, più dell’offerta di competenze strettamente tecnologiche c’è sempre costante quella di una competenza approfondita dei processi e di suggerimenti su come sposare l’innovazione con l’efficienza e la semplicità. Già, in particolare con la semplicità operativa considerando che molti servizi vengono erogati in modalità “self service”. E non solo nelle società di servizi. Quindi o una funzione è facile ed immediata, oppure si trasforma in un boomerang per chi ha cavalcato l’innovazione senza far mente locale alle caratteristiche e alle competenze di chi è chiamato a fruirne.

Come cambiano le Software House
Una doverosa premessa: i dati esposti fanno riferimento alle società informatiche che si occupano prevalentemente di software, tralasciando quelle che commercializzano hardware o forniscono consulenze in cui il software ha un ruolo marginale. Non parliamo, evidentemente, solo di software applicativo.
In occasione di un incarico professionale ci siamo trovati ad analizzare le caratteristiche di queste software house e, incuriositi da alcuni elementi che ricorrevano abbastanza di frequente, ci siamo addentrati in qualche risvolto statistico che vorremmo condividere almeno nelle linee essenziali.

Alberto Delaini
Email: alberto@delainipartners.it 
Cell.: +39 348.2624906.

 

25 anni di “fotografie” del settore
Delaini & Partners da molto tempo gestisce, oltre ad un data base sulle aziende prospect, un secondo in cui raccoglie e aggiorna le informazioni sugli operatori di hardware e soprattutto software. Per abitudine, ad ogni 31 dicembre salviamo una “fotografia” che congela i dati di quel momento per future comparazioni e questo avviene dall’inizio del millennio, per cui disponiamo di 25 istantanee comparabili.
Accanto alla situazione così come la conosciamo in questo momento, ne abbiamo quindi affiancato un’altra che fa riferimento al dicembre 2019, il momento dell’esplosione del Covid che ha cambiato moltissime cose per tutti. Ve ne proponiamo uno stralcio con qualche commento, sperando di non tediarvi.

Le dimensioni delle software house
Abbiamo aggiornato i dati dimensionali (dipendenti e fatturato) di oltre 1.500 software house e l’elemento che ci ha sorpreso – e direi pure lasciato a bocca aperta – è stato quello del numero dei dipendenti.

Vista così, come fotografia a sé stante, molti si possono stupire … del mio stupore. Ma, mentre aggiornavo i dati di società che spesso conoscevo di persona, ho visto un vero e proprio crollo dei numeri rispetto ai valori precedenti. Così sono tornato indietro nel tempo fino a sei anni prima, un periodo abbastanza lungo per cogliere le variazioni e soprattutto “pulito” in quanto pre-Covid. E i dati ricavati, che fanno riferimento ad un numero di società informatiche superiore ai 2.500 sparse su tutto il territorio nazionale, sono a mio avviso sorprendenti.

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La strage dei piccoli
Non ho voluto riportare tutti i numeri perché sono decisamente troppi, preferendo lasciare al colpo d’occhio dell’immagine alcune impressioni. Le considerazioni sono comunque queste:
– le società con meno di 5 dipendenti, che nel 2019 rappresentavano l’11,73% del totale, ora sono schizzate al 17, 76%, con una crescita di oltre il 50%
– i valori percentuali del 2024 sono cresciuti nella fascia intermedia tra gli 11 e i 100 dipendenti, rimanendo stabili nelle altre
– il numero complessivo delle software house (intese come partite iva diverse) è cresciuto: oggi ne abbiamo catalogate 2.663, sei anni prima erano 2.447 con una crescita del 9%; le maggiori crescite sono nel settore della security e in quello delle App.

Effetto geografico
Ci è venuta la curiosità di segmentare il campione di oggi su quattro aree geografiche, confinando l’Emilia Romagna alla zona del Centro solo per mettere in evidenza eventuali disparità tra Nord-Ovest e Nord-Est. Questi i valori percentuali rilevati:

Troppi i numeri e le riflessioni che si possono fare. Diciamo che si riscontra un discreto allineamento tra i dati dei primi tre contesti (Nord-Ovest, Nord-Est e Centro) praticamente in tutte le fasce di dipendenti, mentre il comparto Sud e Isole presenta un affollamento nelle fasce di dipendenti fino a 25 addetti che diminuisce viceversa nelle fasce superiori.

