Tre secoli di elaborazione dati

Tre secoli di elaborazione dati

Tre secoli di elaborazione dati

 

Informatica che risale indietro negli anni

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Tre secoli di elaborazione dati

Tra tante le copertine impolverate e le pagine ingiallite della mia piuttosto ampia libreria, mi si è materializzato tra le mani un libro stampato in epoche ormai lontane. Era il 1975, l’anno in cui ho iniziato le mie esperienze lavorative. L’ho sfogliato con curiosità e affetto, scorrendo le pagine scritte (poche) e le tantissime immagini che risalivano addietro nei secoli e che un po’ avevo dimenticato. Il titolo: “Tre Secoli di elaborazione dati”.

Si tratta di una pubblicazione preziosa e anche curiosa, che mi fa piacere condividere, considerando che non ho trovato nessun copywright che lo vietasse. Una storia a disposizione di quelli che l’informatica l’hanno vissuta dai suoi albori – nel 1975 IBM ha lanciato il primo elaboratore per piccole e medie aziende, il Sistema /32, con tastiera e un piccolo video – come di quelli che l’hanno approcciata nei periodi successivi, dall’informatica individuale all’Intelligenza Artificiale. Mi limito a riprendere, parola per parola, stralci del testo associandoli ad alcune delle bellissime immagini del libro.

Ah, dimenticavo. Le prime schede perforate ad 80 colonne erano state progettate con il medesimo formato del biglietto statunitense da un dollaro, come potete verificare con i vostri occhi.

Alberto Delaini

La “Pascalina”
A diciannove anni, nel 1642, il matematico, filosofo e scrittore francese Blaise Pascal inventa una macchina che dimostra come i calcoli possano essere compiuti in modo puramente meccanico.
Una serie di ruote, che rappresentano le unità, le decine, le centinaia ecc., portano sulla circonferenza le cifre da 0 a 9 e sono collegate fra loro mediante ingranaggi.
La rotazione completa di una ruota fa avanzare di un’unità la ruota alla sua sinistra: per la prima volta una macchina esegue automaticamente il “riporto”, finora conteggiato a mente dall’uomo.
Per altri trecento anni il riporto automatico resterà il principio fondamentale di tutti gli strumenti di calcolo, dal contachilometri dell’automobile alla calcolatrice da tavolo.

La Macchina di Leibnitz
Allo scopo di rendere automatici i calcoli delle tavole trigonometriche e astronomiche, nel 1671 il tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz progetta una macchina calcolatrice che utilizza pignoni dentati di varia lunghezza e una versione perfezionata del meccanismo di riporto automatico ideato da Pascal.
In questo modo vengono eseguite meccanicamente le moltiplicazioni e le divisioni sotto forma di addizioni e sottrazioni ripetute.
Lo sviluppo delle scienze, degli studi astronomici, della navigazione marittima, porta a una fioritura – nei secoli XVII e XVIII – di invenzioni e progetti di mezzi meccanici per effettuare in modo più rapido i calcoli sempre più complessi che si rendono necessari.
Le raffinate invenzioni di Pascal, di Leibniz e degli altri studiosi rimangono però limitate alla ristretta cerchia degli scienziati loro contemporanei.
La tecnica del tempo non è infatti in grado di produrre in serie i pezzi di grande precisione richiesti per il funzionamento delle macchine. Soltanto dopo la rivoluzione industriale, con il perfezionamento delle tecniche meccaniche e produttive, diventa possibile realizzare e produrre in serie diversi strumenti praticamente utilizzabili.
Nello stesso tempo, grazie allo sviluppo dei commerci e delle società bancarie, si accresce rapidamente l’interesse verso le macchine calcolatrici che possono far risparmiare tempo e denaro.

Nasce la scheda perforata
Nel 1804 il francese Joseph-Marie Jacquard perfeziona l’idea del meccanico Falcon che un secolo prima aveva scoperto un nuovo sistema per rendere automatiche alcune fasi del lavoro di tessitura.
Il telaio era guidato automaticamente nei suoi movimenti da una serie di fori praticati su delle schede di cartone. Nasce cosi la “scheda perforata” per trasmettere a una macchina le istruzioni necessarie al suo funzionamento.

La Macchina analitica di Babbage
Nel 1822 Charles Babbage, un matematico inglese, realizza una “macchina differenziale” che è in grado di svolgere automaticamente calcoli scientifici ed astronomici.
Dieci anni piú tardi mette a punto il progetto di una “macchina analitica” che combina per la prima volta l’idea delle schede perforate con quella delle ruote a riporto automatico. La macchina analitica, che non venne realizzata in pratica per problemi tecnici ed economici, era in grado di compiere da sola tutte le operazioni aritmetiche sui numeri introdotti e di eseguirle in sequenze diverse per risolvere problemi diversi.
L’aspetto più rivoluzionario è però lo schema generale della macchina, identico a quello che verrà adottato, un secolo più tardi, negli elaboratori elettronici moderni.

