Tre secoli di elaborazione dati – 2^ parte

Tre secoli di elaborazione dati – 2^ parte

Tre secoli di elaborazione dati

 

seconda parte: gli albori

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Tre secoli di elaborazione dati

Periodo di ponti festivi, periodo in cui si riscopre qualche ora libera da dedicare ad attività “strane”, come quella di mettere ordine in una libreria.
Tra tante le copertine impolverate e le pagine ingiallite mi si è materializzato tra le mani un libro stampato in epoche ormai lontane. Era il 1975, l’anno in cui ho iniziato le mie esperienze lavorative. L’ho sfogliato con curiosità e affetto, scorrendo le pagine scritte (poche) e le tantissime immagini che risalivano addietro nei secoli e che un po’ avevo dimenticato. Il titolo: “Tre Secoli di elaborazione dati”.

Si tratta di una pubblicazione preziosa e anche curiosa, che mi fa piacere condividere, considerando che non ho trovato nessun copywright che lo vietasse. Una storia a disposizione di quelli che l’informatica l’hanno vissuta dai suoi albori – nel 1975 IBM ha lanciato il primo elaboratore per piccole e medie aziende, il Sistema /32, con tastiera e un piccolo video – come di quelli che l’hanno approcciata nei periodi successivi, dall’informatica individuale all’Intelligenza Artificiale.
Il mio contributo è irrilevante perché mi limito a riprendere, parola per parola, stralci del testo associandoli ad alcune delle bellissime immagini del libro. Lo farò a puntate, per far assimilare con maggior calma i momenti di questa storia avvincente che, come scoprirete, è ben più lunga di quanto si pensi.

Ah, dimenticavo. Le prime schede perforate ad 80 colonne erano state progettate con il medesimo formato del biglietto statunitense da un dollaro, come potete verificare con i vostri occhi.

Alberto Delaini

LE MACCHINE A SCHEDE PERFORATE

Nei primi anni di questo secolo Herman Hollerith viaggia instancabilmente attraverso l’America e l’Europa per promuovere l’idea delle sue macchine a schede perforate che permettono di organizzare e classificare velocemente ed economicamente grandi quantità di dati.
Dal 1900 al 1940 queste macchine vengono modificate, perfezionate, rese piú veloci. Viene sviluppata una serie di nuove macchine basate su gli stessi principi e capaci di eseguire ciascuna determinate operazioni sulle schede perforate.

Numeri e lettere
Note anche come “macchine meccanografiche”, le macchine a schede perforate sono in grado di riprodurre i dati introdotti, di classificarli e suddividerli, di sommarli, moltiplicarli o dividerli.
Possono effettuare comparazioni e ricerche, preparare riepiloghi e prospetti, perforare su una scheda i risultati delle proprie operazioni o addirittura stamparli.
I dati vengono inoltre accettati ed emessi dalle macchine non solo sotto forma di numeri, ma anche di lettere, permettendo cosí una piú facile comprensione dei risultati e delle informazioni trattate anche da parte del personale non specializzato.

Un’economia in crescita
La rapida crescita delle aziende, l’aumento dei compiti affidati agli enti pubblici, l’espandersi dell’economia e dell’industria, soprattutto negli Stati Uniti, richiedono nuovi strumenti contabili e organizzativi.
L’estendersi delle dimensioni delle imprese porta con sè l’esigenza di disporre tempestivamente di una documentazione sempre piú vasta.
La validità delle macchine a schede perforate per risolvere i problemi del mondo commerciale e produttivo sta nella loro capacità di ridurre gli archivi e i carteggi ormai divenuti troppo voluminosi, di ottenere in tempi piú brevi risultati piú precisi e di diminuire i costi per conoscere in ogni momento la situazione esatta in cui si trova l’azienda.
Inoltre, le macchine a schede perforate non solo meccanizzano lavori prima svolti a mano, come la contabilità, ma consentono di svolgerne altri fino allora impossibili, quali ad esempio l’analisi dei costi e delle vendite.
Prime ad utilizzare le macchine meccanografiche sono le aziende che devono raccogliere ed elaborare grandi masse di informazioni: le compagnie telefoniche per registrare ed addebitare le conversazioni; le ferrovie per seguire il trasporto delle merci, le società di assicurazione per studiare le statistiche della mortalità e degli incidenti.

