Il mercato chiede, IBM risponde

Il mercato chiede, IBM risponde

Il mercato chiede, IBM risponde

Il sistema informativo è in continua evoluzione

IBM ti aiuta e ti supporta 

 

L’evoluzione ed il continuo miglioramento figurano al primo posto tra le caratteristiche delle aziende di successo. Le PMI italiane, tra l’altro, brillano proprio per la naturale capacità di trasformare in tempi ristretti i propri processi, adeguandoli alle nuove richieste dei clienti.

Il sistema informativo, motore insostituibile
Il sistema informativo costituisce il motore che coordina e tiene sotto controllo i cambiamenti, per cui deve sempre essere in sintonia con le esigenze che variano. Questo significa che o il fornitore lo adegua e migliora costantemente oppure l’impresa si trova con uno strumento che, invece che farla accelerare, la frena e la ostacola. In questo secondo caso, forse è il caso di guardarsi in giro.

IBM ti aiuta e supporta
Faq400, in collaborazione con IBM Italia, ha attivato un’iniziativa rivolta a clienti con ERP obsoleti, senza roadmap di sviluppo da parte del fornitore e poco rispondenti alle crescenti esigenze del business. L’obiettivo è di aiutarli ad individuare i percorsi di migrazione verso nuove soluzioni applicative basate su IBM i.
Una iniziativa che si sviluppa in pochi semplici passaggi:
1. contatto con un consulente che raccoglie le esigenze e definisce insieme a te un piano di attività
2. possibilità di richiedere una consulenza nel processo di software selection grazie ad un’analisi di carattere gestionale guidata da esperti
3. attivazione di una software selection, realizzata compilando un questionario
4. possibilità di visitare il portale IBM Power Digital Platform, che aiuta l’azienda a chiarirsi le idee ed a valutare le soluzioni più qualificate: https://www.ibm.com/power/pricing/it-it?pagename=solution
5. contatto diretto con IBM attraverso il portale o facendo riferimento a Luca Tiberti, ISV Power Ecosystem Leader (luca.tiberti@ibm.com) oppure Nicoletta Bernasconi, Product Manager IBM i (nicoletta.bernasconi@it.ibm.com).

Imprenditori e IT
Se il sistema informativo è il motore dell’azienda, l’imprenditore – ed in particolare l’imprenditore illuminato – ne è la mente, quello che disegna le strategie ed anticipa il futuro. Nella fase attuale di mercato non sempre è necessario puntare all’espansione, considerando anche le non poche incertezze dei contesti mondiali, quanto alla competitività. Ne consegue che, oltre che agli investimenti su produzione o logistica (per citarne solo due), occorre puntare in maniera decisa sull’innovazione. E questo quasi sempre ha risvolti sui supporti informatici oggi disponibili. Quindi porre l’attenzione su ERP e dintorni, su strumenti di Intelligenza Artificiale e sui propri skill interni non è un optional ma una strada obbligata. IBM, da sempre, ha una caratteristica che le viene universalmente riconosciuta: una grande attenzione ai propri clienti per supportarli e per farli evolvere.
Tra le occasioni per toccarlo con mano vi segnaliamo l’evento ICT Village che si terrà a Milano il 4 e 5 giugno presso Unahotels Expo Fiera

Soluzioni software
Sviluppate su Power

 

Voglia di tregua

Voglia di tregua

Voglia di tregua

 

L’editoriale di Breaking News!

Alberto Delaini - Delaini & Partners

L’unica notizia in grado di scalzare dai primi posti dei Media la razione quotidiana delle guerre in Ucraina e a Gaza è stata la morte di Francesco. Ma questo succede, come da detto popolare, “ad ogni morte di Papa”, cioè molto di rado.
Quando, facendomi una specie di violenza, distolgo l’attenzione da questi inumani mattatoi, mi prende un senso di colpa, quasi dovessi essere responsabile per l’energia elettrica, gas ed acqua che continuo ad utilizzare in maniera automatica nemmeno fosse un diritto, per il pranzo caldo sulla mia tavola, per la visione dalle finestre di alberi e colline piene di verde, di pace e di canti primaverili d’uccelli. E quando sobbalzo sentendo uno scoppio, realizzo immediatamente che si tratta solo di una mina delle vicine cave del marmo di Botticino, lo stesso usato per l’Altare della Patria a Roma, una ricchezza per questa zona del bresciano.