LE MACCHINE A SCHEDE PERFORATE

Nei primi anni di questo secolo Herman Hollerith viaggia instancabilmente attraverso l’America e l’Europa per promuovere l’idea delle sue macchine a schede perforate che permettono di organizzare e classificare velocemente ed economicamente grandi quantità di dati.
Dal 1900 al 1940 queste macchine vengono modificate, perfezionate, rese piú veloci. Viene sviluppata una serie di nuove macchine basate su gli stessi principi e capaci di eseguire ciascuna determinate operazioni sulle schede perforate.

Numeri e lettere
Note anche come “macchine meccanografiche”, le macchine a schede perforate sono in grado di riprodurre i dati introdotti, di classificarli e suddividerli, di sommarli, moltiplicarli o dividerli.
Possono effettuare comparazioni e ricerche, preparare riepiloghi e prospetti, perforare su una scheda i risultati delle proprie operazioni o addirittura stamparli.
I dati vengono inoltre accettati ed emessi dalle macchine non solo sotto forma di numeri, ma anche di lettere, permettendo cosí una piú facile comprensione dei risultati e delle informazioni trattate anche da parte del personale non specializzato.

Un’economia in crescita
La rapida crescita delle aziende, l’aumento dei compiti affidati agli enti pubblici, l’espandersi dell’economia e dell’industria, soprattutto negli Stati Uniti, richiedono nuovi strumenti contabili e organizzativi.
L’estendersi delle dimensioni delle imprese porta con sè l’esigenza di disporre tempestivamente di una documentazione sempre piú vasta.
La validità delle macchine a schede perforate per risolvere i problemi del mondo commerciale e produttivo sta nella loro capacità di ridurre gli archivi e i carteggi ormai divenuti troppo voluminosi, di ottenere in tempi piú brevi risultati piú precisi e di diminuire i costi per conoscere in ogni momento la situazione esatta in cui si trova l’azienda.
Inoltre, le macchine a schede perforate non solo meccanizzano lavori prima svolti a mano, come la contabilità, ma consentono di svolgerne altri fino allora impossibili, quali ad esempio l’analisi dei costi e delle vendite.
Prime ad utilizzare le macchine meccanografiche sono le aziende che devono raccogliere ed elaborare grandi masse di informazioni: le compagnie telefoniche per registrare ed addebitare le conversazioni; le ferrovie per seguire il trasporto delle merci, le società di assicurazione per studiare le statistiche della mortalità e degli incidenti.

La scheda perforata
Nel 1928, pur mantenendo le dimensioni del biglietto da un dollaro, la capacità delle schede di contenere informazioni viene quasi raddoppiata: le colonne dei dati vengono infatti portate da 45 a 80. I fori assumono forma rettangolare: in ciascuna colonna ci possono essere uno o piú fori che rappresentano un numero, una lettera o un carattere speciale (asterisco, parentesi ecc.).
A seconda della particolare applicazione cui sono destinate, le schede vengono suddivise in modo diverso mediante linee verticali. Possono essere anche impiegati colori differenti per rendere piú facilmente riconoscibili le varie zone.
Per aumentare la quantità di informazioni immagazzinate su ogni scheda, si fa ricorso a “codici”: ad esempio, per identificare dei prodotti, si impiegano dei numeri prestabiliti anziché il nome dei prodotti stessi che può essere notevolmente lungo.

L’elaborazione meccanografica
L’elaborazione dei dati mediante macchine meccanografiche comprende tre fasi distinte: l’introduzione dei dati sulla scheda (perforazione); la loro elaborazione (selezione, inserimento, calcolo ecc.) ed infine l’ottenimento dei risultati sotto forma di perforazioni su schede o di prospetti stampati (tabulazione).

La fase di perforazione
Nella fase di perforazione, i dati contenuti nel documento originale (il modulo del censimento, l’ordinazione di un cliente, una bolla di consegna ecc.) vengono battuti da un operatore su una tastiera e convertiti in fori su una scheda.
Contemporaneamente essi vengono anche stampati in forma normale sul bordo superiore della scheda per una piú agevole comprensione del significato delle perforazioni.
Poiché questa prima fase è l’unica in cui si ha l’intervento diretto dell’uomo che può provocare errori, battendo per esempio un tasto sbagliato, le schede vengono controllate per mezzo di una apposita macchina “verificatrice”.

Selezione, inserimento e calcolo
Le fasi successive alla perforazione sono effettuate da macchine operanti in modo completamente automatico, fatta eccezione per il trasferimento manuale dei pacchi di schede da una macchina all’altra. L’elaborazione dei dati perforati sulle schede si può articolare in varie operazioni ricorrendo a diversi tipi di macchine.
La selezionatrice consente di ordinare le schede secondo codici prestabiliti: per esempio, introducendo nella macchina un pacco di schede, queste vengono tutte ordinate secondo il numero di codice progressivo, oppure vengono suddivise in più gruppi contraddistinti da codici diversi e raccolte in apposite caselle.
L’inseritrice è in grado di fondere assieme due serie di schede, dando origine a un unico gruppo
ordinato con un certo criterio.
Una forma di elaborazione molto frequente è anche il calcolo, che viene svolto da macchine calcolatrici in grado di effettuare in modo automatico somme, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni sui dati contenuti nella scheda e capaci di perforare sulla stessa i risultati