Fatturati troppo spesso irrilevanti
Il numero dei dipendenti può a volte ingannare, dato che in molte delle società informatiche più piccole avviene di frequente che i soci non figurino in questo contatore. Viceversa il fatturato è un elemento più oggettivo.
Dopo aver fatto una segmentazione di tipo classico (fino a 1 milione, fino a 2,5, fino a 5 e così via), abbiamo provato a “tagliare” il campione in modo più dettagliato, soprattutto nella fascia più bassa, quella in cui avevamo riscontrato cali o addirittura crolli (anche di un ordine di grandezza!) nel fatturato rispetto agli anni precedenti.
I valori li trovate nel grafico.

Concludiamo con il raffronto tra 2024 e 2019.
I dati sono abbastanza allineati nelle varie fasce tranne che in tre casi che abbiamo evidenziato in rosso:
– nel segmento più basso troviamo che le software house che nel 2014 hanno fatturato meno di 500.00 Euro sono percentualmente più del doppio di quelle del 2019, un dato assolutamente allarmante
– in quello più alto, dedicato a chi ha superato i 50 milioni, invece sono molte di più le presenze nel 2019; va specificato, peraltro, che i valori di fatturato delle “big” sono spesso molto più altri anche per effetto delle acquisizioni
– un’altra fascia con scostamenti significativi è quella tra il milione e i 2,milioni di Euro, parecchio affollata di operatori, dove la prevalenza è a favore del 2019.

Buona consultazione: se vi servono dettagli o approfondimenti specifici, contattatemi pure e senza problemi all’indirizzo email alberto@delainipartners.it. Vedrò di soddisfare le vostre curiosità.

Da dire c’è ancora molto, per cui nella prossima puntata del mese prossimo analizzeremo una serie di elementi tra cui la numerosità delle software house con filiali, la crescita dei Gruppi avvenuta tramite acquisizioni e la penetrazione si società estere che hanno fatto acquisti o creato filiali in Italia.

 

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Caccia aperta alle ACG

Caccia aperta alle ACG

D&P: analisi di mercato

Alberto Delaini - Delaini & Partners

​Da anni non sento un operatore informatico che, desiderando ampliare il proprio parco clienti, non metta al primo posto nelle priorità l’assalto alle aziende che continuano ad utilizzare le ACG.

Un ERP che ha fatto la storia
Questo ERP, sicuramente datato a dispetto dei numerosi restyling (più di estetica o tecnologia che di contenuti) che IBM e successivamente TeamSystem ci hanno applicato sopra, è nato con l’As/400 e quindi ben oltre trent’anni fa. 1988 per la precisione. Possiamo fare tutte le critiche che riteniamo opportune al loro successo, ma esistono fatti oggettivi che non vanno scordati tra cui:
– conosciute ed apprezzate da diverse centinaia di software house di tutto il territorio nazionale
– dotate di una serie incredibile di “verticalizzazioni” molto valide
– percepite dalle aziende come affidabili grazie anche al binomio con la solidissima piattaforma As/400.

Il processo di “erosione”
L’attacco alle ACG parte da molto lontano, ma possiamo schematizzarlo in alcune fasi:
1. l’apparizione di una serie di soluzioni concorrenti installate sulla medesima piattaforma hardware; accanto agli “Evergreen” tra cui spiccano SmeUp e Galileo, non possiamo scordare altri marchi a suo tempo di successo, da Gipros a Golden Lake, dai prodotti di Sirio a quelli Datasys solo per citarne alcuni.
2. successivamente si sono affermati gli ERP internazionali, che inizialmente miravano alle aziende più grandi e organizzate: SAP. JD Edwards e Oracle, per rimanere sui precursori
3. l’ultima fase è stata contraddistinta dal consolidarsi di soluzioni gestionali in particolare realizzati su Microsoft, italiani e stranieri: da Metodo a Mago, da Ad Hoc a Sigla++, da Navision a Sap BO, in una schiera molto ampia e differenziata.
Risultato: il parco installato, un tempo dell’ordine di grandezza delle 10.000 Aziende, si è progressivamente assottigliato e delle circa 3.000 ACG oggi esistenti la gran parte sono limitate alla parte amministrativa, in convivenza con altri prodotti.

