C’era una volta. Breve storia degli ERP.

 

le soluzioni applicative hanno cinquant’anni

Alberto Delaini - Delaini & Partners

Oggi si chiamano ERP, Enterprise Resources Planning, e nessuno si sognerebbe di farne a meno, né le grandi multinazionali né le aziende piccole o piccolissime. Contengono tutto, ogni dato, ogni transazione, ogni informazione indispensabile o semplicemente utile per la gestione quotidiana dell’impresa. Farne a meno e ritornare alle sterminate sequenze di faldoni cartacei che riempivano pareti e intere stanze sarebbe impensabile in un’epoca di digitalizzazione e di transazioni istantanee on line.
Ma c’è stato un tempo – una cinquantina d’anni fa e anche meno – in cui gli ordini si compilavano a mano, le conferme venivano restituite per posta e per controllare l’accredito di un bonifico bancario serviva una decina di giorni. Inutile aggiungere che la verifica si faceva unicamente recandosi allo sportello della propria banca.

Poi sono nati gli ERP
Le prime applicazioni gestionali sono nate negli anni ’70 e, come naturale nell’epoca, sono state realizzate per funzionare su Mainframe, i grandi elaboratori del periodo. Grandi in senso dimensionale e grandi in termini di costo, per cui il loro utilizzo era circoscritto a Banche, Assicurazioni, mega aziende e giù di lì. Si focalizzavano sull’area amministrativo-contabile, quella che era soggetta ad adempimenti formali che prevedevano la trasposizione dei medesimi dati (si pensi al ciclo ordine-bolla-fattura) che, se fatto a mano, ampliava sforzi, tempi e – perché non citarli – possibilità di errori nella trascrizione.
SAP, parlo della società, è nata nel 1972 in Germania da cinque programmatori usciti da IBM. Ma era un fenomeno circoscritto ai pochi ambienti che se lo potevano permettere e, in termini di contenuti applicativi, come le poche soluzioni dell’epoca non meritava affatto il titolo di ERP, dato che copriva solo una piccolissima parte dei processi aziendali.

Esplosione dell’informatica e ruolo dell’Italia
Nei primi anni ’70 ha avuto inizio una rivoluzione che ha rapidamente accelerato fino a coinvolgere la maggior parte delle attività e delle imprese. La scintilla è stata la disponibilità di elaboratori “economici”: naturalmente economici in senso molto elastico, dato che la serie dei Sistemi/3 IBM, capofila della rivoluzione e inizialmente con input a schede perforate, costava comunque centinaia di milioni di Lire. Lire di allora, adesso sarebbero un capitale!
Ma quel decennio ha visto fiorire ed evolvere una serie di computer sempre più piccoli, sempre più economici e sempre più diversificati. Il merito è da ripartire tra numerosi produttori nati ed esplosi nel periodo, alcuni dei quali provenienti dal settore delle elettrocontabili. Hewlett-Packard, Siemens, Nixdorf, Digital, Data General e, assolutamente non ultima, Olivetti hanno ampliato le possibilità di scelta per i precursori che sceglievano … il futuro. Come potete verificare – ed è un po’ triste – molti dei marchi che ho citato come esempio oggi non esistono più o fanno tutt’altro. Altra considerazione che oggi sembra stonata: tra i protagonisti mancavano del tutto i giapponesi!

Gli ERP “precucinati”
Però agli inizi esisteva, in aggiunta al costo ed alla scarsezza di personale qualificato, un problema dannatamente ostico: le soluzioni applicative, fino alla prima metà degli anni ’70, venivano scritte su commessa in base alle esigenze della singola azienda, con tempi (e costi) decisamente pesanti.
Finchè l’Italia, strano a dirsi prima in assoluto al mondo, ha aperto nuove vie. Il problema era di vendere ed installare in tempi rapidi un numero enorme (per i tempi: in provincia di Brescia, per dire, i calcolatori erano meno di una decina) di sistemi. IBM Italia, dopo un’epica battaglia con la casa madre di Armonk che non ci credeva per niente, si è assunta l’onore e l’onere di sviluppare quello che possiamo sicuramente definire come l’antenato degli ERP. Le ADM, Applicazioni Dirette al Mercato, vennero sviluppate rapidamente e in maniera quasi artigianale, con poche persone che peraltro avevano le idee chiare unite ad una fervida immaginazione (zero modelli a cui ispirarsi), con l’aggiunta di molto senso pratico. Ho conosciuto la struttura che ha sviluppate i moduli contabili e nella quale sono stato cooptato appena assunto, sia pure in qualità di “ragazzo di bottega”: erano quattro persone in tutto, però ce l’hanno fatta.

Cloni, verticali e Co
Detto che nei primi dodici mesi queste ADM sono state installate in diverse centinaia di aziende di tutti i settori, non so se il parametro dia oggi compiutamente il senso dell’impresa. Ma l’eccezionalità del momento sta soprattutto nel fatto che non solo la concorrenza ma anche le software house, che iniziavano a nascere come funghi, si sono slanciate nell’agone realizzando ERP o anche Verticali che si innestavano sul telaio base degli ERP, per loro natura con caratteristiche “general” buone per tutti i contesti. D’altronde c’era spazio di mercato in abbondanza e le aziende badavano poco agli investimenti perché, pur con l’informatica primordiale del tempo. la crescita di efficienza era esponenziale ma, soprattutto, facilmente verificabile. Il successo delle soluzioni applicative “pacchettizzate” è stato favorito anche dalla fuoriuscita, sotto sotto incentivata dai Produttori, di personale che era stato formato nelle principali società informatiche. D’altronde la richiesta era tale che nessuna di loro era in grado di soddisfarla con le proprie forze. Per citare un numero, IBM Italia è passata dal ’75 al ’78 da 8.000 a 12.000 dipendenti.

Evoluzione continua
Così tra gli anni ’80 e i ’90 sono nati molti degli ERP che hanno fatto la storia dell’informatica, alcuni dei quali disponibili anche oggi sia pure in versione molto evoluta, sia come tecnologia che come copertura applicativa.
Poi si è passati al successo di moduli complementari all’ERP storico (Crm, Documentale, Sfa e via dicendo), alle funzionalità on line, alle App. Ma qui siamo ormai all’ attualità che tutti conoscono.