I CENTRI MECCANOGRAFICI IN EUROPA
Nel primo decennio del secolo le macchine meccanografiche vengono introdotte con successo in Gran Bretagna e in Germania, diffondendosi poi anche negli altri Paesi europei. Mentre continua l’impiego massiccio degli impianti Hollerith per i censimenti della popolazione, dalla Norvegia all’Egitto, dal Portogallo alla Bulgaria, circa 150 macchine sono installate in Europa alla fine del 1913 per conto di enti pubblici, aziende industriali e società commerciali. Dieci anni più tardi la sola Gran Bretagna conta un centinaio di installazioni e in Germania funzionano 116 tabulatrici e 100 selezionatrici.
La prima installazione di macchine meccanografiche in Italia risale al 1914, quando alcune unità vengono consegnate alla Pirelli e all’Istituto Nazionale Assicurazioni. All’inizio degli anni trenta diversi centri sono installati presso enti governativi (Ferrovie dello Stato, Ufficio Centrale di Statistica, INPS), industrie (Fiat, Montecatini, Snia), compagnie di assicurazione (Assicurazioni Italia, Riunione Adriatica di Sicurtà), società elettriche e di trasporti.
Nel 1940 il nostro Paese conta una sessantina d’impianti; dopo una leggera flessione dovuta alla guerra, il loro numero sale rapidamente a 80 nel 1948 e a 139 nel 1950.

I CALCOLATORI ELETTROMECCANICI
Mentre le macchine a schede perforate si vanno diffondendo nel mondo degli affari per la loro capacità di elaborare informazioni, continuano gli studi di matematici e scienziati per costruire dei dispositivi che siano in grado di effettuare ad altissima velocità i calcoli necessari a risolvere svariati problemi scientifici, dalle previsioni meteorologiche ai calcoli delle orbite lunari.

Il calcolatore nel salotto
Nel 1936 il ventiseienne tedesco Konrad Zuse inizia a costruire nel salotto dei genitori, con mezzi semplici e rudimentali, un calcolatore elettromeccanico, chiamandolo Z1. A questo seguono altri modelli più perfezionati, Z2, Z3 e Z4, che impiegano migliaia di relé e che vengono in parte finanziati durante la seconda guerra mondiale dagli uffici governativi. Pur non avendo alcuna conoscenza degli analoghi studi in corso negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, Zuse introduce nelle sue macchine due principi fondamentali dei moderni elaboratori: la rappresentazione binaria dei numeri e il controllo programmato mediante nastro perforato.

Mark 1: si realizza il sogno di Babbage
Dopo sette anni di studi nel 1944 viene realizzato dal professor Howard H. Aiken dell’Università di Harvard, negli Stati Uniti, in collaborazione con la IBM, il primo calcolatore aritmetico universale, che riprende le intuizioni di Charles Babbage e l’idea delle schede perforate del telaio Jacquard.
Noto come Mark 1, il calcolatore (Automatic Sequence Controlled Calculator) è guidato nel suo funzionamento da una serie di istruzioni rappresentate da fori su un nastro di carta. Leggendo queste istruzioni e i dati introdotti mediante schede perforate, la macchina procede da sola senza alcun intervento dell’uomo e fornisce i risultati del calcolo perforandoli su schede o stampandoli attraverso due macchine per scrivere elettriche.
Chiamato familiarmente “Bessie” dagli specialisti, il Mark 1 è costituito da 78 calcolatrici collegate fra loro. Contiene oltre 3.300 relé che mettono in movimento organi meccanici, quali accumulatori a ruote, contatori ecc., ed è capace di sommare due numeri di 23 cifre in tre decimi di secondo o di moltiplicarli in circa 6 secondi.
Il Mark 1 conclude un importantissimo capitolo nella storia del calcolo aritmetico: realizza il sogno di matematici e scienziati e completa il ciclo di ricerche iniziato tre secoli prima dal giovane Pascal. L’uomo è riuscito a costruire macchine da calcolo funzionanti automaticamente: una volita introdotte le istruzioni e i dati da sommare o da dividere, il calcolatore è in grado di eseguire i calcoli e di emettere i risultati.

IL PRIMO CALCOLATORE ELETTRONICO DELLA STORIA
Nel 1943 l’Università della Pennsylvania propone all’esercito degli Stati Uniti la realizzazione di una macchina capace di risolvere ad altissima velocità i problemi balistici dell’artiglieria. Progettato da J. Presper Eckert, John W. Mauchly ed Herman H. Goldstine, il calcolatore entra in funzione nel febbraio 1946 con il nome di ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Computer) e viene impiegato per svolgere, oltre ai calcoli balistici per i congegni automatici di tiro, vari lavori
scientifici che vanno dallo studio dei raggi cosmici alle ricerche sull’energia atomica.
Nell’ENIAC vengono eliminate tutte le parti meccaniche in movimento per rappresentare i numeri, come i contatori a ruote, sostituite con tubi a vuoto che vengono attivati mediante impulsi elettronici e che indicano le varie cifre mediante il proprio stato di accensione o di spegnimento. Poiché gli impulsi elettronici si muovono migliaia di volte più velocemente di un dispositivo elettromeccanico, l’ENIAC è in grado di effettuare oltre 300 moltiplicazioni al secondo, anziché una sola come i calcolatori elettromeccanici più perfezionati.
Il primo calcolatore elettronico della storia impiega 18.000 tubi elettronici, pesa oltre 30 tonnellate e occupa una superficie di 180 metri quadrati. Pur essendo molto veloce, è costruito per svolgere essenzialmente un unico compito: i calcoli connessi alle traiettorie balistiche. Per predisporlo quindi a risolvere un problema diverso, è necessario modificare manualmente la posizione dei vari interruttori e le connessioni dei fili elettrici, impiegando parecchie persone per alcuni giorni.

