Premiata l’efficienza digitale in produzione

Premiata l’efficienza digitale in produzione

Premiata l’efficienza digitale in produzione

 

progetto premiato al Digital360 Awards 2024

Alberto Delaini - Delaini & Partners

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L’ambientazione è quella suggestiva di Lazise, le sue mura scaligere e la penisola di Sirmione a fare da sfondo. Ma non si tratta di un incontro per promuovere il turismo, qui si parla di innovazione.
Digital360 Awards, che si svolge con cadenza annuale contestualmente al CIO Summit, è il contest che premia le migliori applicazioni basate su strumenti innovativi IT. La selezione è estremamente impegnativa considerando che nell’ottava edizione, tenuta dal 26 al 28 settembre scorsi, si è partiti da centinaia di progetti candidati sottoposti al vaglio di oltre duecento CIO di primarie aziende private e pubbliche. Una caratteristica interessante del riconoscimento è che non vengono premiati i prodotti bensì i progetti realizzati, fattore che contribuisce a mettere sul piatto della bilancia i risultati ottenuti in una realizzazione d’eccellenza.
La fase finale ha riguardato le trenta migliori soluzioni identificate dalla giuria, suddivise in sette categorie oltre a tre premi speciali. Nell’ambito della “Sostenibilità” il riconoscimento è stato attribuito ad Every Software Solutions.

SDS-FullService per il controllo delle sostanze chimiche pericolose
Il sistema presentato si chiama SDS-FullService e l’esperienza di successo è quella della E.Miroglio, importante azienda della filiera tessile del Fashion, con sette unità produttive distribuite tra Italia e Bulgaria.
Il settore del Fashion da anni è nel mirino a causa del suo impatto produttivo sulla salute umana, sull’ambiente e sulle difficoltà connesse all’uso in produzione, allo smaltimento, al riuso e al riciclo di enormi quantità di prodotti contenenti sostanze tossiche. Non a caso si parla spesso di moda green, un trend alimentato dal Green Deal europeo e dalla crescente attenzione del mercato e dei consumatori alla sostenibilità. Questa pressione, unita all’esigenza di rispettare le numerose normative vigenti, spinge le aziende del settore ad essere estremamente attente alle sostanze chimiche pericolose presenti nei materiali e nei processi di produzione, con l’obiettivo di ridurne l’utilizzo o sostituirle con alternative meno dannose per la salute e per l’ambiente.

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Il progetto premiato
Grazie all’introduzione di SDS-FullService ed alla collaborazione di Every Software Solutions, E.Miroglio, in meno di un mese, ha digitalizzato e automatizzato i processi di controllo delle sostanze chimiche in conformità alle MRSL (Manufacturing Restricted Substances List), ottenendo anche vantaggi tangibili in sede di visite ispettive, audit e certificazioni.
La soluzione SDS FullService offre metodologie, servizi e soluzioni digitali innovativi in grado di:
• trasformare automaticamente le Schede Dati di Sicurezza (SDS) in una banca dati strutturata di informazioni sui prodotti chimici
• organizzare la ricezione delle SDS dai fornitori
• centralizzare l’archiviazione e la gestione delle SDS
• consentire ricerche immediate ed efficaci
• semplificare le verifiche di conformità
• generare una reportistica affidabile
• integrare e mantenere aggiornate le MRSL pubbliche
• integrare liste private di sostanze da monitorare

Il progetto di adozione di SDS FullService, iniziato nel 2023, ha coinvolto quattro reparti degli stabilimenti italiani di Valli del Pasubio (Vicenza): tintoria, impianti tecnici, manutenzione e trattamenti teli campionario.

Il premio speciale “Sostenibilità” attribuito a SDS-FullService sottolinea anche che la soluzione non riguarda esclusivamente imprese del settore chimico ma è facilmente replicabile in qualsiasi settore industriale che faccia uso di prodotti chimici.

Every Software Solutions

info@everysws.com – www.every-sws.com

Prima dell’acquisizione mi tiro a lucido

Prima dell’acquisizione mi tiro a lucido

Prima dell’acquisizione mi tiro a lucido

quattro domande a Marco Zingarelli

Co-Founder e AD di Cygni Srl

 

 

Claudio Leonardi, CEO di 4Securitas S.r.l.

Abbiamo riscontrato un fortissimo interesse – sia tra gli operatori informatici che tra le aziende che usufruiscono di soluzioni e servizi IT come clienti – sul tema delle fusioni tra società IT. Analizziamo le attività e le esperienze di Cygni, una realtà che aiuta le imprese interessate, sia dalla parte di chi acquisisce che da chi viene acquisito, ad incontrarsi ed a mettere a punto sinergie che possano migliorare in maniera significativa i risultati e le competenze di entrambe.

