Voglia di tregua

 

L’editoriale di Breaking News!

Alberto Delaini - Delaini & Partners

L’unica notizia in grado di scalzare dai primi posti dei Media la razione quotidiana delle guerre in Ucraina e a Gaza è stata la morte di Francesco. Ma questo succede, come da detto popolare, “ad ogni morte di Papa”, cioè molto di rado.
Quando, facendomi una specie di violenza, distolgo l’attenzione da questi inumani mattatoi, mi prende un senso di colpa, quasi dovessi essere responsabile per l’energia elettrica, gas ed acqua che continuo ad utilizzare in maniera automatica nemmeno fosse un diritto, per il pranzo caldo sulla mia tavola, per la visione dalle finestre di alberi e colline piene di verde, di pace e di canti primaverili d’uccelli. E quando sobbalzo sentendo uno scoppio, realizzo immediatamente che si tratta solo di una mina delle vicine cave del marmo di Botticino, lo stesso usato per l’Altare della Patria a Roma, una ricchezza per questa zona del bresciano.

C’era un ragazzo …
Eppure, se è vero che la generazione italiana del dopoguerra, la mia, non ha mai vissuto direttamente una guerra, qualche percezione remota ma ugualmente raccapricciante la porto dentro. A partire dagli echi lontani della guerra del Vietnam, Paese agli antipodi del nostro mondo, che da liceale mi coinvolgeva mentre facevo sciopero per saltare un giorno di scuola. Non avevo mai conosciuto un coetaneo che fosse nato negli Usa anche se cercavo di immaginarne lo stato d’animo quando una cartolina dell’Esercito (copywright di Gianni Morandi) lo spediva nel delta del Mekong.
Più brutale – ma sempre vissuto dall’esterno – l’impatto che ho avuto con il conflitto arabo israeliano dello Yom Kippur. Era il 6 ottobre del 1973 e ricordo la data solo perché il giorno dopo avrei compiuto gli anni. Nella biblioteca del Politecnico di Milano ci davamo appuntamento quasi ogni mattina per portare avanti il lavoro della tesi su un impianto petrolifero. Eravamo in quattro, stessa età, stesse aspirazioni, stesso approccio leggermente superficiale (anche se non privo di idealismi) ai massimi problemi del mondo. Credevamo di essere tutti uguali ma quel giorno Vladi, che veniva da Tel Aviv, ci ha raggiunto con l’espressione stravolta e il Corriere della Sera stropicciato tra le mani con un titolo terribile in prima pagina. Ci ha confidato che nella Guerra dei 6 Giorni si era ritrovato, ancora ragazzino, con un fucile in mano sulle alture del Golan e che era terrorizzato dall’idea che lo richiamassero in Patria a combattere. Per fortuna il conflitto è durato poco e se l’è risparmiata.

Il colore dello zuccotto
Sento sempre più intensa e profonda una voglia di pace o almeno di tregua, anche se tutte queste guerre di cui ne ho citato solamente un paio non toccano che marginalmente me, il mio benessere, la sicurezza dei miei cari. Non riesco e non voglio non sentirmene corresponsabile, magari in maniera infinitesima ma che non voglio ignorare. Non credo che l’uomo oggi sia radicalmente peggiorato nonostante le informazioni che mi raggiungono quotidianamente possano farmelo sospettare, anche quelle su scala più ristretta come incidenti sul lavoro, auto lanciate contro la folla, femminicidi, speculazioni oscene in nome del potere o del denaro. Cose che ci sono sempre state e oggi almeno se ne parla anche se mai per affrontarle e risolverle.
Mi è comunque affiorato alla mente un parallelismo davvero bislacco, che potrei definire blasfemo se la questione non toccasse anche un porporato. Nel “Toto-Conclave” si è citato spesso, tra gli altri, il Cardinale Pietro Parolin a cui viene doverosamente accostato l’importantissimo accordo con il governo cinese per la nomina dei vescovi locali e per un minimo di tolleranza religiosa verso i cattolici di quello Stato. Parolin ha condotto la sua azione sottotraccia, sempre in silenzio e senza pubblicità, con infinita pazienza e pari costanza fino al raggiungimento dell’obiettivo. Ad un altro Grande Mediatore dei nostri giorni non lo associano né l’oratoria, né la gestualità, né la scelta del barbiere, ma hanno in comune una cosa, forse una cosa soltanto: il colore rosso dello zuccotto dell’uno è assolutamente identico a quello della cravatta esibita dall’altro. Speriamo porti bene.