… continua nel prossimo numero di Breaking News!

Due giorni per raccogliere le idee. Assieme.

Due giorni per raccogliere le idee. Assieme.

Due giorni per raccogliere le idee. Assieme.

Milano, 4 e 5 giugno: ICT Village

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Le restrizioni del periodo Covid ci hanno abituato – o magari, più riduttivamente, costretto – a forme di relazioni interpersonali discretamente asettiche: telefonate, email, call via Teams o simili. Tutto molto funzionale e razionale, tutto molto utile per evitare tempi e costi di spostamenti.
Però questa impostazione rischia di richiuderci in un bozzolo, di farci perdere l’abitudine all’incontro diretto che è molto più rivelatore e funzionale rispetto agli strumenti precedentemente citati. Vedersi di persona è molto di più, permette di cogliere sfumature, invoglia a fare domande, realizza una interazione utile ad avviare approfondimenti, ad esprimere dubbi o preoccupazioni, tutte cose che altrimenti non verrebbero tirate fuori. Insomma permette di realizzare una vera interazione tra individui, premessa importante perché una collaborazione produttiva possa avere inizio.

Cambio di stile
Anche per questo è stato organizzato ICT Village 2025, l’evento in presenza che il 4 e 5 giugno raduna a Milano una parte di assoluto rilievo nell’offerta ICT italiana che si mette a disposizione di aziende prospect e di operatori in cerca di soluzioni più innovative ed efficaci. ICT Village punta al confronto, alla conoscenza reciproca e naturalmente anche al business, perché per scegliere non c’è niente di meglio che vedere da vicino più soluzioni, confrontarle e fare le opportune valutazioni.
Restare competitivi rappresenta una sfida che è impossibile affrontare da soli, ma risulta meno arduo se si hanno occasioni per l’aggregazione e la divulgazione delle ultime innovazioni tecnologiche ed applicative.

ErpSelection e Faq400, due community
L’evento è organizzato da ErpSelection e Faq400, che mettono a disposizione di aziende e operatori informatici spazi ed eventi dove poter esprimere opinioni, porre domande, scambiarsi esperienze, trovare ispirazioni, cercare soluzioni. Insomma, luoghi di confronto e crescita dove iniziare relazioni e incontrare i testimoni del cambiamento positivo.

As/400 sempre in prima linea: facciamo il punto

As/400 sempre in prima linea: facciamo il punto

As/400 IBM? Sempre vitalissimo!

domande a quattro mani per

Nicoletta Bernasconi, Product Manager IBM i

Luca Tiberti, ISV Power Ecosystem Leader

di IBM Italia S.p.a.

 

Claudio Leonardi, CEO di 4Securitas S.r.l.

Gli scenari si evolvono, le soluzioni tecnologiche si muovono lungo nuove direttrici e quelle applicative si allargano per soddisfare esigenze più mirate e più specifiche. Seguire queste evoluzioni, a meno di non essere specialisti del mondo IT, non è del tutto agevole, per cui abbiamo pensato di prendere come riferimento di questa trasformazione l’elaboratore annunciato nel 1988 da IBM con il nome di AS/400, certamente il sistema più longevo di tutta l’informatica.
Poniamo qualche domanda in proposito a Nicoletta Bernasconi (Product Manager IBM i, IBM Italia) e Luca Tiberti (ISV Power Ecosystem Leader, IBM Italia).

L’AS/400, anche se oggi sarebbe più corretto identificarlo come IBM i, da una parte è stato esaltato da chi lo utilizza, dall’altra viene visto con diffidenza da altri, magari semplicemente per preconcetti o scarsa informazione. Moltissime cose sono cambiate nel tempo: potete darci in estrema sintesi una panoramica cronologica delle evoluzioni – a volte vere rivoluzioni – che si sono susseguite in questi oltre 35 anni in cui attorno all’IT è cambiato tutto? Sono convinto che molti giovani manager, cresciuti in scenari popolati di Internet e Cloud, non dispongono di tutte le informazioni che potrebbero essere loro utili.