C’era un ragazzo …
Eppure, se è vero che la generazione italiana del dopoguerra, la mia, non ha mai vissuto direttamente una guerra, qualche percezione remota ma ugualmente raccapricciante la porto dentro. A partire dagli echi lontani della guerra del Vietnam, Paese agli antipodi del nostro mondo, che da liceale mi coinvolgeva mentre facevo sciopero per saltare un giorno di scuola. Non avevo mai conosciuto un coetaneo che fosse nato negli Usa anche se cercavo di immaginarne lo stato d’animo quando una cartolina dell’Esercito (copywright di Gianni Morandi) lo spediva nel delta del Mekong.
Più brutale – ma sempre vissuto dall’esterno – l’impatto che ho avuto con il conflitto arabo israeliano dello Yom Kippur. Era il 6 ottobre del 1973 e ricordo la data solo perché il giorno dopo avrei compiuto gli anni. Nella biblioteca del Politecnico di Milano ci davamo appuntamento quasi ogni mattina per portare avanti il lavoro della tesi su un impianto petrolifero. Eravamo in quattro, stessa età, stesse aspirazioni, stesso approccio leggermente superficiale (anche se non privo di idealismi) ai massimi problemi del mondo. Credevamo di essere tutti uguali ma quel giorno Vladi, che veniva da Tel Aviv, ci ha raggiunto con l’espressione stravolta e il Corriere della Sera stropicciato tra le mani con un titolo terribile in prima pagina. Ci ha confidato che nella Guerra dei 6 Giorni si era ritrovato, ancora ragazzino, con un fucile in mano sulle alture del Golan e che era terrorizzato dall’idea che lo richiamassero in Patria a combattere. Per fortuna il conflitto è durato poco e se l’è risparmiata.

Il colore dello zuccotto
Sento sempre più intensa e profonda una voglia di pace o almeno di tregua, anche se tutte queste guerre di cui ne ho citato solamente un paio non toccano che marginalmente me, il mio benessere, la sicurezza dei miei cari. Non riesco e non voglio non sentirmene corresponsabile, magari in maniera infinitesima ma che non voglio ignorare. Non credo che l’uomo oggi sia radicalmente peggiorato nonostante le informazioni che mi raggiungono quotidianamente possano farmelo sospettare, anche quelle su scala più ristretta come incidenti sul lavoro, auto lanciate contro la folla, femminicidi, speculazioni oscene in nome del potere o del denaro. Cose che ci sono sempre state e oggi almeno se ne parla anche se mai per affrontarle e risolverle.
Mi è comunque affiorato alla mente un parallelismo davvero bislacco, che potrei definire blasfemo se la questione non toccasse anche un porporato. Nel “Toto-Conclave” si è citato spesso, tra gli altri, il Cardinale Pietro Parolin a cui viene doverosamente accostato l’importantissimo accordo con il governo cinese per la nomina dei vescovi locali e per un minimo di tolleranza religiosa verso i cattolici di quello Stato. Parolin ha condotto la sua azione sottotraccia, sempre in silenzio e senza pubblicità, con infinita pazienza e pari costanza fino al raggiungimento dell’obiettivo. Ad un altro Grande Mediatore dei nostri giorni non lo associano né l’oratoria, né la gestualità, né la scelta del barbiere, ma hanno in comune una cosa, forse una cosa soltanto: il colore rosso dello zuccotto dell’uno è assolutamente identico a quello della cravatta esibita dall’altro. Speriamo porti bene.