 

Cygni rappresenta una realtà con una storia aziendale relativamente breve ma alle cui spalle stanno competenze ed esperienze professionali che condensano decenni di storia dell’IT in Italia. Ci vuoi spiegare come è nata l’iniziativa?

Cygni è nata dall’iniziativa di professionisti che, prima ancora di essere consulenti, hanno maturato un’esperienza imprenditoriale diretta nel settore delle tecnologie. Questo background permette loro di comprendere non solo gli aspetti tecnici di un progetto, ma anche le motivazioni e le sfide che chi affronta un processo di M&A deve considerare, specialmente in vista di possibili aggregazioni con altre strutture. L’obiettivo di Cygni è offrire una risposta non solo finanziaria ma anche di concretezza tecnica, organizzativa e di complementarietà umana tra gli attori di un progetto di finanza straordinaria.

Il fatto che le società si trasformino è assolutamente fisiologico e che questo avvenga pure per le realtà dell’informatica non deve stupire. Piuttosto direi che, come è già avvenuto negli scorsi decenni per le imprese “normali” (passami la semplificazione) che sono state proiettate a competere all’interno di scenari non più locali ma nazionali, continentali e non di rado mondiali anche quando si trattava di PMI, lo stesso sta succedendo per gli operatori IT. Solo che la loro trasformazione, più che a livello geografico, viene forzata dalla domanda di mercato in direzione dell’ampliamento delle competenze tecnologiche ed applicative. Ne consegue che la necessità di associarsi – indipendentemente dalla forma scelta – è diventata un “must”. Come vi inserite in questo scenario?

Un progetto di M&A, secondo Cygni, richiede un’analisi e una validazione degli obiettivi industriali e di mercato prima ancora di essere strutturato finanziariamente. La finanza in questo contesto diventa un fattore abilitante, uno strumento per accelerare e ottimizzare i processi che portano a una valorizzazione eccellente. Cygni, agendo sia per i potenziali acquirenti sia per i venditori, offre competenza nell’identificazione dei soggetti ottimali, assicurando che ogni attore inserito nel progetto di M&A contribuisca a raggiungere gli obiettivi di crescita e trasformazione con successo.

Molte realtà informatiche nazionali sono nate su una base che potremmo – senza offesa, anzi! – definire artigianale: alcuni professionisti che si associano e creano intorno a loro un team coeso ed efficiente. Quando questo schema si apre a collaborare con terzi per effetto di acquisizioni, fusioni o altro, non tutti sono perfettamente preparati alla trasformazione. Qual è la vostra strategia ed il vostro contributo in merito?

La strategia di Cygni si concentra sull’integrazione e sul miglioramento organizzativo delle società software che si apprestano a essere acquisite. Grazie alla nostra esperienza in M&A, guidiamo le aziende non solo durante le fasi di negoziazione e due diligence, ma anche nell’implementazione di modelli organizzativi che favoriscano una transizione agevole. Il nostro team si occupa di supervisionare ogni fase, coinvolgendo professionisti qualificati per assicurare che la fusione o acquisizione sia strutturata per il successo a lungo termine e per massimizzare le sinergie tra le competenze delle due realtà

Una curiosità: qual è la tipologia di società che con maggiore frequenza si rivolge a voi? Piccole o medie o grandi? Per acquisire o per essere acquisiti?

Cygni lavora con una varietà di aziende, dalle piccole alle grandi realtà, che operano nel mercato IT e ICT. In generale, ci rivolgiamo sia a piccole e medie imprese che vogliono essere acquisite per accedere a risorse e competenze più avanzate, sia a società più strutturate che intendono crescere acquisendo competenze esterne per migliorare la propria offerta tecnologica. La flessibilità della nostra boutique di consulenza ci permette di adattare i nostri servizi alle necessità di ciascun cliente, indipendentemente dalla loro dimensione o dal ruolo che assumono nel processo di M&A

 

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Espansione per acquisizione: tendenze per la Software House

Espansione per acquisizione: tendenze per la Software House

Espansione per acquisizione

oggi la Software House cresce così

quattro domande a Mario Goretti

 

Claudio Leonardi, CEO di 4Securitas S.r.l.