Tiberti: La strategia IBM dal 2000 in avanti è stata quella di focalizzare il proprio business verso le imprese, e di creare un ecosistema di sviluppatori software in grado di rispondere a tutte le esigenze del mercato.
Se l’AS/400 era nato come risposta alle esigenze più immediate delle aziende, soprattutto di medio piccole dimensioni, oggi il Power – arrivato alla decima generazione – è in grado di gestire il core business di organizzazioni di qualsiasi settore di mercato, ma anche di supportare le aziende nei loro processi di trasformazione digitale, anche a supporto di progetti di adozione dell’AI per una maggiore produttività e competitività.
La fruibilità dei nostri sistemi e delle relative soluzioni applicative passa dall’on-premise al Cloud fino ovviamente all’Hybrid Cloud. Abbiamo parecchio da offrire al mercato italiano e lo dimostrano le tante referenze di clienti che continuano ad investire con IBM e con i nostri sviluppatori software..

Bernasconi: IBM Power con IBM i è l’evoluzione del sistema AS/400 (Application System/400) con sistema operativo OS/400, il server progettato per soddisfare le esigenze delle piccole e medie imprese annunciato da IBM il 21 giugno 1988.
Il nome OS/400 viene mantenuto fino al 2006 quando, con l’annuncio della nuova famiglia hardware System i, il sistema operativo viene ribattezzato i5/OS e tale rimane fino alla V5R4. Nel 2008, System i e System p convergono in un’unica tecnologia – IBM Power Systems – e il sistema operativo prende il nome attuale: IBM i.

Fin dal suo primo rilascio, questo server si contraddistingue per robustezza, integrazione, affidabilità e scalabilità. Tali caratteristiche, immutate e consolidate negli anni, si sono estese ed oggi IBM Power dispone di tre sistemi operativi: AIX, IBM i e Linux. Questo spiega perché si ponga sul mercato come un’infrastruttura in grado di soddisfare le esigenze dei clienti a 360 gradi: dagli ambienti gestionali più “tradizionali” alle applicazioni più innovative con funzionalità di Intelligenza Artificiale, dall’utilizzo di dati geospaziali all’Internet of Things, per non parlare di soluzioni containerizzate con Red Hat OpenShift.
Estrema flessibilità anche per quanto riguarda i modelli di consumo: oltre alla classica soluzione on-premise, IBM Power è disponibile nell’ambiente cloud IBM, Power Virtual Server, e in una sorta di cloud privato grazie ad un’offerta “pay-as-you-go” molto granulare (Power Private Cloud) che riduce al minimo gli sprechi delle risorse e ottimizza i costi operativi.

La sicurezza e l’inattaccabilità dall’esterno dell’AS/400 sono stati tra i suoi principali punti di forza. Oggigiorno però il sistema informativo si articola su più tecnologie specializzate che interagiscono, mentre gli utilizzatori di molte applicazioni non si trovano più all’interno dell’azienda ma all’esterno: clienti, partner, agenti, fornitori, curiosi o interessati che accedono alle informazioni via Internet. Quali sono le precauzioni raccomandate a chi utilizza questa piattaforma e quali le strategie da mettere in piedi?

Tiberti: Partiamo da due assunti: un’infrastruttura IT tecnologicamente all’avanguardia, scalabile, sicura e flessibile è la base per l’innovazione.
La tecnologia trova applicazione pratica solo se chi la sviluppa ha in mente una roadmap chiara e ben definita.
Oggi il nostro mercato di riferimento può essere suddiviso in tre segmenti:
– Aziende che utilizzano la nostra tecnologia e sono seguite da software house con applicativi moderni e roapmap solide.
– Aziende che usano la nostra tecnologia e sono seguite da partner non più in grado di supportarle negli sviluppi futuri; è in questo ambito che IBM ritiene utile dare un contributo per mantenere alta la competitività delle imprese.
– Aziende che non conoscono la nostra tecnologia e le competenze dei nostri partners applicativi: queste sono le. Imprese che vogliamo raggiungere per raccontare loro le potenzialità delle nostre soluzioni e delle straordinarie sinergie tra Power10 e soluzioni applicative.
Quindi le raccomandazioni potrebbero essere di avvalersi di una tecnologia sempre aggiornata sia dal punto di vista hardware che dal punto di vista del sistema operativo, avvalersi di partner IBM che hanno investito sulla tecnologia Power per essere in grado di valorizzarla tramite il loro sviluppo applicativo, mettere sempre in discussione la propria infrastruttura con professionisti, analisti ed esperti competenti.

Bernasconi: Vorrei aggiungere che il tema della cybersecurity è sicuramente prioritario per le aziende; la globalizzazione, la dinamicità del mercato, la concorrenza sempre più agguerrita e l’adozione di modelli Cloud richiedono infatti una disponibilità dei server senza interruzioni di servizio. Nel corso degli anni, Power con IBM i si è dimostrato uno dei migliori ambienti operativi per la realizzazione di applicazioni resilienti. Inoltre, esistono soluzioni progettate per estendere ulteriormente il grado di affidabilità e resilienza già molto elevate che il sistema garantisce come caratteristica nativa.
Da un lato è compito del vendor analizzare e testare a monte ed in modo continuo i propri prodotti per identificare eventuali vulnerabilità e porvi rimedio, sviluppando correzioni e nuove funzionalità. Dall’altro lato però, spetta alle aziende adottare politiche che prevedano il costante aggiornamento dei sistemi ai livelli hardware e software più recenti. Mantenere una tecnologia obsoleta – sia dal punto di vista delle release di sistema operativo che delle soluzioni utilizzate – non offre certezze e non può certo costituire la base su cui fondare e far crescere senza ansie il business della propria azienda.