Tre secoli di elaborazione dati

Tre secoli di elaborazione dati

Tre secoli di elaborazione dati

 

Informatica che risale indietro negli anni

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Tre secoli di elaborazione dati

Tra tante le copertine impolverate e le pagine ingiallite della mia piuttosto ampia libreria, mi si è materializzato tra le mani un libro stampato in epoche ormai lontane. Era il 1975, l’anno in cui ho iniziato le mie esperienze lavorative. L’ho sfogliato con curiosità e affetto, scorrendo le pagine scritte (poche) e le tantissime immagini che risalivano addietro nei secoli e che un po’ avevo dimenticato. Il titolo: “Tre Secoli di elaborazione dati”.

Si tratta di una pubblicazione preziosa e anche curiosa, che mi fa piacere condividere, considerando che non ho trovato nessun copywright che lo vietasse. Una storia a disposizione di quelli che l’informatica l’hanno vissuta dai suoi albori – nel 1975 IBM ha lanciato il primo elaboratore per piccole e medie aziende, il Sistema /32, con tastiera e un piccolo video – come di quelli che l’hanno approcciata nei periodi successivi, dall’informatica individuale all’Intelligenza Artificiale. Mi limito a riprendere, parola per parola, stralci del testo associandoli ad alcune delle bellissime immagini del libro.

Ah, dimenticavo. Le prime schede perforate ad 80 colonne erano state progettate con il medesimo formato del biglietto statunitense da un dollaro, come potete verificare con i vostri occhi.

Alberto Delaini

La “Pascalina”
A diciannove anni, nel 1642, il matematico, filosofo e scrittore francese Blaise Pascal inventa una macchina che dimostra come i calcoli possano essere compiuti in modo puramente meccanico.
Una serie di ruote, che rappresentano le unità, le decine, le centinaia ecc., portano sulla circonferenza le cifre da 0 a 9 e sono collegate fra loro mediante ingranaggi.
La rotazione completa di una ruota fa avanzare di un’unità la ruota alla sua sinistra: per la prima volta una macchina esegue automaticamente il “riporto”, finora conteggiato a mente dall’uomo.
Per altri trecento anni il riporto automatico resterà il principio fondamentale di tutti gli strumenti di calcolo, dal contachilometri dell’automobile alla calcolatrice da tavolo.

La Macchina di Leibnitz
Allo scopo di rendere automatici i calcoli delle tavole trigonometriche e astronomiche, nel 1671 il tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz progetta una macchina calcolatrice che utilizza pignoni dentati di varia lunghezza e una versione perfezionata del meccanismo di riporto automatico ideato da Pascal.
In questo modo vengono eseguite meccanicamente le moltiplicazioni e le divisioni sotto forma di addizioni e sottrazioni ripetute.
Lo sviluppo delle scienze, degli studi astronomici, della navigazione marittima, porta a una fioritura – nei secoli XVII e XVIII – di invenzioni e progetti di mezzi meccanici per effettuare in modo più rapido i calcoli sempre più complessi che si rendono necessari.
Le raffinate invenzioni di Pascal, di Leibniz e degli altri studiosi rimangono però limitate alla ristretta cerchia degli scienziati loro contemporanei.
La tecnica del tempo non è infatti in grado di produrre in serie i pezzi di grande precisione richiesti per il funzionamento delle macchine. Soltanto dopo la rivoluzione industriale, con il perfezionamento delle tecniche meccaniche e produttive, diventa possibile realizzare e produrre in serie diversi strumenti praticamente utilizzabili.
Nello stesso tempo, grazie allo sviluppo dei commerci e delle società bancarie, si accresce rapidamente l’interesse verso le macchine calcolatrici che possono far risparmiare tempo e denaro.

Nasce la scheda perforata
Nel 1804 il francese Joseph-Marie Jacquard perfeziona l’idea del meccanico Falcon che un secolo prima aveva scoperto un nuovo sistema per rendere automatiche alcune fasi del lavoro di tessitura.
Il telaio era guidato automaticamente nei suoi movimenti da una serie di fori praticati su delle schede di cartone. Nasce cosi la “scheda perforata” per trasmettere a una macchina le istruzioni necessarie al suo funzionamento.

