Il PC ? Roba da 60 anni fa !
L’editoriale di Breaking News!
Sono entrato in IBM, proprio per caso, nel 1975 e mi sono istantaneamente innamorato dell’informatica. Non in senso tecnologico quanto per le potenzialità che i computer, allora agli esordi nel supporto alle PMI italiane, avrebbero offerto alla gestione aziendale.
Sul mercato nazionale il “nemico” – parola terribile che però fotografava la rivalità quasi ideologica di quell’epoca – era una società nazionale, presente in maniera capillare in qualsiasi piccolo centro grazie ad una futuristica strategia di franchising ante litteram messa in piedi da un personaggio semplicemente geniale. Perché Adriano Olivetti (1901-1960), nonostante la prematura scomparsa e le limitate risorse dell’Italia di allora, ha lasciato una traccia indelebile nell’informatica mondiale, non nazionale.
L’epoca delle elettrocontabili
Quando mi sono affacciato, imbranato come ogni principiante, a questo scenario, l’Olivetti era un orgoglio e quasi una fede per tutte le piccole aziende. Al punto che ricordo un ragioniere, direttore amministrativo di un’aziendina con vista sul Lago di Garda, che dopo avermi educatamente ascoltato illustrare le potenzialità del Sistema/32 IBM, grande come una scrivania con tastiera e con un piccolissimo video, si è aperto in un sorrisetto come di compatimento: “Eh, ingegnere, lei vuole proprio raccontarmela. Meno male che il mio amico dell’Olivetti mi ha già spiegato che il futuro non è in quello che racconta lei ma nelle elettrocontabili a schede!”
Che, per inciso, è vero che costringevano l’operatore ad inserire in sequenza più schede di cartoncino per completare l’operazione (una per la fattura, una per la scheda cliente, una per l’Iva), però quando un conto era in negativo lo rappresentavano a caratteri rossi, mica solo con il segno meno! Ho ringraziato, stretto la mano e sono uscito: di fronte alla fede non ci sono argomenti che tengano.
Il primo PC
Ma quello che avrei saputo solo dopo e che mi è tornato alla mente leggendo l’articolo del Corriere della Sera di questi giorni, firmato da Dario Basile, intitolato “Compie 60 anni il primo PC al mondo” (che invito caldamente a leggere) è una meravigliosa pagina che riflette l’inesauribile inventiva delle nostre genti.
Per farla breve: nel 1955 a Ivrea nasce il progetto dell’Elea 9003, il primo calcolatore elettronico italiano; quattro anni dopo la morte di Adriano Olivetti nel ’60, il figlio Roberto è sostanzialmente costretto a vendere la divisione elettronica alla General Electric. Tutta la struttura salvo un piccolo progetto, apparentemente velleitario se non fuori di testa, quello di un computer da scrivania.
Oggi sembra assurdo, ma un microscopico team si è trovato ad affrontare tutta una serie di problematiche, comprese quelle collaterali agli aspetti tecnici: dal lavoro certosino sui costi, visto che le componenti elettroniche erano carissime, alle istruzioni che dovevano essere facili e comprensibili ad una platea di non esperti.
La Mostra di New York
La Olivetti e il suo staff dimostrano un coraggio ed una preveggenza incredibili, così che quando nell’ottobre 1965 la macchina, denominata Programma 101, viene esposta alla Mostra Internazionale di Macchine per Ufficio di New York ne diviene immediatamente la protagonista. Tanto per dire, tra i primi acquirenti ci fu la Nasa che li utilizzò per il calcolo delle rotte lunari destinate a portare nel 1969 l’uomo sulla luna con la missione Apollo 11. Un successo incredibile.
Piccolo problema: per competere in quel mercato – tutto ancora da inventare – sarebbero servite non solo grandi risorse finanziarie, ma pure competenze che l’Olivetti non aveva più dopo la cessione dell’intera divisione elettronica alla General Electric. Fine di un sogno.