Le società di software che operano nel mondo IBM sono note per la competenza nei processi aziendali e per la capacità di assistere puntualmente i clienti su tematiche organizzative, non solo applicative. Viceversa, una delle preoccupazioni verso l’AS/400 che raccolgo tra i lettori di Breaking News è collegata alla disponibilità di soluzioni applicative, in particolare di ERP o software per mercati gestionali. Conoscendo in maniera approfondita questo mondo so che non è così, però mi chiedo dove un manager possa trovare informazioni relative a soluzioni innovative, robuste e supportate adeguatamente. Dove può appoggiarsi?

Tiberti e Bernasconi: La risposta qui è facile: rivolgersi ad IBM in primis. IBM è in grado, a seconda del settore di mercato e delle esigenze specifiche di ogni azienda, di seguirle per la parte di tecnologia hardware e di metterle in contatto con i migliori sviluppatori software italiani. Abbiamo anche creato un portale dove sono raccolte le principali informazioni: https://ibm.biz/SolutionsOnPower
I nostri sviluppatori software on Power sono in grado di approcciare le aziende partendo dalla contabilità/amministrazione fino ai progetti di AI, passando dalla produzione e dalla movimentazione delle merci.
Gli applicativi sviluppati dai tanti produttori di software (ISV) per il mondo IBM Power sono l’elemento fondamentale che valorizza la tecnologia hardware e software di IBM, rendendo l’infrastruttura elemento abilitante per la crescita delle aziende.
L’approccio a valore degli sviluppatori software che operano su IBM Power permette di offrire alle aziende una soluzione integrata, con applicazioni e servizi di gestione della piattaforma stessa, consentendo all’utilizzatore finale di beneficiare al massimo della tecnologia disponibile.
Il tema dello sviluppo nel mondo IBM i è strettamente legato a quello delle competenze applicative e alla necessità di formare giovani che possano garantire il ricambio generazionale. Per questo motivo, Faq400 (la community italiana di sviluppatori IBM i associata a Common Europe), con la collaborazione di IBM, organizza un corso per preparare i ragazzi ad affacciarsi direttamente al mondo del lavoro e a contribuire rapidamente alla crescita delle aziende che scelgono i sistemi Power con IBM i: https://www.faq400ilearning.com/pages/ibm-i-academy. È una proposta che apre ad interessantissimi sbocchi professionali.

Uno sguardo al futuro, un futuro peraltro estremamente attuale e pure affascinante. Qual è la posizione dell’AS/400 nei confronti dell’Intelligenza Artificiale? Che cosa è stato fatto e che cosa si farà a breve per potenziarlo in modo da sfruttare anche queste tecnologie?

Tiberti: I sistemi Power10, sono stati sviluppati nei laboratori IBM per indirizzare alcuni obiettivi particolari:
– Ecosostenibilità: risparmio energetico e consolidamento, con tre sistemi operativi che possono girare contemporaneamente sui nostri sistemi (IBM i, Linux, AIX).
– Hybrid Cloud: fruibilità della nostra tecnologia in tutte le modalità desiderate dai clienti (on-prem / cloud / Hybrid Cloud)
– Sicurezza: i server IBM sono gli unici al mondo che proteggono e monitorano di dati anche in transito di memoria
– Intelligenza artificiale: oggi il Power10 ha al suo interno dei processori dedicati all’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale.
Riassumendo potremo dire: potenza, agilità e affidabilità sostenibile. IBM Power è un’unica piattaforma per molti workloads e diviene così l’abilitatore per eccellenza delle priorità aziendali.

Bernasconi: L’intelligenza artificiale è tra le tecnologie digitali che stanno trasformando il nostro mondo in modo radicale. Ormai fa parte della vita quotidiana, con un numero sempre crescente di applicazioni pratiche.
IBM sta esplorando diversi modi per incorporare l’intelligenza artificiale generativa nella piattaforma IBM i. Il progetto più avanzato e promettente è la realizzazione di un assistente per la codifica di codice RPG basato su un modello di linguaggio di grandi dimensioni (LLM). L’obiettivo è quello di rendere disponibile uno strumento che possa aiutare i programmatori, esperti e non, nella realizzazione di codice di qualità. Come primo step, il tool sarà in grado di interpretare il codice sorgente e di spiegare in linguaggio naturale ciò per cui un programma RPG è stato scritto.
https://www.itjungle.com/2024/05/22/ibm-developing-ai-coding-assistant-for-ibm-i/
L’architettura del processore Power10 e la possibilità di eseguire sullo stesso hardware ambienti operativi differenti consentono inoltre di far coesistere il mondo IBM i con ambienti Linux dedicati all’esecuzione di modelli AI.
Infine, le applicazioni IBM i possono essere integrate ed arricchite con watsonx, la piattaforma IBM per l’intelligenza artificiale generativa disponibile in ambiente Cloud, sfruttando funzionalità del prodotto come ad esempio chatbot e traduzione di testi.