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Il contesto che caratterizza i fornitori di soluzioni informatiche da alcuni anni sta cambiando in modo sostanziale. Due, tra gli altri, sono i driver di questa trasformazione:
– la domanda delle aziende clienti che cercano un partner in grado di supportarle a 360°, sia in termini applicativi (ERP, BI. Gestione documentale, CRM e moltissimo d’altro) che tecnologici (dagli interventi sistemistici alla security, considerando che sono sempre più rare le figure interne con competenze approfondite ed articolate) e quindi privilegiano software house ben strutturate
– i fenomeni di accorpamento (fusioni, acquisizioni) che stanno cercando di rendere meno lillipuziano e frazionato il panorama dell’offerta.
Ne parliamo con Mario Goretti, Amministratore Delegato di Agomir S.p.A., per farci raccontare i passi ed i perché della loro trasformazione.

La vostra azienda ha una lunga storia nel mondo dell’IT e, dopo aver mantenuto inalterate le proprie caratteristiche ed il proprio modo di operare per parecchi lustri, si è orientata verso una politica di espansione realizzata anche attraverso acquisizioni. Ci vuoi raccontare come è avvenuto?

Agomir S.p.A. è da qualche anno l’azienda operativa del Gruppo G.R. Informatica, fondato a Lecco nel 1981 da mio padre Lorenzo. Da sempre, oltre alla crescita organica, abbiamo cercato di allargare i nostri orizzonti mediante acquisizioni: per esempio è stata molto importante nel 2002 quella di Zecca S.p.A., storico player nel mondo IBM.
Più recentemente abbiamo inserito nel nostro gruppo Supertronic di Milano, Celtis di Bologna e Punto Sistemi di Bergamo, raggiungendo così i 20 milioni di fatturato con oltre 100 specialisti in ambito ICT.
In oltre 40 anni di storia, alcune operazioni sono andate bene, altre meno, come è normale che sia, sempre considerando che il fattore umano e le dinamiche del mercato sono due elementi non banali da gestire.
La strada è comunque tracciata, ovvero proseguiremo con questo modello, agendo comunque in modo sostenibile, seguendo cioè quel “passo alpino” che ci ha sempre contraddistinto.

Normalmente quando si parla di acquisizioni nel mondo informatico vengono alla mente i classici nomi di Zucchetti, TeamSystem o Var Group che da parecchio tempo perseguono una strategia di crescita realizzata attraverso l’acquisto di altre società, magari in precedenza loro distributori. Agomir mi sembra che porti avanti un piano analogo, peraltro realizzato su scala e con metodologie differenti. Oppure mi sbaglio?

Le aziende citate sono dei colossi, dei riferimenti per il panorama informatico nazionale, e dispongono di mezzi importanti a supporto di un approccio finanziario nelle dinamiche di M&A.
Il nostro modello di crescita per acquisizioni è più orientato a dimensioni che definirei “umane”, prediligendo la valorizzazione delle persone e delle competenze esistenti nelle aziende target, con l’obiettivo anche di salvaguardare la continuità operativa dei clienti, limitando eventuali “traumi” che queste azioni possono portare con sé, dando sempre priorità al benessere quotidiano delle persone coinvolte.

Un curiosità: che cosa avviene all’interno della struttura acquisita? Quali sono i cambiamenti e le fasi di formazione che portate avanti per favorire un rapido amalgama con voi?

Dopo una prima fase di approfondimento e assestamento, tendiamo a creare alcune sinergie operative su prodotti o progetti comuni, identificando anche le risorse economiche e soprattutto umane necessarie al raggiungimento degli obiettivi.
Per noi è fondamentale non solo aumentare le competenze del personale esistente attraverso opportuni piani formativi, ma anche inserire nuove figure in grado di gestire il cambiamento ed eventuali accelerazioni in modo più focalizzato, preservando comunque un equilibrio tra il passato ed il futuro dell’azienda acquisita.
Compito mio e del management è quello di portare anche nelle nuove realtà i valori cardine di Agomir ereditati da G.R. Informatica, tra cui gentilezza, responsabilità e cura del cliente.

Un ultimo aspetto, peraltro niente affatto banale. Che cosa succede alle aziende clienti della realtà acquisita? Quali sono le loro preoccupazioni e, viceversa, i vantaggi che riescono a percepire nella fusione?

Le aziende clienti sono sostanzialmente “sacre”, ovvero devono essere tutelate e accompagnate in un processo evolutivo solo laddove oggettivamente necessario e comunque desiderato da tutti gli attori coinvolti. Siamo molto pragmatici e trasparenti nei loro confronti, anche mediante incontri mirati per illustrare i percorsi ipotizzati, raccogliere problemi da risolvere, ma anche spunti utili ad indirizzare il nostro operato, che non può essere monodirezionale.

 

Mario Goretti
Amministratore Delegato di Agomir Spa

 

 

 

 

Poeti, santi, navigatori ed olimpionici

Poeti, santi, navigatori ed olimpionici

Poeti, santi, navigatori ed olimpionici

L’editoriale di Breaking News!