La scheda perforata
Nel 1928, pur mantenendo le dimensioni del biglietto da un dollaro, la capacità delle schede di contenere informazioni viene quasi raddoppiata: le colonne dei dati vengono infatti portate da 45 a 80. I fori assumono forma rettangolare: in ciascuna colonna ci possono essere uno o piú fori che rappresentano un numero, una lettera o un carattere speciale (asterisco, parentesi ecc.).
A seconda della particolare applicazione cui sono destinate, le schede vengono suddivise in modo diverso mediante linee verticali. Possono essere anche impiegati colori differenti per rendere piú facilmente riconoscibili le varie zone.
Per aumentare la quantità di informazioni immagazzinate su ogni scheda, si fa ricorso a “codici”: ad esempio, per identificare dei prodotti, si impiegano dei numeri prestabiliti anziché il nome dei prodotti stessi che può essere notevolmente lungo.

L’elaborazione meccanografica
L’elaborazione dei dati mediante macchine meccanografiche comprende tre fasi distinte: l’introduzione dei dati sulla scheda (perforazione); la loro elaborazione (selezione, inserimento, calcolo ecc.) ed infine l’ottenimento dei risultati sotto forma di perforazioni su schede o di prospetti stampati (tabulazione).

La fase di perforazione
Nella fase di perforazione, i dati contenuti nel documento originale (il modulo del censimento, l’ordinazione di un cliente, una bolla di consegna ecc.) vengono battuti da un operatore su una tastiera e convertiti in fori su una scheda.
Contemporaneamente essi vengono anche stampati in forma normale sul bordo superiore della scheda per una piú agevole comprensione del significato delle perforazioni.
Poiché questa prima fase è l’unica in cui si ha l’intervento diretto dell’uomo che può provocare errori, battendo per esempio un tasto sbagliato, le schede vengono controllate per mezzo di una apposita macchina “verificatrice”.

Selezione, inserimento e calcolo
Le fasi successive alla perforazione sono effettuate da macchine operanti in modo completamente automatico, fatta eccezione per il trasferimento manuale dei pacchi di schede da una macchina all’altra. L’elaborazione dei dati perforati sulle schede si può articolare in varie operazioni ricorrendo a diversi tipi di macchine.
La selezionatrice consente di ordinare le schede secondo codici prestabiliti: per esempio, introducendo nella macchina un pacco di schede, queste vengono tutte ordinate secondo il numero di codice progressivo, oppure vengono suddivise in più gruppi contraddistinti da codici diversi e raccolte in apposite caselle.
L’inseritrice è in grado di fondere assieme due serie di schede, dando origine a un unico gruppo
ordinato con un certo criterio.
Una forma di elaborazione molto frequente è anche il calcolo, che viene svolto da macchine calcolatrici in grado di effettuare in modo automatico somme, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni sui dati contenuti nella scheda e capaci di perforare sulla stessa i risultati

La stampa dei risultati
I risultati dell’elaborazione, oltre che perforati su schede, possono essere forniti in forma di prospetti o di documenti stampati.
Quest’ultima fase è realizzata mediante macchine tabulatrici che stampano direttamente i dati contenuti su ciascuna scheda oppure, mediante appositi organi aritmetici, sommano gruppi di dati stampando i relativi totali su prospetti riassuntivi.

… continua nel prossimo numero di Breaking News!

Gli ERP internazionali in Italia – 2^ parte

Gli ERP internazionali in Italia – 2^ parte

Gli ERP internazionali in Italia – 2^ parte

D&P: analisi di mercato

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Conosciamo bene parecchi degli ERP nati all’estero che si sono affermati in Italia in aziende di tutte le tipologie e di tutte le dimensioni, dalle PMI alle grandi multinazionali.
Nel numero precedente ne abbiamo analizzato, tra l’altro, il posizionamento geografico e le aree in cui la tendenza è in crescita maggiore, soffermandoci su quelli di maggiore successo.
Questa volta scendiamo maggiormente nelle caratteristiche merceologiche e dimensionali delle aziende che li hanno adottati e nel “peso” che ha nella scelta il fatto che le aziende interessate abbiano una Capogruppo straniera.