Soluzioni software
Sviluppate su Power

 

Nicoletta Bernasconi: nicoletta_bernasconi@it.ibm.com

Luca Tiberti: luca.tiberti@ibm.com

Europa, Onu e Corazzata Potëmkin

Europa, Onu e Corazzata Potëmkin

Europa, Onu e Corazzata Potëmkin

 

L’editoriale di Breaking News!

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Poteri con poco potere
Il mondo si è ristretto, possiamo passare da un continente all’altro nello spazio di qualche ora. Lo facciamo per lavoro, lo facciamo per andare in vacanze esotiche, lo facciamo perché siamo curiosi di vedere e di capire. Però c’è una fastidiosa contropartita.
Favoriti dal fatto che con i Media onnipresenti le distanze vengono “zippate”, ad ogni momento ci troviamo davanti una serie di problematiche sorte nei mille Paesi del mondo. Tutti gradiremmo che qualcuno decidesse, se non di risolverli, almeno di affrontarli con serietà, metodo, impegno e perseveranza ma, viceversa, gli organismi planetari e continentali mostrano non di rado una inadeguatezza … degna di miglior causa. Il motivo? Sorge il legittimo dubbio che sotto sotto siano stati progettati esattamente per questo, non per decidere e risolvere (o almeno provare a farlo) ma per discutere, dibattere, azzuffarsi … e poi lasciare tutto come prima o quasi. Qualche dubbio? Proviamo a focalizzarci su alcuni particolari. La Comunità Europea, per statuto, chiede che le decisioni più importanti vengano prese all’unanimità, situazione che porta in stallo tutte le diatribe più intricate, perché su 27 c’è sempre almeno un Paese che, per fare un esempio tra i più blandi, ha in vista le elezioni e non rischierebbe mai di inimicarsi parte dell’elettorato. All’ONU è ancora più dura con i sei organismi principali (Assemblea generale, Consiglio di sicurezza, Consiglio economico e sociale, Consiglio di amministrazione fiduciaria, Corte internazionale di giustizia e Segretariato delle Nazioni Unite) cui si sommano una miriade di agenzie specializzate (Organizzazione mondiale della sanità, Programma alimentare mondiale, Banca Mondiale, Unesco, Unicef per fermarsi alle più note). L’idea geniale è che, per bloccare una mozione sgradita, basta il veto di uno dei cinque Paesi che se ne sono arrogati il diritto: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna. Insomma, è sufficiente la presa di posizione di uno soltanto (uno su 193!) per fermare tutto. Chiunque abbia partecipato ad un’assemblea condominiale capisce che questi modelli non possono funzionare. Mai.

Fantozzi
Eppure si tratta di organismi elefantiaci e terribilmente costosi, sempre citati da chi vuole buttare un po’ di fumo negli occhi alla gente e rinviare o insabbiare decisioni complesse e impopolari. Dato che accontentare tutti non è mai possibile … si sceglie di fare patta.
Per concludere, concedetemi una associazione dissacrante ed amara ma che fotografa certe realtà. Giusto cent’anni fa, nel 1925, un film diretto dal regista russo Ėjzenštejn narrava dello storico ammutinamento ai tempi dello Zar sulla corazzata russa Potëmkin. In Italia sarebbe finito nel dimenticatoio senza l’indimenticabile citazione in una delle pellicole di Fantozzi. Il nostro eroe, costretto con tutti i colleghi ad assistere alla proiezione da un Megadirettore Galattico maniaco dei film d’essai, alla fine sbotta in una esclamazione poco salottiera ma che potrebbe rivelarsi adeguata per commentare l’attivazione di enti, commissioni e organizzazioni – nazionali e non – che strombazzano obiettivi lontanissimi da quanto poi effettivamente realizzeranno. L’esclamazione del Rag. Fantozzi dice tutto: “Per me è una boiata pazzesca!”.
Questo non significa che dobbiamo rassegnarsi al pessimismo. Anzi, sono il primo ad essere convinto che solo col confronto diretto e con la discussione franca e onesta si possa sperare di risolvere gravi situazioni di crisi. Però, se vogliamo avere una speranza che il mondo cambi marcia, forse è il caso che iniziamo individualmente ad impegnarci tutti, in modo che quello che sta alle fondamenta del vivere civile si basi sulla ragionevolezza e magari sull’interesse della giustizia nonché del maggior numero di persone possibili.

Ogni progetto è un pezzo di puzzle

Ogni progetto è un pezzo di puzzle

Ogni progetto è un pezzo di un puzzle

le soluzioni si affinano ascoltando le esigenze, accogliendo nuove tecnologie, investendo in sicurezza

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Il segreto: semplificare
Ferma quel pollice, respira, leggi. In un mondo in cui tutto scorre veloce e il susseguirsi di contenuti è un fiume in piena, fermati un attimo e lascia che queste
righe ti parlino di qualcosa che va oltre numeri, premi e tecnologie: un viaggio che trasforma la complessità in semplicità. Perché, alla fine, è questo che facciamo ogni giorno.
Non è un’autocelebrazione, né un elenco di successi o un momento per gonfiarci il petto di orgoglio. È una riflessione su come ogni passo compiuto in questi anni, ogni progetto avviato o completato, sia stato un tassello verso un obiettivo più grande: rendere semplice ciò che per molti è complicato, fino quasi a sembrare impossibile.
Dice Yuval Noah Harari: “La complessità crea opportunità straordinarie, ma la vera sfida è gestirla senza rimanerne intrappolati.”
Dietro la nostra applicazione, quella che i clienti vedono come una soluzione semplice e intuitiva, si cela un mondo di tecnologie, processi e strategie che restano invisibili a chi la utilizza. E va bene così, perché la semplicità non ha bisogno di farsi notare; la semplicità deve funzionare, punto. Come diceva Steve Jobs: “La semplicità può essere più difficile della complessità: devi lavorare duro per far sì che il tuo pensiero sia pulito e semplice”.

