Il lupo e l’agnello

 

L’editoriale di Breaking News!

Alberto Delaini - Delaini & Partners

«Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, erano venuti allo stesso ruscello. Il lupo stava più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello. Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cercò una causa di litigio.
“Perché – disse – mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo?” E l’agnello, tremando:
“Come posso – chiedo – fare quello di cui ti sei lamentato, o lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!”
Quello, respinto dalla forza della verità: “Sei mesi fa – aggiunse – hai parlato male di me!”
Rispose l’agnello: “Ma veramente… non ero ancora nato!”
“Per Ercole! Tuo padre – disse il lupo – ha parlato male di me!”
E così, afferratolo, lo uccide dandogli una morte ingiusta.
Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.»
                      Gaio Giulio Fedro (20/15 a.C. circa – 50 d.C. circa)

 

Non chiedetemi se sono un fan di Donald Trump perché il fatto è irrilevante. Ma se mi domandate se penso che le sue parole, i suoi atteggiamenti e le sue azioni possano portarlo esattamente là dove aspira arrivare, ebbene, tremendamente a malincuore ma senza esitazioni la mia risposta è affermativa. E priva del minimo dubbio. Parrebbe aver inventato un modo nuovo di fare politica, mentre in realtà sta ripercorrendo strade tristemente seguite da altri nel passato.

Il contesto
Sono sempre stato affascinato dall’America anche quando non ne ho condiviso le metodologie. Del resto sono cresciuto con le note di “Sognando la California” dei Dik Dik. Degli Stati Uniti mi ha sempre impressionato l’incredibile capacità di innovare e di diventare un crogiuolo all’interno del quale si fondevano razze, idee e culture, anche se pian piano ho capito che sul fondo del crogiuolo rimanevano un po’ troppe “scorie” che il sistema lasciava da parte ed emarginava senza scrupoli eccessivi. Ho fatto fatica a non lasciarmi sedurre completamente dalla conquista dello spazio, dalla nascita e crescita dell’informatica, dalla potenza del dollaro. C’era sempre qualche effetto collaterale, qualche rovescio della medaglia che i Media stemperavano fino a farlo scomparir. Però il risultato complessivo risultava, o almeno appariva, di segno positivo.

Senso del pudore
Adesso le cose appaiono cambiate in un nanosecondo. Interessante risolvere una crisi – peggio, una guerra terribile e spietata che dura da tre interminabili anni– coinvolgendo solo una delle parti in gioco. A volte mi è capitato da bambino e pure da adulto, di vedere due contendenti incontrarsi per cercare di raggiungere un accordo senza la necessità di un terzo con le funzioni e la credibilità di un arbitro imparziale. Ma, quando giocavo (malissimo) a calcio nei tornei universitari, non mi è mai successo di vedere una squadra che si presentasse sul campo accompagnata da un fischietto di suo esclusivo gradimento.
Evidentemente sta venendo a mancare non tanto il senso della giustizia, che come un Giano bifronte ciascuno può guardare dalla prospettiva che più gli aggrada, quanto il senso del pudore.
Ho più di un dubbio sul fatto che Zelensky meriti l’onore degli altari, ma sentire che è stato lui a volere la guerra con la Russia mi pare un po’ più di una forzatura dialettica. Certo, oggi si ritrova tremendamente solo: gli Usa pensano ai grandi affari possibili attraverso l’esclusiva o quasi del business con Putin oppure con le terre rare da arraffare in Ucraina, la Cina non ha ancora deciso la posizione capace di massimizzare i vantaggi per sé ma sorride sorniona, l’Europa si sta squagliando (ammesso sia mai esistita) sotto le spinte di poteri economici ed industriali che per prosperare hanno bisogno di un contesto fatto di pace, di grandi lavori di ricostruzione, di energia a buon mercato e magari delle forniture per qualche bell’esercito nuovo di zecca. 

E così torniamo a Fedro
Molte delle dichiarazioni che sento in giro – e non solo quella del Boss biondo – mi riportano alla favoletta di Fedro. Poche righe, due protagonisti come il lupo e l’agnello, poche battute prima della conclusione. Tragica. D’altronde, salvo il caso di Davide e Golia, non mi tornano alla mente episodi in cui sia stato il debole ad avere la meglio.
La cosa di gran lunga più triste sarebbe comunque che i molti che per tre lunghi anni hanno difeso – con vari livelli di convinzione ed intensità – Zelensky e l’Ucraina, dopo qualche timida protesta e qualche borbottio sommesso si squaglino e si allineino con i vincitori reali del conflitto. D’altronde il comandamento imperante è uno solo: business is business.