Alberto Delaini
Email: alberto@delainipartners.it 
Cell.: +39 348.2624906.

 

Micro settori merceologici
Dopo aver visto la suddivisione per macro tipologia di aziende (manifatturiere, commerciali, di servizi), togliamoci la curiosità di dare un’occhiata ai “magnifici 7” di ogni settore, intesi come micro tipologie di attività.

Come si può notare, al di fuori di contesti che abbiamo definito “generici” e che raggruppano molti sotto settori, esiste un’ampia dispersione di “applicazioni verticali” che sono state sviluppate per la maggior parte da Partner dei Produttori esteri in funzione di esigenze specifiche di settore.

Fascia di dipendenti
Dov’è che hanno “colpito” gli ERP che vengono d’oltralpe? Per capirlo è il caso di guardare alla fascia di dipendenti delle aziende interessate. Il risultato è il seguente:

​

La dispersione risulta abbastanza omogenea, salvo un picco nella fascia tra i 100 ed i 250 dipendenti.
Questo suggerisce due considerazioni:
– gli ERP stranieri non coinvolgono unicamente le aziende medio-grandi come avveniva una quindicina d’anni fa ma sono scesi di complessità (e di costo) con versioni adatte appa PMI Italiana
– in ogni caso l’omogeneità della curva indica che sono comunque più forti nel segmento delle aziende medio-grandi, quelle di cui in Italia c’è meno numerosità.

Fascia di fatturato
Qui le considerazioni suggerite dal grafico sono differenti:

Direi che qui si nota invece una crescita dalle piccole verso le medio-grandi, con un picco tra i 100 e i 500 milioni di fatturato che assorbe circa un quarto del totale. E’ chiaro che in questa fascia le imprese possono assorbire investimenti IT anche importanti.

Le Capogruppo straniere
Ci è venuta un’ultima curiosità: non sarà che questa corsa agli ERP di produzione non nazionale venga pilotata – ove ci siano – da Capogruppo estere? E, in caso affermativo, in quali parti del mondo hanno sede queste Capogruppo. Ecco quello che è emerso da un campione di 242 aziende sul totale di 2345 di quelle comprese nell’indagine (circa il 10%)..

Sono le aziende europee quelle che controllano la maggior parte (71,90%) delle imprese italiane che si sono dotate di ERP non nazionali. E non poteva essere altrimenti.
Seguono le Americhe – sostanzialmente gli Usa – con il 20,66% ed infine l’Asia con il 7,44%.
Se vogliamo indagare per singola Nazione, ecco le prime della nostra specialissima classifica:
– Germania: 79
– Usa: 49
– Francia: 34
– Svizzera: 23
– Giappone: 14
– Olanda: 9
– Gran Bretagna: 6

Finalmente: ICT Village “on demand”

Finalmente: ICT Village “on demand”

ICT Village on demand

in linea tutti i workshop dell’evento di Milano

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Non tutti gli interessati sono riusciti a partecipare di persona. Per questo le Community di ERPSelection & Faq400 mettono a disposizione gratuitamente on line i numerosi workshop che si sono susseguiti a ICT Village davanti ad un uditorio attento e partecipe.

Da oggi, senza muoverti dall’ufficio e nel momento che ti è più comodo, puoi vedere ed ascoltare gli interventi di alcune tra le più interessati proposte che sono state illustrate nella due giorni del 4 e 5 giugno a Milano.

Puoi scegliere le tematiche che stanno a cuore alla tua azienda:
– ERP e soluzioni gestionali
– Inserimento di funzionalità AI
– Sostituzione delle ACG
– Security
– Gestione documentale
– Tools di modernizzazione applicativa

ErpSelection e Faq400, due community
L’evento è stato organizzato da ErpSelection e Faq400, che hanno messo a disposizione di aziende e operatori informatici spazi ed eventi dove porre domande, scambiarsi esperienze, trovare ispirazioni, cercare soluzioni. Insomma, luoghi di confronto e crescita dove iniziare relazioni e incontrare i testimoni del cambiamento positivo.