Ingredienti dell’evoluzione
Nel corso del 2024 abbiamo portato avanti progetti che raccontano proprio questo: un lavoro incessante e spesso sommerso, ma sempre orientato a garantire ai nostri clienti una soluzione all’altezza delle loro esigenze, e anche oltre. Abbiamo investito nella sicurezza della piattaforma, adottato sistemi avanzati di monitoraggio e protezione, ricertificato il nostro Sistema di Gestione della Sicurezza delle Informazioni secondo gli standard più recenti, dimostrando il nostro impegno verso l’affidabilità e la trasparenza.
Abbiamo accolto nuove tecnologie, come l’automazione dei processi e l’intelligenza artificiale, per semplificare ulteriormente la gestione delle informazioni chimiche, ampliando le opportunità per i nostri clienti. E abbiamo visto crescere la nostra presenza internazionale, con nuovi partner e clienti che ci hanno scelto non solo per la qualità del prodotto, ma per il valore che portiamo nella loro operatività quotidiana.
Abbiamo anche avuto il privilegio di vedere riconosciuto il nostro impegno con un importante premio che celebra l’innovazione sostenibile. Un risultato che non è solo un trofeo da esibire, ma un segno tangibile del nostro contributo concreto verso un futuro più responsabile e consapevole. Questo riconoscimento ci spinge a fare ancora meglio, a dimostrare che la tecnologia e la sostenibilità devono camminare insieme per creare soluzioni che fanno davvero la differenza.

Il vero valore
Ogni progetto è un pezzo di un puzzle più grande: un modo per costruire qualcosa che non si limita all’oggi, ma guarda con continuità al domani. Crediamo in un principio semplice: il valore non risiede solo in ciò che vediamo, ma anche in tutto ciò che rende possibile e funzionale ciò che è visibile.
Così, anche ogni soluzione che offriamo non è mai solo ciò che si vede: è il risultato di una visione, di un impegno e di una fiducia incrollabile nella tecnologia e nel valore della semplicità.
Ed è proprio questo che facciamo ogni giorno: ascoltiamo con cura le esigenze dei nostri clienti, ci immergiamo nelle loro necessità per offrire soluzioni che non solo semplificano il loro lavoro, ma lo rendono più sicuro, più efficiente e più sostenibile. Ogni progetto è un dialogo, ogni innovazione un passo avanti per aiutare chi si affida a noi a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un mondo che corre veloce la vera innovazione non è solo tecnica: è la capacità di creare valore senza complicazioni. Ci impegniamo a essere un partner che semplifica senza compromessi.
Perché, alla fine, ciò che conta davvero è aiutare i nostri clienti a concentrarsi sul loro successo.

​Eduardo Affinito
Every Software Solutions

info@everysws.com – www.every-sws.com

 

Faq400: formazione su IBM i

Faq400: formazione su IBM i

Formazione su As/400 – IBM i

Corsi da remoto, on line e su richiesta

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Sistema operativo, software di base e linguaggi utilizzati rappresentano la linfa indispensabile per l’efficienza di qualsiasi computer.
Anche se il grosso del supporto tecnico è molto spesso – in particolare per le PMI – affidato alle competenze di una software house esterna, la conoscenza degli elementi essenziali da parte del proprio personale costituisce una garanzia importante per l’azienda di qualsiasi dimensione.

Formazione, questo è il problema
La scuola italiana a tutti i livelli non sempre brilla per la capacità di produrre programmatori validi o, per lo meno, non riesce a produrli nella quantità che il mercato è in grado di assorbire.
Per questo sta rivelandosi assolutamente centrata la scelta strategica fatta da Faq400, punto di riferimento per tutto ciò che riguarda la piattaforma Power IBM i, quella che per chi la conosce da decenni rimane collegata al nome iniziale di As/400. Considerando la difficoltà sia per le aziende che per gli operatori informatici di reperire oppure formare internamente personale informatico con competenze specifiche adeguate Faq400, in collaborazione con IBM, ha messo a punto una serie articolata di corsi, spesso disponibili anche da remoto considerando che l’As/400 è diffuso in tutte le zone d’Italia, come si può vedere dall’analisi realizzata da D&P presente in questo numero.

Quali corsi
Le tipologie di formazione sono le più varie:
– corsi da remoto
– corsi on line
– corsi su richieste specifiche
I calendari, i contenuti e le modalità d’iscrizione li potere trovare sul sito