Alberto Delaini
Email: alberto@delainipartners.it 
Cell.: +39 348.2624906.

 

Il campione esaminato
I dati su cui l’analisi è stata realizzata sono quelli della Delaini & Partners, estremamente precisi soprattutto con riferimento al mondo IBM.
Il campione preso in esame per questa analisi è di 551 Aziende ex ACG, di cui conosciamo l’ERP attuale. Una numerosità sufficiente per costruirci qualche indicazione e soddisfare qualche curiosità.

La scelta tecnologica delle aziende
Il primo punto su cui abbiamo concentrato l’attenzione riguarda il contesto tecnologico. Le aziende hanno cambiato le ACG perché scontente della piattaforma As/400 IBM o per altri motivi legati alla soluzione? La risposta la troviamo sostanzialmente qui.

Qualche commento:
– la metà dei vecchi clienti è passata alla piattaforma Microsoft, valore condizionato anche dal fatto che molte software house dalle ACG sono passate (in particolare ma non solamente) a Navision o Sap BO
– quasi altrettanti sono rimasti fedeli all’As/400, una percentuale comunque di tutto rispetto
– le sostituzioni su Unix sono poche anche per la scarsità di soluzioni di livello in questo contesto, con corrispondente spinta commerciale inferiore.

Un’occhiata alla geografia
La caccia alle ACG non è avvenuta in maniera uguale su tutto il territorio nazionale. Questo sia perché la densità di aziende, come è noto, varia molto da Nord a Sud, sia perché in alcune aree questa soluzione è stata in certo modo “protetta” dalla limitata offerta di alternative. Parlo naturalmente in termini quantitativi, con riferimento all’intensità di azioni commerciali ostili.  Un quadro interessante è quello che segue:

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Tralasciando alcune scelte magari arbitrarie (quella di inserire l’Emilia-Romagna nel Centro è più che altro per mettere in evidenza  i comportamenti nel Triveneto) possiamo notare come il Nord Ovest si sia “accanito” molto di più del Nord Est. Questo risultato è dovuto anche al fatto che la raccolta di dati sulle migrazioni è iniziata soprattutto con il nuovo millennio, mentre nel Triveneto la maggior parte delle migrazioni da ACG è avvenuta prima. Poi ci sarebbero parecchi altri dati meritevoli di un approfondimento, quale quello delle migrazioni delle Marche che sono quasi uguali in termini numerici a quelle del Lazio!

Macro settori merceologici
Uno sguardo alla segmentazione merceologica offre ulteriori spunti.

Gli investimenti superiori da parte delle aziende di produzione saltano immediatamente all’occhio. Questo dipende in parte dalla maggiore presenza di imprese manifatturiere nella fascia di fatturato che solitamente prendiamo in esame, in parte dalla maggiore propensione di queste ad investire per migliorare l’efficienza dei processi, anche a costo di ribaltare tutto il sistema informativo. Abbiamo notato che le società di distribuzione si sono rivelate più interessate ad investimenti mirati e parziali, quali quelli nella logistica, nel CRM o nell’e-commerce.
Le società di servizi, viceversa, sono proliferate numericamente in epoche più recenti e solo poche hanno vissuto l’epoca iniziale di splendore ed espansione delle ACG.

Ma allora chi ha vinto?
La domanda e la curiosità conclusive non possono che essere di tipo … quasi calcistico. Chi è che ha tratto i maggiori profitti dai fuoriusciti delle ACG? La risposta è articolata e complessa e meriterebbe da sola una trattazione a parte. Per evitare di annoiare troppo e per non influenzare eccessivamente i lettori e le loro interpretazioni, ci limitiamo a fornire tre quadri di sintesi: chi è passato ad un ERP internazionale, chi ad uno nazionale e chi invece ha fatto una scelta verso un fornitore con specificità e competenze merceologiche molto marcate. Per chiarezza ci fermiamo negli elenchi ai primi sei di ciascuna classifica, anche se le posizioni che seguono offrono ulteriori elementi di estremo interesse

Buona consultazione: se vi servono dettagli o approfondimenti specifici, contattatemi pure e senza problemi all’indirizzo email alberto@delainipartners.it. Vedrò di soddisfare le vostre curiosità.