Scopri il futuro di As/400-IBM Power

Scopri il futuro di As/400-IBM Power

Scopri il futuro di IBM Power

Milano, 15 luglio 2025

 

IBM ti invita a un evento esclusivo per scoprire il futuro di IBM® Power®.
Ti aspettiamo per scoprire le novità della piattaforma e vivere un’esperienza coinvolgente pensata per mostrarti concretamente come generare valore reale per la tua organizzazione.

 

15 luglio 2025

17:30 – 21:00
IBM Studios Milano – Piazza Gae Aulenti, 10

Il mercato chiede, IBM risponde

Il mercato chiede, IBM risponde

Il mercato chiede, IBM risponde

Il sistema informativo è in continua evoluzione

IBM ti aiuta e ti supporta 

 

L’evoluzione ed il continuo miglioramento figurano al primo posto tra le caratteristiche delle aziende di successo. Le PMI italiane, tra l’altro, brillano proprio per la naturale capacità di trasformare in tempi ristretti i propri processi, adeguandoli alle nuove richieste dei clienti.

Il sistema informativo, motore insostituibile
Il sistema informativo costituisce il motore che coordina e tiene sotto controllo i cambiamenti, per cui deve sempre essere in sintonia con le esigenze che variano. Questo significa che o il fornitore lo adegua e migliora costantemente oppure l’impresa si trova con uno strumento che, invece che farla accelerare, la frena e la ostacola. In questo secondo caso, forse è il caso di guardarsi in giro.

IBM ti aiuta e supporta
Faq400, in collaborazione con IBM Italia, ha attivato un’iniziativa rivolta a clienti con ERP obsoleti, senza roadmap di sviluppo da parte del fornitore e poco rispondenti alle crescenti esigenze del business. L’obiettivo è di aiutarli ad individuare i percorsi di migrazione verso nuove soluzioni applicative basate su IBM i.
Una iniziativa che si sviluppa in pochi semplici passaggi:
1. contatto con un consulente che raccoglie le esigenze e definisce insieme a te un piano di attività
2. possibilità di richiedere una consulenza nel processo di software selection grazie ad un’analisi di carattere gestionale guidata da esperti
3. attivazione di una software selection, realizzata compilando un questionario
4. possibilità di visitare il portale IBM Power Digital Platform, che aiuta l’azienda a chiarirsi le idee ed a valutare le soluzioni più qualificate: https://www.ibm.com/power/pricing/it-it?pagename=solution
5. contatto diretto con IBM attraverso il portale o facendo riferimento a Luca Tiberti, ISV Power Ecosystem Leader (luca.tiberti@ibm.com) oppure Nicoletta Bernasconi, Product Manager IBM i (nicoletta.bernasconi@it.ibm.com).

Imprenditori e IT
Se il sistema informativo è il motore dell’azienda, l’imprenditore – ed in particolare l’imprenditore illuminato – ne è la mente, quello che disegna le strategie ed anticipa il futuro. Nella fase attuale di mercato non sempre è necessario puntare all’espansione, considerando anche le non poche incertezze dei contesti mondiali, quanto alla competitività. Ne consegue che, oltre che agli investimenti su produzione o logistica (per citarne solo due), occorre puntare in maniera decisa sull’innovazione. E questo quasi sempre ha risvolti sui supporti informatici oggi disponibili. Quindi porre l’attenzione su ERP e dintorni, su strumenti di Intelligenza Artificiale e sui propri skill interni non è un optional ma una strada obbligata. IBM, da sempre, ha una caratteristica che le viene universalmente riconosciuta: una grande attenzione ai propri clienti per supportarli e per farli evolvere.
Tra le occasioni per toccarlo con mano vi segnaliamo l’evento ICT Village che si terrà a Milano il 4 e 5 giugno presso Unahotels Expo Fiera

Soluzioni software
Sviluppate su Power

 

Voglia di tregua

Voglia di tregua

Voglia di tregua

 

L’editoriale di Breaking News!