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Certo, noi italiani siamo un popolo decisamente strano. Abbiamo una storia millenaria fatta di civiltà e cultura e forse non ci rendiamo conto che possediamo pure la massima concentrazione di opere d’arte ed architettoniche che esista al mondo. Come non bastasse, la sorte ci ha posizionati al centro del Mediterraneo e gratificato di ogni varietà in termini di panorama, dai ghiacciai delle Alpi alle spiagge del Salento.
Poi la nostra buona stella si è un po’ appannata, lasciandoci la responsabilità di decidere la classe politica e di preoccuparci della buona gestione della cosa pubblica. E lì non è che sempre ci siamo dimostrati i primi della classe.

Medaglie di legno
Ma le lamentazioni non portano da nessuna parte, è passato da poco (anche se sembra un secolo) il momento dei peana, dei canti di vittoria. Le Olimpiadi di Parigi sono dietro le spalle, le acque della Senna possono tranquillamente tornare coltura di virus ed un poco alla volta si sono spenti pure gli “assalti alla diligenza” di funzionari sportivi ed esponenti politici che reclamano meriti – immaginari o meno – sulla messe di medaglie che abbiamo riportato in madrepatria.
Un particolare mi ha colpito e, se consentite, commosso. Il nostro Presidente Sergio Mattarella, una volta di più, ha messo in evidenza una sommessa ma sempre decisa attitudine a vedere le cose da una prospettiva particolare, una prospettiva estremamente umana e diretta. Ha invitato al Quirinale non solo gli atleti – olimpici e paralimpici vorrei sottolineare – che una medaglia la tengono orgogliosamente al collo ma pure quelli che sono arrivati quarti. La cosiddetta “medaglia di legno” (ne abbiamo fatto una vera raccolta: ben 25 se non ricordo male!) per una volta tanto non rappresenta la maledizione di una sconfitta ma la sottolineatura dell’impegno di chi, comunque, si è issato molto vicino all’Empireo mondiale nella propria specialità. Abbiamo letto di polemiche tra atleti che l’hanno accolta come un grande successo personale – bravissimi! – e di altri che ne hanno contestato la celebrazione sostenendo in sostanza che o vinci o non sei assolutamente nessuno.
Dall’alto del mio personale carnet sportivo, drammaticamente disadorno anche rispetto al livello minimalista in cui mi sono trovato a competere, parteggio decisamente per i primi perché le sconfitte e le vittorie nelle competizioni, parimenti incruente e senza conseguenze esiziali, mi hanno sempre insegnato qualcosa e fatto più uomo.

Cittadinanza
Un’altra osservazione in tempi di jus scholae. Per semplificare, mi limito unicamente ai volti ed ai nomi e cognomi delle ragazze che hanno fatto scempio di qualsiasi avversaria nel torneo olimpico di pallavolo. Senza esagerazione ci troviamo a sfogliare un intero atlante geografico che parte a buon diritto da Julio Velasco, il loro coach venuto dall’Argentina. Ce ne sono di nate all’estero, di nate in Italia da uno o entrambi i genitori di altri Paesi o altri Continenti, insomma un’armata policroma che ha intonato all’unisono l’inno di Mameli.
Da ragazzo mi è capitato di restare un periodo a Parigi ed il primo elemento di stupore è consistito nell’incrociare di continuo nei Boulevard persone di colore, indiani e persino cinesi. Era il 1963, mica ieri, e nella mia Verona capitava veramente di rado di vedere qualche ragazzo nero, ma solo ed esclusivamente con la divisa dell’esercito statunitense che aveva lì una importante base. Oggi miei nipoti hanno in classe dal 30 al 50% di compagni provenienti da mille Paesi del mondo e li invidio, perché considero questo fatto una incredibile forma di arricchimento personale e culturale. Sempre che questo incontro avvenga con la mente aperta, la stessa che dimostrano ragazzi e ragazze neri che parlano con il cantilenante accento veneto, indù che si esprimono in perfetto bergamasco o cinesi che sfoggiano un morbido accento toscano.
Tutte le statistiche affermano che l’Italia sta invecchiando, che le aziende non trovano giovani da assumere, che non abbiamo badanti ma nemmeno infermieri e via andando. Tante criticità che riempirebbero un volume. Aggiungo che mi piacerebbe un sacco che la cittadinanza dispensata a piene mani a chi dimostra talenti sportivi fosse attribuita (con logica severa, regole chiare ma anche senza tirchieria) a tutti quelli che arrivano in Italia e dimostrano di adottarne le leggi, la cultura e pure qualche tradizione locale. Tra gli sportivi cito l’esempio di Andy Diaz Hernandez, la “nostra” medaglia di bronzo nel triplo maschile. Senza l’atletica sarebbe ancora a Cuba e sottolineo che quella di Parigi è stata pure la sua prima performance con indosso la maglia azzurra. Viene allenato da Fabrizio Donato, bronzo alle Olimpiadi di Londra nel 2012, cui l’allievo “irriconoscente” ha pure tolto il primato italiano nonostante il suo mentore si fosse esposto al punto da ospitarlo in casa propria. Una chicca: a Parigi l’hanno battuto solamente lo spagnolo Jordan Alejandro Díaz Fortun (oro) ed il portoghese Pedro Pichardo (argento). Entrambi nati a Cuba.

