Lavoratori, quindi ospiti
L’editoriale di Breaking News!
Che stiamo vivendo in un mondo poco gradevole e troppo spesso pure rischioso non lo scopro di certo io. Che le grandi ondate migratorie – di cui è sgradito sondare cause e responsabilità – siano comunque un elemento di non semplice stabilizzazione, soprattutto se li si guarda con la lente dei pregiudizi, costituisce una realtà oggettiva.
Così ad ogni evento di cronaca negativo (e spesso drammatico), scatta il meccanismo di autodifesa: sono stati gli altri! Che meraviglia potersi autoassolvere per passare immediatamente ad occuparci di altre cose, magari di semplici banalità perché le banalità sono meglio gestibili ed è improbabile che ci provochino sensi di colpa.
Cognome forestiero
La drammatica scena di Modena, con un’auto impazzita che falcia ignari passanti dovrebbe permetterci cinque minuti per riflettere. Al di fuori dell’elemento scatenante, quello che ha colpito immediatamente tutti, compreso chi scrive, è il cognome del “colpevole”, chiaramente non friulano nè toscano e nemmeno calabrese. Confesso che ho dovuto fare un minimo di sforzo per cercare di dare agli eventi una collocazione più oggettiva anche perché nei titoli sui Media il sensazionalismo premia sempre. Eppure stavolta non si tratta di un irregolare e pare che la religione non c’entri per niente: stiamo parlando di un cittadino italiano con tanto di laurea. Non credo che un cognome “sospetto” sia sufficiente per una condanna, altrimenti sarebbe corretto avere riserve verso cittadini italiani che si chiamano Marcell Jacobs, Paola Egonu, Stephan El Shaarawy o Jannik Sinner.
Differenze che qualificano
Come popolo, noi italiani siamo un crogiuolo di razze, per effetto della nostra penisola percorsa in lungo e in largo nei secoli da eserciti di ogni lingua e provenienza. Forse è per questo che, molto più di altri, siamo così duttili, capaci di inventiva e pure maestri nell’arte di arrangiarci: non ci hanno mai lasciati tranquilli! Ma, nonostante siamo anche un popolo specializzato nell’emigrare altrove “in cerca di fortuna”, manteniamo una certa – e magari grande – diffidenza per il diverso, l’estraneo. È successo con i “terroni” che venivano al nord a costruire la fortuna dell’industria, succede con gli stranieri (evito di citare gli epiteti con cui li gratifichiamo) che reggono in piedi molti comparti dell’economia, senza nemmeno accennare ad infermieri e badanti. Ogni tanto, come per miracolo, scopriamo che sono capaci salvare un bambino che annega o di inseguire e catturare un delinquente armato che sta fuggendo.
Nel mio piccolo ricordo con grande riconoscenza una baby sitter etiope che ha aiutato ad allevare i miei quattro boys, un muratore rumeno (poi ho scoperto che era ingegnere!) che mi ha risolto un complesso problema idraulico in casa, una badante dello Sri Lanka che si è presa amorevolmente cura di mia madre. Oggi, per dire, il mio medico condotto viene dall’Africa.
Mi torna in mente un termine della lingua tedesca che indica queste persone: “Gastarbeiter”, che letteralmente significa “Lavoratori ospiti”. Ecco, magari incrociandoli per strada o sul lavoro, potremmo riflettere per un attimo su questo concetto.