Alberto Delaini - Delaini & Partners

L’unica notizia in grado di scalzare dai primi posti dei Media la razione quotidiana delle guerre in Ucraina e a Gaza è stata la morte di Francesco. Ma questo succede, come da detto popolare, “ad ogni morte di Papa”, cioè molto di rado.
Quando, facendomi una specie di violenza, distolgo l’attenzione da questi inumani mattatoi, mi prende un senso di colpa, quasi dovessi essere responsabile per l’energia elettrica, gas ed acqua che continuo ad utilizzare in maniera automatica nemmeno fosse un diritto, per il pranzo caldo sulla mia tavola, per la visione dalle finestre di alberi e colline piene di verde, di pace e di canti primaverili d’uccelli. E quando sobbalzo sentendo uno scoppio, realizzo immediatamente che si tratta solo di una mina delle vicine cave del marmo di Botticino, lo stesso usato per l’Altare della Patria a Roma, una ricchezza per questa zona del bresciano.

C’era un ragazzo …
Eppure, se è vero che la generazione italiana del dopoguerra, la mia, non ha mai vissuto direttamente una guerra, qualche percezione remota ma ugualmente raccapricciante la porto dentro. A partire dagli echi lontani della guerra del Vietnam, Paese agli antipodi del nostro mondo, che da liceale mi coinvolgeva mentre facevo sciopero per saltare un giorno di scuola. Non avevo mai conosciuto un coetaneo che fosse nato negli Usa anche se cercavo di immaginarne lo stato d’animo quando una cartolina dell’Esercito (copywright di Gianni Morandi) lo spediva nel delta del Mekong.
Più brutale – ma sempre vissuto dall’esterno – l’impatto che ho avuto con il conflitto arabo israeliano dello Yom Kippur. Era il 6 ottobre del 1973 e ricordo la data solo perché il giorno dopo avrei compiuto gli anni. Nella biblioteca del Politecnico di Milano ci davamo appuntamento quasi ogni mattina per portare avanti il lavoro della tesi su un impianto petrolifero. Eravamo in quattro, stessa età, stesse aspirazioni, stesso approccio leggermente superficiale (anche se non privo di idealismi) ai massimi problemi del mondo. Credevamo di essere tutti uguali ma quel giorno Vladi, che veniva da Tel Aviv, ci ha raggiunto con l’espressione stravolta e il Corriere della Sera stropicciato tra le mani con un titolo terribile in prima pagina. Ci ha confidato che nella Guerra dei 6 Giorni si era ritrovato, ancora ragazzino, con un fucile in mano sulle alture del Golan e che era terrorizzato dall’idea che lo richiamassero in Patria a combattere. Per fortuna il conflitto è durato poco e se l’è risparmiata.

Il colore dello zuccotto
Sento sempre più intensa e profonda una voglia di pace o almeno di tregua, anche se tutte queste guerre di cui ne ho citato solamente un paio non toccano che marginalmente me, il mio benessere, la sicurezza dei miei cari. Non riesco e non voglio non sentirmene corresponsabile, magari in maniera infinitesima ma che non voglio ignorare. Non credo che l’uomo oggi sia radicalmente peggiorato nonostante le informazioni che mi raggiungono quotidianamente possano farmelo sospettare, anche quelle su scala più ristretta come incidenti sul lavoro, auto lanciate contro la folla, femminicidi, speculazioni oscene in nome del potere o del denaro. Cose che ci sono sempre state e oggi almeno se ne parla anche se mai per affrontarle e risolverle.
Mi è comunque affiorato alla mente un parallelismo davvero bislacco, che potrei definire blasfemo se la questione non toccasse anche un porporato. Nel “Toto-Conclave” si è citato spesso, tra gli altri, il Cardinale Pietro Parolin a cui viene doverosamente accostato l’importantissimo accordo con il governo cinese per la nomina dei vescovi locali e per un minimo di tolleranza religiosa verso i cattolici di quello Stato. Parolin ha condotto la sua azione sottotraccia, sempre in silenzio e senza pubblicità, con infinita pazienza e pari costanza fino al raggiungimento dell’obiettivo. Ad un altro Grande Mediatore dei nostri giorni non lo associano né l’oratoria, né la gestualità, né la scelta del barbiere, ma hanno in comune una cosa, forse una cosa soltanto: il colore rosso dello zuccotto dell’uno è assolutamente identico a quello della cravatta esibita dall’altro. Speriamo porti bene.