La Macchina analitica di Babbage
Nel 1822 Charles Babbage, un matematico inglese, realizza una “macchina differenziale” che è in grado di svolgere automaticamente calcoli scientifici ed astronomici.
Dieci anni piú tardi mette a punto il progetto di una “macchina analitica” che combina per la prima volta l’idea delle schede perforate con quella delle ruote a riporto automatico. La macchina analitica, che non venne realizzata in pratica per problemi tecnici ed economici, era in grado di compiere da sola tutte le operazioni aritmetiche sui numeri introdotti e di eseguirle in sequenze diverse per risolvere problemi diversi.
L’aspetto più rivoluzionario è però lo schema generale della macchina, identico a quello che verrà adottato, un secolo più tardi, negli elaboratori elettronici moderni.

LE MACCHINE A SCHEDE PERFORATE

Nei primi anni di questo secolo Herman Hollerith viaggia instancabilmente attraverso l’America e l’Europa per promuovere l’idea delle sue macchine a schede perforate che permettono di organizzare e classificare velocemente ed economicamente grandi quantità di dati.
Dal 1900 al 1940 queste macchine vengono modificate, perfezionate, rese piú veloci. Viene sviluppata una serie di nuove macchine basate su gli stessi principi e capaci di eseguire ciascuna determinate operazioni sulle schede perforate.

Numeri e lettere
Note anche come “macchine meccanografiche”, le macchine a schede perforate sono in grado di riprodurre i dati introdotti, di classificarli e suddividerli, di sommarli, moltiplicarli o dividerli.
Possono effettuare comparazioni e ricerche, preparare riepiloghi e prospetti, perforare su una scheda i risultati delle proprie operazioni o addirittura stamparli.
I dati vengono inoltre accettati ed emessi dalle macchine non solo sotto forma di numeri, ma anche di lettere, permettendo cosí una piú facile comprensione dei risultati e delle informazioni trattate anche da parte del personale non specializzato.

Un’economia in crescita
La rapida crescita delle aziende, l’aumento dei compiti affidati agli enti pubblici, l’espandersi dell’economia e dell’industria, soprattutto negli Stati Uniti, richiedono nuovi strumenti contabili e organizzativi.
L’estendersi delle dimensioni delle imprese porta con sè l’esigenza di disporre tempestivamente di una documentazione sempre piú vasta.
La validità delle macchine a schede perforate per risolvere i problemi del mondo commerciale e produttivo sta nella loro capacità di ridurre gli archivi e i carteggi ormai divenuti troppo voluminosi, di ottenere in tempi piú brevi risultati piú precisi e di diminuire i costi per conoscere in ogni momento la situazione esatta in cui si trova l’azienda.
Inoltre, le macchine a schede perforate non solo meccanizzano lavori prima svolti a mano, come la contabilità, ma consentono di svolgerne altri fino allora impossibili, quali ad esempio l’analisi dei costi e delle vendite.
Prime ad utilizzare le macchine meccanografiche sono le aziende che devono raccogliere ed elaborare grandi masse di informazioni: le compagnie telefoniche per registrare ed addebitare le conversazioni; le ferrovie per seguire il trasporto delle merci, le società di assicurazione per studiare le statistiche della mortalità e degli incidenti.

La scheda perforata
Nel 1928, pur mantenendo le dimensioni del biglietto da un dollaro, la capacità delle schede di contenere informazioni viene quasi raddoppiata: le colonne dei dati vengono infatti portate da 45 a 80. I fori assumono forma rettangolare: in ciascuna colonna ci possono essere uno o piú fori che rappresentano un numero, una lettera o un carattere speciale (asterisco, parentesi ecc.).
A seconda della particolare applicazione cui sono destinate, le schede vengono suddivise in modo diverso mediante linee verticali. Possono essere anche impiegati colori differenti per rendere piú facilmente riconoscibili le varie zone.
Per aumentare la quantità di informazioni immagazzinate su ogni scheda, si fa ricorso a “codici”: ad esempio, per identificare dei prodotti, si impiegano dei numeri prestabiliti anziché il nome dei prodotti stessi che può essere notevolmente lungo.