Concludo con una precisazione pedante. Il termine Olimpionico – che ho citato per semplicità nel titolo – indica esclusivamente gli atleti che le Olimpiadi le hanno vinte, non gli altri che vi hanno semplicemente partecipato o si sono classificati nelle più basse posizioni del podio. Sento di doverlo al mio indimenticato professore di Greco, che lo sottolineava sempre e con piccato puntiglio.

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Alberto Delaini

E’ nato prima il Cliente o il Fornitore?

E’ nato prima il Cliente o il Fornitore?

E’ nato prima il Cliente o il Fornitore?

riflessioni ad alta voce sulle situazioni di mercato

 

Claudio Leonardi, CEO di 4Securitas S.r.l.

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Di primo acchito, può essere una domanda mal posta. La domanda simile nella forma “ E’ nato prima l’uovo o la gallina?”, rivela un profondo distinguo nella sostanza.
All’origine (siamo nella preistoria) il Cliente probabilmente coincide con il Fornitore, in quanto il Cliente stesso si procura le risposte alle proprie esigenze, però possiamo soffermarci e provare a distinguere il cliente dal fornitore con questa definizione generica
• Cliente: un individuo o un’organizzazione che acquista beni o servizi da un’altra azienda.
• Fornitore: un individuo o un’organizzazione che vende beni o servizi a un’altra azienda.
In questo senso, i fornitori sono nati prima dei clienti. Infatti, fin dai tempi antichi, gli esseri umani hanno barattato beni e servizi tra di loro. Le prime forme di commercio erano basate su relazioni dirette tra individui o piccole comunità, dove chi produceva un bene o un servizio lo scambiava con chi ne aveva bisogno.
Nel corso del tempo (possiamo saltare qualche millennio), poi, si è creata una vera differenza, e direi anche una grande frattura tra il Cliente e il Fornitore. Spesso si è arrivati a considerazioni di “guerra dei prezzi” e di competizione tra le due parti. Esattamente agli antipodi rispetto alla genesi.

Il mercato però è cambiato

Ora il mercato impone non solo una partnership, ma una vera condivisione di obiettivi; è il momento di metabolizzare che il Cliente coincide con il Fornitore e a nessuno giova far perdere tempo all’altro. Se alimentiamo un sistema virtuoso e riusciamo ad eliminare l’attuale sistema, direi, vizioso, possiamo produrre più valore materiale e valore immateriale. Si vince insieme e si perde insieme

Facciamo una divagazione

Abbiamo anche Il Cliente che è presente alla medesima azienda, pensiamo ad es. al ruolo delle persone coinvolte a monte e a valle nel processo produttivo. E qui ci sarebbe il capitolo del cliente interno e della cultura della reciproca fiducia per essere un vero team.
Se aggiungiamo alla fiducia, la passione e la competenza, costruiamo l’organizzazione in grado di competere oggi e soprattutto domani
Ma questa è un’altra puntata, quindi per ritornare sul tema, perché non chiediamo all’AI?
Quindi, …. chiediamo all’AI: è nato prima il cliente o il fornitore ?

1. Contesto Storico e Economico. Storicamente, si può argomentare che il fornitore esisteva prima del cliente. Questo perché, in una società primitiva, chiunque producesse un bene (ad esempio, un contadino che coltiva grano) diventava automaticamente un fornitore. Solo successivamente, con l’evoluzione del commercio e della società, è nata la figura del cliente, che è colui che acquista o scambia beni e servizi.
2. Contesto di Creazione di un’Impresa. In questo contesto, un’azienda potrebbe essere fondata prima di avere clienti effettivi. In altre parole, un fornitore o un produttore potrebbe iniziare a produrre beni o servizi in previsione di attrarre clienti. Tuttavia, dal punto di vista del mercato, è spesso la domanda del cliente che guida l’esistenza del fornitore; senza una domanda, non ci sarebbe necessità di un’offerta.