L’elaborazione meccanografica
L’elaborazione dei dati mediante macchine meccanografiche comprende tre fasi distinte: l’introduzione dei dati sulla scheda (perforazione); la loro elaborazione (selezione, inserimento, calcolo ecc.) ed infine l’ottenimento dei risultati sotto forma di perforazioni su schede o di prospetti stampati (tabulazione).

La fase di perforazione
Nella fase di perforazione, i dati contenuti nel documento originale (il modulo del censimento, l’ordinazione di un cliente, una bolla di consegna ecc.) vengono battuti da un operatore su una tastiera e convertiti in fori su una scheda.
Contemporaneamente essi vengono anche stampati in forma normale sul bordo superiore della scheda per una piú agevole comprensione del significato delle perforazioni.
Poiché questa prima fase è l’unica in cui si ha l’intervento diretto dell’uomo che può provocare errori, battendo per esempio un tasto sbagliato, le schede vengono controllate per mezzo di una apposita macchina “verificatrice”.

Selezione, inserimento e calcolo
Le fasi successive alla perforazione sono effettuate da macchine operanti in modo completamente automatico, fatta eccezione per il trasferimento manuale dei pacchi di schede da una macchina all’altra. L’elaborazione dei dati perforati sulle schede si può articolare in varie operazioni ricorrendo a diversi tipi di macchine.
La selezionatrice consente di ordinare le schede secondo codici prestabiliti: per esempio, introducendo nella macchina un pacco di schede, queste vengono tutte ordinate secondo il numero di codice progressivo, oppure vengono suddivise in più gruppi contraddistinti da codici diversi e raccolte in apposite caselle.
L’inseritrice è in grado di fondere assieme due serie di schede, dando origine a un unico gruppo
ordinato con un certo criterio.
Una forma di elaborazione molto frequente è anche il calcolo, che viene svolto da macchine calcolatrici in grado di effettuare in modo automatico somme, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni sui dati contenuti nella scheda e capaci di perforare sulla stessa i risultati

I CENTRI MECCANOGRAFICI IN EUROPA
Nel primo decennio del secolo le macchine meccanografiche vengono introdotte con successo in Gran Bretagna e in Germania, diffondendosi poi anche negli altri Paesi europei. Mentre continua l’impiego massiccio degli impianti Hollerith per i censimenti della popolazione, dalla Norvegia all’Egitto, dal Portogallo alla Bulgaria, circa 150 macchine sono installate in Europa alla fine del 1913 per conto di enti pubblici, aziende industriali e società commerciali. Dieci anni più tardi la sola Gran Bretagna conta un centinaio di installazioni e in Germania funzionano 116 tabulatrici e 100 selezionatrici.
La prima installazione di macchine meccanografiche in Italia risale al 1914, quando alcune unità vengono consegnate alla Pirelli e all’Istituto Nazionale Assicurazioni. All’inizio degli anni trenta diversi centri sono installati presso enti governativi (Ferrovie dello Stato, Ufficio Centrale di Statistica, INPS), industrie (Fiat, Montecatini, Snia), compagnie di assicurazione (Assicurazioni Italia, Riunione Adriatica di Sicurtà), società elettriche e di trasporti.
Nel 1940 il nostro Paese conta una sessantina d’impianti; dopo una leggera flessione dovuta alla guerra, il loro numero sale rapidamente a 80 nel 1948 e a 139 nel 1950.

I CALCOLATORI ELETTROMECCANICI
Mentre le macchine a schede perforate si vanno diffondendo nel mondo degli affari per la loro capacità di elaborare informazioni, continuano gli studi di matematici e scienziati per costruire dei dispositivi che siano in grado di effettuare ad altissima velocità i calcoli necessari a risolvere svariati problemi scientifici, dalle previsioni meteorologiche ai calcoli delle orbite lunari.

Il calcolatore nel salotto
Nel 1936 il ventiseienne tedesco Konrad Zuse inizia a costruire nel salotto dei genitori, con mezzi semplici e rudimentali, un calcolatore elettromeccanico, chiamandolo Z1. A questo seguono altri modelli più perfezionati, Z2, Z3 e Z4, che impiegano migliaia di relé e che vengono in parte finanziati durante la seconda guerra mondiale dagli uffici governativi. Pur non avendo alcuna conoscenza degli analoghi studi in corso negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, Zuse introduce nelle sue macchine due principi fondamentali dei moderni elaboratori: la rappresentazione binaria dei numeri e il controllo programmato mediante nastro perforato.

Mark 1: si realizza il sogno di Babbage
Dopo sette anni di studi nel 1944 viene realizzato dal professor Howard H. Aiken dell’Università di Harvard, negli Stati Uniti, in collaborazione con la IBM, il primo calcolatore aritmetico universale, che riprende le intuizioni di Charles Babbage e l’idea delle schede perforate del telaio Jacquard.
Noto come Mark 1, il calcolatore (Automatic Sequence Controlled Calculator) è guidato nel suo funzionamento da una serie di istruzioni rappresentate da fori su un nastro di carta. Leggendo queste istruzioni e i dati introdotti mediante schede perforate, la macchina procede da sola senza alcun intervento dell’uomo e fornisce i risultati del calcolo perforandoli su schede o stampandoli attraverso due macchine per scrivere elettriche.
Chiamato familiarmente “Bessie” dagli specialisti, il Mark 1 è costituito da 78 calcolatrici collegate fra loro. Contiene oltre 3.300 relé che mettono in movimento organi meccanici, quali accumulatori a ruote, contatori ecc., ed è capace di sommare due numeri di 23 cifre in tre decimi di secondo o di moltiplicarli in circa 6 secondi.
Il Mark 1 conclude un importantissimo capitolo nella storia del calcolo aritmetico: realizza il sogno di matematici e scienziati e completa il ciclo di ricerche iniziato tre secoli prima dal giovane Pascal. L’uomo è riuscito a costruire macchine da calcolo funzionanti automaticamente: una volita introdotte le istruzioni e i dati da sommare o da dividere, il calcolatore è in grado di eseguire i calcoli e di emettere i risultati.

IL PRIMO CALCOLATORE ELETTRONICO DELLA STORIA
Nel 1943 l’Università della Pennsylvania propone all’esercito degli Stati Uniti la realizzazione di una macchina capace di risolvere ad altissima velocità i problemi balistici dell’artiglieria. Progettato da J. Presper Eckert, John W. Mauchly ed Herman H. Goldstine, il calcolatore entra in funzione nel febbraio 1946 con il nome di ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Computer) e viene impiegato per svolgere, oltre ai calcoli balistici per i congegni automatici di tiro, vari lavori
scientifici che vanno dallo studio dei raggi cosmici alle ricerche sull’energia atomica.
Nell’ENIAC vengono eliminate tutte le parti meccaniche in movimento per rappresentare i numeri, come i contatori a ruote, sostituite con tubi a vuoto che vengono attivati mediante impulsi elettronici e che indicano le varie cifre mediante il proprio stato di accensione o di spegnimento. Poiché gli impulsi elettronici si muovono migliaia di volte più velocemente di un dispositivo elettromeccanico, l’ENIAC è in grado di effettuare oltre 300 moltiplicazioni al secondo, anziché una sola come i calcolatori elettromeccanici più perfezionati.
Il primo calcolatore elettronico della storia impiega 18.000 tubi elettronici, pesa oltre 30 tonnellate e occupa una superficie di 180 metri quadrati. Pur essendo molto veloce, è costruito per svolgere essenzialmente un unico compito: i calcoli connessi alle traiettorie balistiche. Per predisporlo quindi a risolvere un problema diverso, è necessario modificare manualmente la posizione dei vari interruttori e le connessioni dei fili elettrici, impiegando parecchie persone per alcuni giorni.

… continua nel prossimo numero di Breaking News!

Due giorni per raccogliere le idee. Assieme.

Due giorni per raccogliere le idee. Assieme.

Due giorni per raccogliere le idee. Assieme.

Milano, 4 e 5 giugno: ICT Village

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Le restrizioni del periodo Covid ci hanno abituato – o magari, più riduttivamente, costretto – a forme di relazioni interpersonali discretamente asettiche: telefonate, email, call via Teams o simili. Tutto molto funzionale e razionale, tutto molto utile per evitare tempi e costi di spostamenti.
Però questa impostazione rischia di richiuderci in un bozzolo, di farci perdere l’abitudine all’incontro diretto che è molto più rivelatore e funzionale rispetto agli strumenti precedentemente citati. Vedersi di persona è molto di più, permette di cogliere sfumature, invoglia a fare domande, realizza una interazione utile ad avviare approfondimenti, ad esprimere dubbi o preoccupazioni, tutte cose che altrimenti non verrebbero tirate fuori. Insomma permette di realizzare una vera interazione tra individui, premessa importante perché una collaborazione produttiva possa avere inizio.

Cambio di stile
Anche per questo è stato organizzato ICT Village 2025, l’evento in presenza che il 4 e 5 giugno raduna a Milano una parte di assoluto rilievo nell’offerta ICT italiana che si mette a disposizione di aziende prospect e di operatori in cerca di soluzioni più innovative ed efficaci. ICT Village punta al confronto, alla conoscenza reciproca e naturalmente anche al business, perché per scegliere non c’è niente di meglio che vedere da vicino più soluzioni, confrontarle e fare le opportune valutazioni.
Restare competitivi rappresenta una sfida che è impossibile affrontare da soli, ma risulta meno arduo se si hanno occasioni per l’aggregazione e la divulgazione delle ultime innovazioni tecnologiche ed applicative.

ErpSelection e Faq400, due community
L’evento è organizzato da ErpSelection e Faq400, che mettono a disposizione di aziende e operatori informatici spazi ed eventi dove poter esprimere opinioni, porre domande, scambiarsi esperienze, trovare ispirazioni, cercare soluzioni. Insomma, luoghi di confronto e crescita dove iniziare relazioni e incontrare i testimoni del cambiamento positivo.

A qualcuno piace straniero

A qualcuno piace straniero

A qualcuno piace straniero: gli ERP internazionali

D&P: analisi di mercato

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Lo scenario economico, in cui i confini nazionali non rappresentano più una barriera (dazi permettendo …) per i commerci, ha portato aziende italiane di tutte le dimensioni a dotarsi di supporti informatici – meglio caratterizzarli come ERP – per gestire i processi in lingue differenti ma soprattutto con localizzazioni che sposino le normative locali.
I principali ERP prodotti in Italia si sono quindi dotati di strumenti adeguati a soddisfare queste esigenze ma, parallelamente, dall’estero sono arrivati nel nostro Paese software che un po’ alla volta si sono inseriti a buon diritto tra le soluzioni leader. Se diciamo “un po’ alla volta” è perché le peculiarità amministrative vigenti da noi hanno costituito agli inizi un muro non facilissimo da superare, però questo problema è per tutti ormai alle spalle.

Il senso di questa analisi
Abbiamo voluto verificare attraverso elementi statistici questo fenomeno sia perché il numero di ERP provenienti dall’estero è significativo (se ne contano almeno una ventina, a volte anche più di uno per singolo fornitore), sia perché la loro diffusione è notevole. Quindi qualche elemento numerico può aiutare tutti a capire ed a valutare.
Ribadiamo che i dati della Delaini & Partners su cui ci basiamo non hanno assolutamente la pretesa di rappresentare tutto l’installato di questa tipologia, però il campione scelto, che raggruppa 2.345 aziende nazionali, è certamente significativo.

Grazie.

Alberto Delaini
Email: alberto@delainipartners.it 
Cell.: +39 348.2624906.

 

Un’occhiata alla geografia
Abbiamo (arbitrariamente!) diviso l’Italia in quattro zone per evidenziare dove percentualmente si trova una maggiore densità di ERP di provenienza straniera. Naturalmente i numeri sono influenzati dalla diversa presenza di aziende, però il quadro qualcosa può dire.

Dov’è che il fenomeno è in crescita?
Come abbiamo visto, gli ERP di matrice straniera son presenti sostanzialmente dappertutto però, in termini geografici, il fenomeno si sta evolvendo con dinamiche che abbiamo voluto raffrontare.
Abbiamo quindi preso la “fotografia” di quattro anni fa (eravamo nel 2021) e l’abbiamo confrontata con quella di oggi per vedere dove la penetrazione percentuale di queste soluzioni sta aumentando e dove no.
I dati li ritrovate di seguito.

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L’immagine (espressa in percentuale, non in termini assoluti nei quali la crescita c’è dappertutto) evidenzia alcuni spunti di riflessione:
– forte la crescita del Veneto (+3,72% ) soprattutto a fronte della regressione nazionale della Lombardia (-4,29%)
– tra le Regioni a minore densità di aziende, ci sono da rilevare ad esempio la crescita della Puglia (+0,54%), dell’Abruzzo (+0,45%) e del Lazio (+0,36%)
– in flessione altre Regioni fortemente industrializzate come Emilia Romagna (-1,18%) o Piemonte (-0,54%)

Macro settore merceologico
Anche la suddivisione tra aziende di produzione, commerciali e servizi può darci qualche indicazione. Interessante è pure un confronto tra la situazione percentuale del 2021 e quella di oggi.
Ecco il quadro.

Emerge che la Produzione, segmento al quale molti ERP stranieri avevano dato la priorità, rimane comunque al primo posto ma proporzionalmente aumentano in maniera significativa le installazioni e le soluzioni “verticali” per il Commercio ed i Servizi.

La presenza dei vari ERP
La curiosità dominante rimane sempre quella di conoscere quali sono gli ERP stranieri protagonisti di questa “invasione” e qual è la loro effettiva presenza.
Premettiamo per chiarezza che i dati che abbiamo raccolto non sono quelli completi del mercato italiano dove, per fare un esempio, i soli SAP Business One e Microsoft raccolgono parecchie migliaia di installazioni ciascuno. Noi contribuiamo per quello che possiamo ed è evidente che gli ERP che sono arrivati in Italia per primi hanno maggiori probabilità di essere stati rilevati e di figurare nelle posizioni top delle nostre parziali classifiche.
Una nota sull’installato Microsoft: per quanto possibile e basandoci sui dati delle prime installazioni nella stessa azienda, visto che poi con le release successive le soluzioni si sono fuse in una soltanto, abbiamo tenuto separati i numeri relativi a Navision (chiamatelo Nav o Dynamics o Business Central secondo vostri i gusti) da quelli di Axapta, originariamente più mirati al mondo manifatturiero.
Una seconda premessa riguarda l’installato dei vari ERP distribuiti da Infor che sono moltissimi (da M3 che era Movex a LN che era Baan a Infor Visual o Infor Mapics e così via. Li abbiamo raggruppati sotto un solo contatore per evitare eccessive dispersioni ma anche per sottolineare il grosso lavoro fatto in Italia da questa società.
E ora passiamo ai numeri.

Le considerazioni sono troppe per digerirle in una sola volta, per cui riprenderemo e completeremo l’analisi nel prossimo numero di giugno.
In questo parleremo in particolare di:
– dimensioni di fatturato e dipendenti delle aziende che hanno scelto ERP di provenienza estera
– micro settori merceologici in cui gli ERP stranieri hanno verticalizzazioni qualificate e un maggiore installato
– quali sono le scelte delle imprese con capogruppo straniera che operano in Italia.